lunedì 15 settembre 2008

Il paese che purtroppo amo








Die Zeit, 17.7.08

Mai è stato più difficile di adesso amare l’Italia. Comunque sia l’autrice non potrebbe vivere altrove. Storia di una confusione di sentimenti.

[articolo originale di Petra Reski qui]

In quell’estate in cui mi innamorai di quell’Italiano, si raccontava sulle spiagge italiane delle frodi di Bettino Craxi e io pensavo: strano paese, dove anche i bagnini sanno che il capo del partito socialista ruba! Era l’estate del 1989, e io stavo sdraiata sul lettino ad ascoltare il bagnino, che imperturbabile ragionava dei metodi illegali dei socialisti e democristiani di finanziamento al partito, di abuso di potere, di corruzione, di implicazioni con la mafia e complotti di morte, il tutto mentre organizzava il torneo di bocce.

Sempre lo stesso anno andai per la prima volta come giornalista in Sicilia. Là conobbi il poliziotto che aveva scoperto la Pizza-Connection, il commercio di eroina tra la Sicilia ed il nord America. Era scortato da due guardie del corpo e guidava una limousine blindata e mi ricordo ancora cosa pensai: che paese originale! dove i poliziotti devono essere scortati!

Il ministero degli interni gli aveva intimato di lasciare la Sicilia perchè la sua incolumità non poteva essere più garantita. Al suo rifiuto fu trasferito d’ufficio a Palermo. Lo trovai bizzarro, che in Italia si penalizzasse un poliziotto che aveva raggiunto dei successi e pensai che questo sarebbe appartenuto presto al passato. Dopotutto eravamo, in quell’estate dell’89, spaventosamente fiduciosi nel futuro: soffiava un vento positivo, un incitamento a mettersi in marcia, finalmente si sentiva che il mondo si muoveva. All’est si sbriciolava il cemento e i giornalisti erano convinti che anche in Italia stessero vacillando le fondamenta sui cui la mafia, i democristiani e i socialisti corrotti avevano basato il loro sistema di potere.

Forza Italia! Mi dissi io. L’italiano al mio fianco rimase però scettico.

Solo due anni più tardi mi sono arresa alla tedesca nostalgia dell’Italia e mi sono trasferita dall’italiano al mio fianco, nel paese del Viaggio in Italia “in cui tutti a modo loro non lavorano, non solo per vivere, ma per godere e che vogliono essere felici di vivere anche sul lavoro”, nel paese dell’anticiclone delle Azzorre e degli intrepidi pubblici ministero. A Milano era stato appena scoperto uno scandalo per corruzione per cui in televisione le trasmissioni più seguite erano diventati i collegamenti dal Palazzo di Giustizia di Milano. E a Palermo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano riusciti per la prima volta nella storia della giustizia italiana di portate a conclusione, attraverso tutti e tre gli stadi del giudizio, un processo contro la Mafia, senza che la Mafia riuscisse ad intervenire per “rimettere tutto al suo posto”. E anche dopo la morte di tutti e due i PM non c’era comunque alcun dubbio che l’Italia non si trovasse sul punto di svolta morale e non volesse più stare al gioco della Mafia e di una classe politica corrotta: nel 1993 fu citato in giudizio Giulio Andreotti, 7 volte presidente del consiglio, per concorso in associazione mafiosa (appoggio alla mafia).

La storia gridava: avanti! Pensavo. Solo l’italiano al mio fianco restava scettico. Qui regna la chiesa cattolica da 2000 anni, diceva lui, abbiamo il Papa in casa nostra! Non dimenticare che il cattolicesimo non è più religione di stato solo dal 1984! La mafia e la chiesa non permetteranno mai che in Italia cambi qualcosa! Non siamo in Germania qui! non essere ingenua!

Io ritenevo ancora la chiesa un affare privato e la mafia un fenomeno artificiale creato dagli uomini. Come tale ha avuto un inizio così come avrà una fine, aveva detto Giovanni Falcone, e perché non sarebbe dovuto essere così anche per le altre cose in Italia? Ho cominciato a farmi prendere dai dubbi quando la critica sul cosiddetto “terrore morale” dei giudici crebbe sempre di più. Niente è più proibito in Italia come il giustizialismo: non siamo tutti in qualche modo peccatori davanti a Dio? Gli italiani smisero di lanciare monetine ai politici. E votarono Berlusconi. Colui che salì al potere portava scarpe con i tacchi alti, aveva fondato un partito casareccio e si faceva riprendere da telecamere coperte da collant per apparire con un aspetto più fresco e giovanile. I redattori tedeschi mi chiamarono preoccupati e chiesero cosa stava succedendo all’Italia. Citai in risposta, il giornalista italiano Indro Montanelli: “per immunizzarsi contro Berlusconi, gli italiani devono solo eleggerlo una volta”. Non avremmo potuto immaginare che gli italiani fino ad adesso si facessero vaccinare tre volte senza successo. Berlusconi dev’essere più o meno come il virus Ebola, disse lo scrittore Roberto Alajmo.

Dopo la seconda elezione di Berlusconi lo sconcerto si era già ridotto, alla terza nessuno dei miei colleghi tedeschi mi ha chiesto qualcosa. Berlusconi era diventato come un reumatismo cronico, qualcosa come la mafia, di cui in Germania non si riesce a capire come non se ne possa venire a capo. I colleghi tedeschi cominciarono a scrivere i necrologi per l’Italia, paese che già Pasolini aveva compianto: “io purtroppo ho amato gli italiani: non solo per le forme del potere (e quindi anche per l’opposizione titubante), ma soprattutto per costumi popolari e organizzazioni umanitarie. È stato un vero e proprio amore radicato nella mia esistenza. Ho sentito quindi con tutti i miei sensi come i comportamenti forzati del consumismo hanno trasformato, plasmato e irrimediabilmente ridotto le qualità del popolo italiano”.

Per i corrispondenti esteri la rielezione di Berlusconi è stato un colpo di fortuna, perché sotto il governo Prodi era ancora più difficile spiegare cosa non andasse in Italia. Prodi non era Berlusconi e questo portò in Germania alla conclusione “ la destra è cattiva e la sinistra è buona”. In questo schema però non si confà che persino il capo del partito comunista Massimo D’Alema collabori con Berlusconi e contribuisca praticamente ad abolire la legge sui teste principali della Mafia. Ancora più difficile è spiegare come il ministro della giustizia sotto il governo Prodi, Clemente Mastella, si sia adoperato personalmente perché venissero rimossi i pubblici ministero che dovessero indagare sui politici italiani. Al PM calabrese Luigi De Magistris fu tolto il caso perché si era permesso di indagare per appropriazione indebita di fondi comunitari, non solo amici diretti del ministro, ma anche addirittura lo stesso Prodi, che al momento ricopriva il ruolo di presidente della commissione europea. Poco dopo il ministro della giustizia Mastella dovette dimettersi perché accusato di abuso di potere e minacce e portò alla caduta del governo Prodi.

Ma perché è sempre così in Italia? Chiedono i miei amici tedeschi, sogghignando (cosa che mi fa imbestialire), riferendosi alla formazione del 62esimo governo dalla fine della seconda guerra mondiale. Perché, diversamente da quel che si pensa in Germania, i 62 governi non sono per niente espressione della voluttuosità mediterranea, bensì un rituale per la casta politica al potere da 60 anni. Nella politica italiana non c’è un volto nuovo da 30 anni. Chi ce l’ha fatta ad entrare in parlamento, resta attaccato alla poltrona fino alla morte e Andreotti non morirà mai. Qui si riesce a far passare un uomo come il democratico di sinistra Walter Veltroni, che dagli anni 70 pratica la vita politica, come un volto nuovo. Perché in effetti lo è, un Newcomer, in confronto con il quasi 90enne Andreotti.

Berlusconi ha ripreso il suo ruolo di pazzo sorridente, che governa un paese deriso, del quale alla fine all’estero interessa sapere solo dove sono le spiagge più belle, gli hotel più economici o il ristorante migliore. Perché dietro all’opera buffa si nasconde un paese impaurito ed indurito. Un paese da cui sono passati negli anni tutti i progressi culturali e scientifici, un paese che è governato da un cinico, accusato di frode fiscale, falso in bilancio, concorso in associazione mafiosa, corruzione di giudici, complicità in attentati- accuse che si sono concluse con assoluzioni, archiviazioni, a volte andate in prescrizione, assoluzioni per mancanza di prove o condanne salvate da successive amnistie. A questo cinico è riuscito da tempo anche imbrigliare l’opposizione di sinistra tanto che questa si mostra all’esterno battagliera come ai tempi della seconda rivoluzione industriale ma internamente è distrutta da crisi tanto da guadagnarsi il disprezzo degli elettori almeno quanto Berlusconi.

Anch’io scrivo volentieri delle gaffe di Berlusconi. È divertente scrivere che ha nominato ministro delle pari opportunità una modella di nudo, così come spiegare come la sua coalizione di governo abbia proposto come primo provvedimento la restrizione delle intercettazioni telefoniche. Non si deve essere ascoltati quando di è sospettati di aver reso falsa testimonianza davanti a un magistrato. O quando si è sospettati di far parte di un’associazione criminale. Giornalisti che dovessero citare testi tratti dalle intercettazioni rischierebbero fino a tre anni di carcere. L’opposizione dice: niente. O comunque niente d’importante. E perché. I crimini, di cui si parla, sono i crimini dell’establishment. Di cui anche i politici della sinistra democratica fanno parte. Anche la prima proposta di legge del caduto governo Prodi riguardava la restrizione delle intercettazioni telefoniche. Solo che la legge non era mai promulgata.

È più divertente scrivere del reimpianto di capelli di Berlusconi che di come la camorra gestisce la spazzatura di Napoli o di come fa l’andrangheta calabrese ad avere un giro d’affari di 44 miliardi di euro l’anno, pari al 3% del PIL italiano. O del fatto che a Napoli una pattuglia della polizia è intervenuta nel reparto ginecologico di un ospedale per impedire un’interruzione di gravidanza- perché la chiesa cattolica conduce in questi giorni una vera e propria crociata contro l’attuale legge sull’aborto. O di quanto spazio abbia dato il quotidiano liberale di sinistra La Repubblica ai cardinali e alle loro nebulose argomentazioni per la “protezione della vita”.

Pure i fratellini spagnoli ora danno consigli.

Nel frattempo l’italiano al mio fianco deve non deve solo subire l’onta di essere sconfitto nel calcio dai poveri, piccoli fratelli spagnoli ma anche che il presidente spagnolo Zapatero si metta a dar consigli, dalle pagine del quotidiano La Repubblica, su come l’Italia potrebbe recuperare la sua arretratezza. Gli italiani guardano alla Spagna pieni di invidia, non solo per l’alto livello del PIL ma anche perché chiaramente gli spagnoli fanno tutto meglio. Zapatero ha più volte ripreso la sua battaglia contro la chiesa, una battaglia che Italia è considerata persa da sempre. Mentre Zapatero è riuscito a far approvare le unioni tra omosessuali e propone di rimuovere i simboli religiosi come la croce da tutti gli edifici pubblici, i politici italiani fanno la coda per poter baciare la mano al Papa.

I miei colleghi tedeschi mi chiedono: come può essere che in Italia gli unici personaggi dell’opposizione da prendere sul serio siano un comico, un filosofo, un giornalista e un ex- magistrato? E io dico. L’italia è il paese nel cui parlamento siedono 70 pregiudicati. E anche un paese però dove milioni di italiani poi scendono per le strade per manifestare contro la presenza di questi pregiudicati nel palazzo del potere.

Dal momento che sento che in questo momento storico non ci siano parole che possano descrivere i fatti, preferisco bilanciare. Anche perché io, a differenza dei miei colleghi di Feuilleton, non mi sono limitata a raccontare il drammatico rapporto di odio-amore tra la Germania e l’Italia, ma io l’Italiano al mio fianco l’ho sposato. 19 anni di turbolenta vita matrimoniale.

(a cura di Cristiana)


9 commenti:

fewwhispers ha detto...

Quest'articolo è emblematico. Ma mi è piaciuto proprio tanto, anche se mette addosso tanta tristezza e tanta vergogna...

ChevaCore19 ha detto...

approvo in pieno il tuo commento...io la tristezza me la porto dentro, cerco di nn pensarci troppo ma me lo sento che stiamo andando incontro a una marea di problemi.

ma la cosa più simpatica è che a ben vedere noi siamo solo noi quelli nella merda...e questo probabilmente a causa dell 0,1% della popolazione mondiale che si prendere beffe del restante 99.9%...

Kaishe ha detto...

Siamo tristissimamente riconoscibili...
Solo che molti italiani - invece - non si riconoscono nei rappresentati "ufficiali"...

petrelli ha detto...

Grandissimo articolo ragazzi.Lo citerò sicuramente nel mio blog

Peppe ha detto...

Semplicemente magnifico! Complimenti per l'articolo!

Anonimo ha detto...

Mai letto un articolo così politicamente corretto. è una sintesi degli ultimi 30 anni di politica per come viene percepita da chi riescie ad estraniarsi oppure proprio dagli stranieri.
Secondo me dobbiamo ricominciare a inventare e finire di guardare la televisione.
Diamo sfogo alla nostra creatività e il mondo ci invidierà di nuovo.

Anonimo ha detto...

Ma a noi italiani cosa potrà importare di cosa pensano i figli di coloro che hanno inventato e purtroppo usato le camere a gas e i forni? Quale curiosità vi spinge ad occuparvi dei fatti italiani: cosa dovete farvi perdonare voi tedeschi, in genere molto razzisti e grossolani? Se ti piace l'Italia per pizza, spiagge e alberghi, non visitare il nostro patrimonio storico che è l'84% di quello mondiale, che quando Roma era "caput mundi" in Gallia c'erano solo uomini vestiti di pelli......

Anonimo ha detto...

ottimo blog!

Valdemar ha detto...

Das Land, das ich leider liebe
Grazie Petra
più italiana di così!
Ti abbraccio, anche se dispiaciuto che l'Italia ti abbia fatto soffrire.
Ma ogni Paese ha meriti e torti da offrire, basterebbe essere altrettanto schietti come tu lo sei stata con noi, senza offenderci e senza ...offenderti, come l'anonimo sopra che deve fare suo l'aforisma " le colpe e le responsabilità sono personali e individuali, davanti al mondo e davantio a Dio".
Che c'entri tu con il nazismo, e che c'entriamo noi con il fascismo, pace ai nostri nonni e bisnonni, cosa facciamo noi per migliorare i nostri paesi e creare un 'Europa autenticamente liberale e sintesi di ciò che meglio hanno espresso le nostre civiltà e i nostri costumi che non vanno dimenticati. Se Nietzsche e Wagner sono stati premesse alla cultura dell'avvento di un uomo Nuovo è forse colpa loro o non piuttosto delle responsabilià storiche più complesse, non solo nazionali tedesche, che hanno condotto alla triste esperienza del Nazismo Hitleriano? Ognuno di noi è ciò che diviene plasmandosi nell'esperienza-tempo e nello spazio-politico-culturale in cui vive, poi la vis cogitans ci libera ma non tutti e non sempre in questo universo polveroso e ciclicamente catartico. Piuttosto temo che la dimenticanza e la rimozione del passato storico non possa apprendere altro alle nuove generazione che la reazione violenta e catastrofica alle emozioni-reazioni contrapposte a cui sono esposti immediatamente oggi attraverso i media, senza la mediazione-meditazione culturale sofferta sulla e nella analisi dei testi-letteratura-storia-filosofia-scienza così poco e male studiati nelle nostre scuole. Bisognerebbe almeno comprendere noi adulti che se una lotta rivoluzionaria non violenta va fatta è sulla improcrastinabilità di dare ai nostri figli una riforma dell'istruzione completa che ricostruisca, alla luce della nuova Europa che nasce ( dal 1989 - non molto tempo fa - è caduto il muro di Berlino \ non in Italia purtroppo ). Ancora si annidano in Italia e in molti paesi europei rigurgii di intolleranza e di comunismo ( il post-fascismo non fa più paura a nessuno, sono risacche di ignoranza e perturbazioni mentali profonde ma confinate a gruppi nostalgici paranoidi ) mentre ancora esiste e sussiste nei Paesi mediterranei (soprattutoo l'Italia) e nell'Est europeo una cultura postcomunista diffusa e gelificata nei media nazionalpopolari, In Italia Chiesa e Politica.Stato sono stati di ostacolo alla liberazione culturale dal giogo costituzionale Albertino ('48) e della anomala Copstituzione Italiana del'45 in cui emergono afflati di ideologia comunista e clericale dove ancora non si è accettato il libero pensiero in libero stato, a noi è mancato Locke, Galileo fu incarcerato e Giordano Bruno al rogo condannato, come non pensare che una tale cultura intrisa di cattolicesimo assolutista e di socialismo massimalista (comunista) non abbiano soffocato l'avvento di una repubblica virtuosa? La mafia non è causa ma effetto di una politica dissennatamente filistea e declinata alle ideologie cattolica e comunista del '45. Ancora oggi ne paghiamo le colpe. Berlinguer e Moro hanno avuto responsabilità politiche determinanti per la stagnazione della politica italiana entro i limiti chiusi della Costituzione Italiana e (fatto sconto per la integrità morale delle persone) sono ancora oggi troppo santificati e non riconosciuti ( purtroppo qui intravvedo pesanti responsabilità politiche nell'avee fermto il processo di modernizzazione del Paese) artefici ( e ancor più i loro eredi di partito) di un morboso cattocomunismo che ha impedito al '68 di lasciare almeno una traccia di laicità dello Stato, coartandolo sino ad oggi in un contesto politico mummificato.
Valdemar
mmg08.blogspot.com

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