venerdì 9 maggio 2008

Perché Milano resiste ad ogni tentativo di vendita dell'Alitalia ad Air France-KLM?








The Economist, 24.4.08

Soldi "buoni" e soldi "cattivi"

[articolo originale qui]

I contribuenti italiani hanno appreso il 22 aprile di aver prestato circa 7,50€ a testa ad una compagnia vicina alla bancarotta. Il governo uscente di centro-sinistra ha concesso un prestito di 300 milioni di euro alla compagnia di bandiera italiana, l’Alitalia, la quale è indebitata fino al collo e perde circa 1 millione di euro al giorno. I criteri economici normali raramente sono stati importanti per l’Alitalia. Ma questa volta queste considerazioni sono state interamente spazzate via dalle elezioni italiane. Il futuro dell’Alitalia da ora in avanti sarà definito dai politici, e forse dalla diplomazia. Questo offre a Silvio Berlusconi, nuovo presidente del consiglio, la sua prima grande sfida, e costituisce un test iniziale del suo impegno per una economia liberale.


Romano Prodi, il quale rimarrà il primo ministro italiano fino ai primi di Maggio, convocò il suo gabinetto dopo il ritiro dell’offerta di Air France-KLM, la sola disposta a comprare Alitalia. Questa (ndr Air France-KML) non ha dato nessuna motivazione ufficiale, ma queste non sono difficili da immaginare. Due condizioni sono state imposte dai sindacati e dal governo entrante: Air France-KLM non aveva assicurato nessuna delle due. Le trattative con i sindacati si sono interrotte il 2 Aprile. Una ragione fu che Berlusconi aveva già definito l'offerta(ndr di Air France-KLM) "offensiva" e aveva annunciato la cordata di imprenditori che avrebbe garantito l'italianità della compagnia aerea.

I suoi oppositori lo accusano di sognare un’alternativa inesistente, e di giocarsi, in questo modo, la carta della nazionalità di Alitalia in campagna elettorale. Berlusconi insiste sull’esistenza di investitori interessati ma che hanno bisogno di tempo per preparare l'offerta. E siccome Alitalia stava per esaurire i fondi (alla fine di Marzo, aveva solo 170 mila euro nel fondo comune), un prestito era essenziale.

Prodi è stato felice di concederlo. Lascia la questione del futuro dell’Alitalia totalmente nelle mani di Berlusconi (anche se potrebbe toccare a Prodi persuadere una scettica commissione europea che un prestito ad una compagnia altrimenti insolvente non costituisce un aiuto statale illegale). Il governo uscente aveva stimato una somma di, al massimo, 150 milioni di euro. Ma il prestito è stato raddoppiato sotto richiesta di Berlusconi.

Berlusconi ha spacciato il suo intervento come orgoglio nazionale. Anche dopo le elezioni, quando la sua attitudine nei confronti di Air France-KLM si è ammorbidita, chiedeva che queste accettassero di formare una nuova linea aerea tra i tre paesi con l’Italia al comando. Una possibile contro-offerta potrebbe arrivare da Mosca, dove Aeroflot ha detto di aspettare proposte dall’Italia dopo un’ “istruzione” del presidente Vladimir Putin. Putin ha incontrato Berlusconi nella sua villa in Sardegna il 17 Aprile.

Sullo sfondo c’è una ragnatela di interessi. Air France-KLM voleva che l’Alitalia operasse con un solo hub, l’aeroporto di Fiumicino, che avrebbe dovuto far transitare il traffico anche di Milano Malpensa. Ma la mossa è contestata dagli imprenditori della Lombardia, la regione intorno a Milano dalla quale viene Berlusconi stesso. Antonio Colombo, direttore generale dell’associazione delle imprese industriali Assolombarda, nota che la Lombardia produce il 30% delle esportazioni italiane. Lo spostamento a Fiumicino significa perdere voli per posti come Dubai, Mumbai e Shangai.

“Salvare Malpensa” è anche diventato un grido di battaglia elettorale per la Lega Nord, che ha incrementato i loro voti nelle elezioni e li ha messi forse in grado di tenere sotto scacco il governo Berlusconi. Il leader della Lega, Umberto Bossi, sta giá iniziando i suoi giochi di forza. Questa settimana ha dichiarato (e Berlusconi prontamente ha smentito) di avere assicurato al suo partito un vicepresidente del consiglio nonché il ministro degli interni nel prossimo governo.

Colombo dice che la vera obiezione all’offerta di Air France-KLM è stata il fatto di costituire un obbligo per il governo a rispettare accordi bilaterali con paesi al di fuori dell’accordo europeo dei “cieli aperti”. “Questo avrebbe significato che non ci sarebbe stata la possibilitá per altre compagnie di tappare i buchi lasciati a Malpensa da Alitalia”. Senza collegamenti diretti con paesi come India e Cina, l’appetibilitá di Milano come centro affari scenderebbe. E sarebbe sminuita anche l’importanza del suo ruolo come luogo di esposizione, ironia della sorte poiché ha appena vinto la gara per ospitare il World Expo nel 2015. L’italianitá dell’Alitalia non è l’unico interesse nazionale in ballo in questa storia.

5 commenti:

Stefano CAstellani ha detto...

Ciao Daniele e soci; io vivo in Olanda e se volete posso darvi una mano con i giornali Olandesi.
Volevo anche farvi notare come la UE stia portando l'Italia in Tribunale per la storia dei rifiuti, e nessun gironale in Italia lo ha scritto; questo e' il link all'articolo: http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/europe/article3880272.ece

snakebyte ha detto...

Complimentoni per la grande idea che avete avuto!

Ci voleva un blog del genere che raccogliesse e traducesse il pensiero generale che all'estero si fa del'Italia.

E' ovvio che non c'è niente di più imparziale e sicuro che prendere in esame tutti gli articoli stranieri sull'Italia!

Vi ho già linkato nel mio blog, e forse scriverò un articolo su di voi per farvi più pubblicità... la meritate tutta per l'idea, e non sapete quanto vi invidio che vi trovate all'estero mentre io son costretto a subirmi l'informazione italiana direttamente in casa...

Daniele ha detto...

@ stefano castellani: grazie della segnalazione, avevamo giá trovato articoli sull'argomento e pensavamo di postarne uno domani.

Sarebbe splendido avere una mano con i giornali olandesi. Potresti mandarci un tuo contatto?

Anonimo ha detto...

Porco zio... the Economist di Centro Destra... ma dai... e' un giornale prettamente di centro sinistra.

Daniele ha detto...

Per "anonimo", dalla loro pagina web:

What, besides free trade and free markets, does The Economist believe in? "It is to the Radicals that The Economist still likes to think of itself as belonging. The extreme centre is the paper's historical position." That is as true today as when former Economist editor Geoffrey Crowther said it in 1955. The Economist considers itself the enemy of privilege, pomposity and predictability. It has backed conservatives such as Ronald Reagan and Margaret Thatcher. It has supported the Americans in Vietnam. But it has also endorsed Harold Wilson and Bill Clinton, and espoused a variety of liberal causes: opposing capital punishment from its earliest days, while favouring penal reform and decolonisation, as well as—more recently—gun control and gay marriage.

Quindi ok, non é di centro-destra né di centro-sinistra, ma di "extreme centre", piú o meno come Der Spiegel in Germania.