martedì 15 febbraio 2011

Arrivederci, Silvio!









The Financial Times, 13.02.11

[editoriale originale qui]


Sette anni fa il medico di Silvio Berlusconi descrisse il premier italiano, all'epoca sessantasettenne, "dal punto di vista tecnico, quasi immortale". A volte il miliardario magnate dei media sembra politicamente altrettanto indistruttibile. Ma, proprio come i piuttosto esagerati commenti del buon dottore, anche la carriera politica di Berlusconi arriverá un giorno al capolinea. Sarebbe la cosa migliore per il suo paese, e per l'Unione Europea, se quel momento arrivasse adesso piuttosto che in futuro.

Un giudice di Milano dovrebbe decidere questa settimana se Berlusconi debba andare sotto processo per aver pagato una ballerina di nightclub minorenne per avere rapporti sessuali con lui, ed avere usato il suo potere per farla rilasciare da una stazione di polizia, dove la giovane era trattenuta perché sospettata di avere commesso dei furti. Sono veramente poche le democrazie in cui un premier coinvolto in uno scandalo del genere non rassegna le sue dimissioni, per risparmiare al suo governo e al suo paese i problemi derivati dal cercare di pulire il suo nome. Ma, come ci insegna la storia di Ruby Rubacuori, questo non é lo stile di Berlusconi.


Restando in carica, Berlusconi fa in modo che il nome dell’Italia continui ad essere trascinato nel fango, sotto gli implacabili riflettori dei media internazionali. Fa sí che la sua coalizione di centro destra, senza una solida maggioranza parlamentare, venga distratta dai propri doveri e sia incapace di un’azione decisa mentre la situazione di crisi dell’Europa è ancora lontana dall’essere finita. Infine rende l’UE poco credibile ed ipocrita, impartendo lezioni a Egitto, Tunisia ed altri stati non europei su come governarsi, con un esempio supremo di malgoverno al suo interno.

Berlusconi si definisce perseguitato da pm e magistrati di sinistra, che vorrebbero sovvertire il voto popolare e farlo cadere in un colpo di stato giudiziario. Le sue lamentele hanno senso solo perché l'opposizione, un'ammucchiata di ex-comunisti, cristiani democratici progressisti, verdi ed altri, é cosí debole da fare sembrare i tribunali la vera opposizione. Nonostante ció l'abbandono di Berlusconi non dovrebbe presentare problemi: il centro-destra italiano potrebbe facilmente trovare un sostituto nei suoi ranghi.

L'Italia ha molti encomiabili servitori pubblici, da Giorgio Napolitano, il Capo dello Stato, a Mario Draghi, governatore della Banca Centrale. Fanno onore alla propria nazione e rappresentano il meglio della nazione italiana. Berlusconi no, e il suo rifiutarsi a fare la cosa giusta e mettersi da parte non puó essere definito che una vergogna.

mercoledì 19 gennaio 2011

Silvio il serio







Suddeutsche Zeitung, 18.01.11

Silvio Berlusconi si difende dalla Procura di Milano, che lo accusa di prostituzione minorile: avrebbe una nuova compagna – e questa non tollererebbe mai relazioni sessuali del genere. Ora l'Italia cerca di scoprire chi possa essere la donna al fianco del premier.

[articolo originale di Andrea Bachstein qui]

Silvio Berlusconi se la cava bene con le sorprese anche in situazioni difficili. Ora il Presidente del Consiglio italiano, nel bel mezzo dell'attuale scandalo “Rubygate”, sbalordisce il paese rivelando attraverso un video di avere al suo fianco una compagna fissa. Prima o poi l'avrebbe presentata ufficialmente.

Ovviamente sono partite a tutto gas le speculazioni sull'identitá della compagna. Lunedì i media non sono riusciti a trovare nessuna donna che abbia iniziato una nuova relazione con Berlusconi dopo la sua separazione dalla moglie. Poi però una giovane politica del suo partito PDL ha dichiarato, in un'intervista televisiva, di conoscere la signora in questione, ma non il suo nome. Guarda caso anche questa giovane politica è coinvolta e toccata dagli accertamenti che ora pongono Berlusconi sotto pressione.

Mettere in gioco una grande sconosciuta fa ovviamente parte della tattica difensiva che scagionerebbe Berlusconi dalle questioni sessuali del “Rubygate”. Berlusconi vuole solo mostrarsi al pubblico come un uomo che si comporta in modo serio nella sua vita privata, nel momento in cui gli accertamenti della Procura di Milano si fanno più stringenti. Accertamenti che lo accusano di prostituzione minorile e abuso d'ufficio. Tre dei suoi fidati sono accusati di aver organizzato un giro di prostituzione, che con dozzine di donne doveva tenere alto il morale in casa Berlusconi. Secondo la procura un “rilevante numero” di donne si sarebbero prostituite da Berlusconi.

In varie intercettazioni telefoniche le donne coinvolte si rivolgono al premier con un tono che non ha molto a che vedere con rapporti politici.

Tutto ciò è oltremodo pericoloso dal momento che nelle ultime settimane la Corte Costituzionale ha abolito in parte un decreto legge, che proteggeva i ministri da azioni penali.

Il Premier é nei guai anche senza bisogno di processi

Quello che si accerta pubblicamente, dopo l'appello di almeno 300 parti, è che la villa del Premier ad Arcore occasionalmente si trasforma in un night club o in un bordello. E i pm sono sicuri che piú volte, tra febbraio e maggio del 2010, fosse presente ad Arcore anche l'allora diciassettenne marocchina “Ruby”. In Italia il reato di prostituzione minorile, così come quello di avere sesso a pagamento con minore, viene punito con l'arresto fino a tre anni.

L'abuso d'ufficio verrebbe fuori dal fatto che l'anno scorso Berlusconi abbia spinto dei poliziotti a rilasciare, violando la legge, la minorenne Ruby che era stata arrestata per furto. Vista la rilevanza delle accuse e, a causa di queste, delle pene imponibili, a Berlusconi è senza dubbio chiaro che la sua immagine e la sua politica a prescindere dai processi sono minacciati. Per via dell'immagine che sta offrendo di decadente magnate settantaquattrenne, che si lascia consegnare vagonate di giovani, possibilmente anche minorenni e dall'ambiente delle luci rosse o dello spettacolo, Berlusconi é obbligato a tentare il contrattacco.

[a cura di kroding]

martedì 18 gennaio 2011

Sempre Berlusconi











El País, 16.01.11


La Corte Costituzionale limita gli eccessi del Cavaliere, mentre la politica italiana continua a sprofondare nel degrado

[articolo originale di Miguel Mora qui]

La Corte Costituzionale italiana ha respinto in parte la "legge del legittimo impedimento", una delle ultime furbate giuridiche con cui Silvio Berlusconi ha provato ad eludere lo svolgimento dei processi. La sentenza della Corte combina il respingimento di alcune disposizioni con l'interpretazione di altre, di fatto limitando i poteri autoattribuitisi dal governo. Il premier non potrá concedere a se stesso periodi di immunitá di sei mesi rinnovabili. E saranno i giudici a determinare se gli impegni del capo del Governo costituiscono motivo sufficiente per modificare le date delle udienze.

Leggendo la sentenza sulla legge del legittimo impedimento, si ha la conferma che le pretese piú scapestrate possono diventare la norma nell'Italia di Berlusconi, rendendo la Costituzione un vuoto memorandum di ovvietá. Nonostante ció, lo Stato di diritto non é uscito indenne dal tartassamento al quale é sottoposto da quando iniziarono i problemi del Presidente del Consiglio con la giustizia. Berlusconi non si é limitato a frenare il funzionamento delle istituzioni, ma ha cercato di alterarne la natura attraverso leggi che destabilizzano l'equilibrio tra poteri. Con una anomalia decisiva: che il potere che si concede al Governo cerchi di esimerlo da possibili responsabilitá penali per reati passati ed estranei all'esercizio delle attivitá di governo, anziché proteggere lo svolgimento delle sue attivitá per il futuro.

Solo un giorno dopo la sentenza della Corte, esplodeva il finora ultimo scandalo del premier per i suoi rapporti con prostitute. I giudici di Milano hanno annunciato l'apertura di una nuova inchiesta contro Berlusconi, accusato stavolta per prostituzione minorile e abuso di potere per il caso di una giovane marocchina fuggita da un centro per l'accoglienza dei minori e ingaggiata in varie feste a Villa Certosa; in una di queste ci sarebbe stato anche Vladimir Putin. Berlusconi sarebbe intervenuto con la polizia per fare scarcerare la giovane, presentandola falsamente come familiare del presidente egiziano Hosni Mubarak.

Il degrado della vita politica italiana é arrivato a tali estremi che né i problemi giudiziari né gli scandali sembrano mettere a rischio il mandato del Presidente del Consiglio, mentre il resto del mondo contempla esterrefatto.



giovedì 11 marzo 2010

In Italia un ministro malmena un giornalista











Le Figaro, 10.3.10


[articolo originale qui]


Un giornalista che ha cercato di interrogare Silvio Berlusconi durante una conferenza stampa tenutasi stamani a Roma è stato trattenuto fisicamente dal Ministro della Difesa, che lo ha fatto rimettere a sedere senza troppo garbo.

Mentre il Presidente del Consiglio attendeva domande dopo la sua conferenza stampa sulle elezioni regionali, Rocco Carlomagno, presentatosi come giornalista freelance, ha urlato la sua domanda senza aspettare il proprio turno. Ciò non ha di certo fatto piacere a Berlusconi che ha dato al perturbatore del villano.

Il giornalista, però, non si è scoraggiato ed ha continuato a fare domande al Premier, tanto da causare l'ira del Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che gli si è avvicinato per poi prenderlo per la giacca e forzarlo a sedere, dicendogli "stai zitto, cafone!".

Poco dopo, il giornalista ha tentato un'altra volta di porre domande al Premier, stavolta riguardanti il capo della protezione civile, Guido Bertolaso, coinvolto in un caso di corruzione. Berlusconi ha chiesto il nome al giornalista, prima di aggiungere "verrà querelato dal signor Bertolaso. Vergogna!". Il giornalista ha annunciato che querelerà il Ministro della Difesa per la sua "aggressione".

(traduzione a cura di AM)

martedì 9 marzo 2010

Il Popolo Viola contro Berlusconi









El País, 9.03.10


[articolo originale di Miguel Mora qui]

È risaputo che l'Italia sia questo posto così bello dove convivono senza problemi il peggio ed il meglio, il sublime ed il putrido. In mancanza di un'opposizione degna di questo nome, la rivolta democratica contro gli abusi e la valanga di leggi su misura di Silvio Berlusconi non poteva che essere virtuale, e sorgere dalla rete. Lì è nato il Popolo Viola, che in questi mesi ha riunito 236.000 fan su Facebook. Se controllate la pagina adesso, probabilmente vedrete molte adesioni in più, dal momento che il fenomeno cresce ogni secondo, al ritmo di 30 affiliati ogni cinque minuti.

Tutto ebbe inizio lo scorso dicembre, con il No B. Day, una nuova e diversa marcia su Roma alla quale aderirono quasi due milioni di persone. Tre mesi dopo il movimento, tanto caotico quanto rinfrescante per un'opinione pubblica anestetizzata, è per strada da quattro giorni protestando contro il tentativo di falsare le elezioni da parte del governo che il 5 marzo ha emesso un decreto salvaliste per le regionali, che riammette le liste del PdL che erano state escluse per difetti di forma. Ieri il Tribunale Amministrativo del Lazio ha negato la riammissione delle liste del PdL, che ne ha presentato di nuove approfittando del decreto. I giovani viola hanno definito questa giornata come "il giorno in cui morì la democrazia italiana" e continuano a chiedere spiegazioni per la firma del decreto a Berlusconi e al Presidente della Repubblica.

L'obbiettivo del movimento, secondo la pagina di Facebook, continua ad essere la difesa della democrazia e della Costituzione, e chiedere le dimissioni di Berlusconi. Ma l'attualità comanda, e la capacità di informare e di unire i dissensi vola alla velocità di Internet.

Pagine affini come San Precario Rivoluzione, La Costituzione non è una Troia o Resistere al Regime (8.400 affiliati) mostrano che i viola aspirano a demolire la cultura che paralizza il paese: la partitocrazia, la mafia (giorno 13 hanno organizzato un No Mafia Day in Calabria); la gerontocrazia, i sindacati, il Vaticano, la corruzione, il precariato...un po' come Berlusconi, ma al contrario, hanno diviso il mondo in due: gli onesti e gli amorali.

In questa fase di entusiasmo e tempesta di idee, il Popolo Viola offre soprattutto sfogo e informazione. Pubblica vignette e link a video critici e satirici; invita a boicottare le aziende che si fanno pubblicità sui canali di Berlusconi; cerca rifugio nei classici ("Il pastore cerca sempre di convincere il gregge che gli interessi delle pecore e quelli propri coincidano", Stendhal), e guarda al futuro con ambizione: "Abbiamo gli ingredienti, distribuiti in modo disordinato e magari invisibili. La magia consiste nel connetterli, aggregarli e creare una nuova civilizzazione", dice Gianni Webstep. Sarà il cosmopolita, dinamico, antipolitico e amorfo Popolo Viola una vera alternativa ai mali italiani? Finirà fagocitato da un'opposizione conformista e incapace di superare il suo panico? Verranno ingaggiati da Berlusconi? Difficile a dirsi. Come diceva Indro Montanelli, "gli italiani sono disposti a fare la rivoluzione solo se i carabinieri sono d'accordo". Ma i viola hanno un merito. Si sono ribellati contro il clima di nepotismo, ipocrisia, corruzione e disprezzo delle regole. E non sono ancora stati sconfitti dall'invincibile triumvirato Casta-Chiesa-Televisione.


lunedì 8 marzo 2010

Oscar europei 2010





























E il vincitore è....

Germania
Peggior attrice prestasoldi protagonista

Grecia
Peggiore colonna sonora ("Il Mio Grosso Grasso Debito Greco - il Musical")

Francia

Peggiori costumi in una performance di comando ("Togliti 'sta sciarpa!")

Italia
Attore farsesco più esuberante (sotto i suoi piedi: "Critiche")

Inghilterra
Peggior direzione dell'economia ("Parlamento impiccato")


(segnalato da nonleggerlo)

domenica 7 marzo 2010

La protesta pacifica del popolo viola dilaga in tutta Italia










El País, 7.03.10

Il movimento chiama a difendere la democrazia dopo il decreto di prepotenza (lett. "decretazzo", NdR) di Berlusconi. Il Corriere della Sera sostiene che il premier abbia trattato "brutalmente" il Capo dello Stato. La popolarità del Governo scende di quattro punti e tocca il suo valore minimo.

[articolo originale qui]


Il Popolo Viola, movimento pacifico in difesa della Costituzione nato nei social network, ha organizzato per oggi manifestazioni in tutta Italia per protestare contro il decreto approvato venerdì dal Governo e che riammette le liste del PdL escluse per motivi burocratici dalle regionali dei giorni 28 e 29.

A Napoli, Roma, Firenze, Ferrara, Arezzo, Sassari, Reggio Calabria, Bari, Pistoia, Messina, Pescara e altre città, migliaia di giovani con addosso indumenti viola - colore scelto come segno di indipendenza dai partiti - hanno letto i messaggi legati alla pagina del movimento (ilpopoloviola.it) attraverso Facebook e Twitter, per unire la protesta della rete e della strada.

Il Popolo Viola ha inoltre aderito alla manifestazione di sabato prossimo, organizzata dal centro-sinistra per mostrare la sua contrarietá al polemico decreto "salvaliste".

Al centro delle critiche rimane il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ieri ha giustificato la sua decisione di firmare il decreto in una lettera aperta ai cittadini nella quale rivelava che il caso ha generato "serie tensioni istituzionali".

Mentre Antonio di Pietro, leader di Italia dei Valori, continua a insistere sul fatto che Napolitano ha agito in modo "dannoso e inutile", perché ha firmato il decreto senza aspettare che i giudici decidessero sul ricorso del PdL, il centro-sinistra giustifica il presidente ricordando che la politica è l'arte del possibile, e che Napolitano non avesse altra scelta per "evitare situazioni di violenza".

In questo senso, è impressionante la ricostruzione che fa oggi il Corriere della Sera dell'incontro giovedì sera tra Berlusconi e vari ministri con Napolitano al Quirinale. L'idea di Berlusconi era che il presidente dovesse firmare un decreto chiaramente incostituzionale di rinvio delle elezioni, ma questi avrebbe rifiutato gatecoricamente. Quindi, secondo il quotidiano, il premier si è comportato in modo "brutale" col capo dello Stato, ricordandogli di essere l'unico capo votato dal popolo, e che la sua firma fosse solo un passaggio, formale e comunque obbligato. "Lo ha trattato, insomma, alla stregua di un segretario, un mero notaio", scrive il Corriere.

Berlusconi ha alzato la voce, ci sono state grida, e anche Napolitano avrebbe alzato il tono per replicare che se gli avessero mandato un decreto così, l'avrebbe rifiutato dichiarando un conflitto di competenze alla Corte Costituzionale. Berlusconi sarebbe diventato sempre più furioso, minacciando di portare le masse per le strade, lanciando anatemi contro le formalità e la burocrazia.


Dopo un'ora di discussione, il premier ha abbandonato il Quirinale e il suo ministro degli Interni, Roberto Maroni, avrebbe iniziato a cercare un compromesso: il decreto interpretativo. Solo ieri, dopo la firma del decreto da parte di Napolitano, che sostiene che questo non presenti indizi di incostituzionalità, Berlusconi ha telefonato al presidente della Repubblica per chiedere scusa. La convivenza pacifica e, forse, il futuro del sistema democratico italiano si sono persi per strada.

La fragilità dell'opposizione, ad ogni modo, esime Napolitano. Il centro-sinistra che in teoria difende e appoggia il presidente ex-comunista, di 84 anni, ha dimostrato ancora una volta la sua debolezza cronica e la sua mancanza di visione. Se avesse accordato con Berlusconi una soluzione politica al pasticcio, provocato dal partito della maggioranza ma dannoso anche per lei, ne sarebbe uscita rinforzata e Napolitano non sarebbe rimasto solo contro la violenza dell'imbufalito Berlusconi, giocandosi il proprio prestigio, l'equilibrio istituzionale e il suo ruolo di garante della Costituzione.

Ad ogni modo, il grande perdente in questa storia di abusi di potere e incapacità politica generale, in cui non ci sono innocenti, è Berlusconi. Un sondaggio del Corriere della Sera mostra oggi che il caso delle liste ha fatto scendere la popolarità del Governo al valore più basso di tutta la legislatura, a meno del 39%, perdendo quattro punti in un mese e più di dieci rispetto al suo massimo, dopo l'aggressione a piazza del Duomo lo scorso dicembre.

La flessione si manifesta principalmente tra gli elettori del PdL: 17 punti in meno, dal 93% al 76%. E riflette la disillusione crescente dei votanti della Lega Nord: dall'83% del mese scorso al 57% di oggi.


Il testo del "decretazzo"

La stampa italiana dedica oggi ampio spazio al decreto "su misura". Secondo il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky non si tratta di un decreto "interpretativo", come sostengono il Governo e lo stesso Presidente della Repubblica. A quanto dichiarato dal famoso giurista, ex presidente della Corte Costituzionale, a La Repubblica, il testo approvato ritocca la normativa esistente, contravvenendo così alla legge 400/88 che regola i poteri del Governo (non può emanare decreti urgenti in materia elettorale), oltre a violare i principi di uguaglianza e imparzialità perché cambia le regole del gioco elettorale in piena campagna e beneficia il partito più importante rispetto a terzi.

Il testo definitivo del decreto, nascosto con cura dal Governo la notte della sua approvazione, lascia poco spazio ai dubbi. Il primo articolo proclama che "il rispetto dei termini della presentazione delle candidature si considera 'valido' quando i delegati abbiano fatto il loro ingresso fisico nei locali del tribunale" (la qual cosa assolve le liste del PdL a Roma, presentate oltre la scadenza dal delegato che ha abbandonato il tribunale per cambiare alcuni nomi ed è poi tornato quando il tempo legale per la presentazione era scaduto).

Il secondo prevede che "le firme si considerano valide anche se abbiano irregolarità formali", punto che risolve in modo preventivo l'esclusione delle liste del PdL in Lombardia, presentate con 500 firme false, e che comunque sono state riammesse ieri stesso, senza tenere in considerazione il decreto, dal TAR.

Il terzo articolo reinterpreta la forma corretta di fare ricorso alla decisione dei giudici elettorali, e l'ultimo (incluso in caso gli anteriori non funzionino) fissa una nuova scadenza straordinaria per presentare le liste: domani, dalle 8 alle 20.

Zagrebelsky riassume: "Primo: un decreto su questo argomento non si sarebbe potuto fare. Secondo: agenti politici interessati modificano unilateralmente la legge elettorale e a loro favore. Terzo: si finge che sia una interpretazione, quando è evidente l'innovazione. E quarto: l'innovazione si fa con formule del tutto generiche che espongono le autorità giudiziarie, qualunque sia la loro decisione, all'accusa di parzialità".

venerdì 13 novembre 2009

La riforma giudiziaria di Berlusconi farà archiviare migliaia di casi












El País, 13.11.09


[articolo originale di Miguel Mora qui]


Il parlamento italiano ha vissuto ieri un'altra giornata tra il buffo e il drammatico. Mentre un'unità medica realizzava analisi antidroga ai deputati che lo richiedessero - novità introdotta dalla maggioranza per dare l'esempio -, i colleghi del Senato si sollazzavano con la nuova legge su misura di Silvio Berlusconi.

L'ultima trovata salva premier si chiama disegno di legge del Processo Breve, contiene solo tre articoli ed è stato presentato ieri a tutta birra, dopo 48 ore di lavoro febbrile nelle quali il sacrificato avvocato personale del premier, Niccolò Ghedini, ha potuto a malapena dormire. I giudici italiani calcolano che la nuova legge farà annullare 100.000 processi in corso.

La norma prevede che nessun processo penale, civile o amministrativo possa durare più di sei anni. Due anni per ogni grado di giudizio. Si applicherà ai crimini che prevedono pene di meno di dieci anni di carcere. Questi verranno automaticamente annullati se il giudice non emette una sentenza nei 24 mesi a partire dall'apertura del processo da parte dell'accusa.

La nuova legge, che la maggioranza conservatrice giustifica con l'obiettiva e insopportabile lentezza della giustizia italiana, si applicherà solo agli imputati che non siano stati condannati precedentemente. Tranne in un caso. Come richiesto dalla Lega Nord, che alla fine ha appoggiato la legge, gli stranieri accusati di immigrazione illegale, crimine punibile con una multa, non avranno diritto al processo breve. Verranno quindi messi sullo stesso piano degli imputati per mafia o terrorismo.

Presentato come un servizio di utilità pubblica, il disegno di legge causerà cambiamenti di proporzioni colossali, come avvisano l'opposizione e l'Associazione Nazionale Magistrati (ANM). Questa ha parlato della "probabile incostituzionalità" della norma e ha annunciato che avrà "effetti devastanti per il funzionamento della giustizia penale". La legge farà scattare di fatto la "depenalizzazione" di molti reati gravi e fornirà "impunità" alla gran maggioranza di reati di colletto bianco.

Le conseguenze per Berlusconi sono che i suoi processi in corso moriranno senza condanne: il caso Mills (in cui è accusato di corruzione) e il caso Mediaset (frode fiscale) sono iniziati nel 2005 e 2006, rispettivamente. Siccome per entrambi non c'è ancora stata una sentenza, questi sarebbero subito annullati. Decine di migliaia di altri processi, avvisano i giudici, li seguirebbero nel limbo.

La ANM ha elencato i reati che di fatto resteranno impuniti, perché sarà materialmente impossibile emettere una sentenza entro le nuove scadenze: "Abuso di ufficio, corruzione in sede giudiziaria, rivelazione di segreti ufficiali, truffa semplice e aggravata, frode comunitaria, frode fiscale, falso in bilancio, bancarotta fraudolenta, intercettazioni illecite, reati informatici, vendita di prodotti falsificati, traffico di rifiuti, vendita di prodotti pirata; sfruttamento della prostituzione, falsificazione di documenti pubblici, calunnia e falsa testimonianza, lesioni personali, omicidio per errore medico, maltrattamenti familiari, incendio, aborto clandestino".

Il nome della legge, chiamata Gasparri-Quagliarello per i senatori che la firmano, potrebbe essere "pagano i deboli, si salvano i ricchi". Anche giuristi vicini alla destra, come Antonio Baldassarre, si sono mostrati perplessi:" È (una legge) incostituzionale e vergognosa, mi sento soprattutto deluso in qualità di cittadino".

Il Partito Democratico ha reagito con furia. Il capogruppo dei senatori, Anna Finocchiaro, ha scagliato il testo contro un muro in conferenza stampa e ha detto: "La norma non si applicherà, per esempio, al furto aggravato. Per uno zingaro che ruba il processo sarà identico, ma casi come la truffa della Parmalat andranno nel cestino dei rifiuti".

Il partito di Berlusconi, il Popolo della Libertà, incalzato dai magistrati che hanno chiesto l'arresto di Nicola Cosentino, segretario di Stato dell'Economia, per complicità con la camorra, non rimane totalmente soddisfatto. Pianifica di approvare anche, tra le altre misure, l'immunità parlamentare.

(segnalato da Carolina)

mercoledì 11 novembre 2009

La coerenza culturale di Berlusconi












El País, 30.10.09


[articolo originale di César García Muñoz qui]

Se c’è una parola che definisce le reazioni fuori dall'Italia per l'atteggiamento dell'opinione pubblica italiana verso Silvio Berlusconi è la perplessità. Non si capisce come sia possibile che un primo ministro con due processi giudiziari in atto, coinvolto in scandali sessuali associati alla prostituzione e anche di droga e con un paese in piena recessione, abbia l'appoggio di almeno la metà dei cittadini.

La logica fa pensare che la colpa di questa si trova nel controllo che esercita sulla televisione pubblica e privata, così come la sua capacità di ostacolare la separazione dei poteri. Tuttavia, anche se certi, questi fattori non sarebbero la causa se non la conseguenza di altri fattori antropologici, così come il rapporto tra il modello mediatico e la cultura politica in Italia.

Alla fine degli anni Sessanta, l'antropologo olandese Geert Hofstede ha dimostrato, attraverso interviste su 100.000 lavoratori della IBM, in 70 paesi in tutto il mondo, il comportamento degli individui nel posto di lavoro è stato in gran parte dovuta a fattori connessi con la cultura.

Successivamente, dalla estrapolazione dei risultati di questa indagine, definisce cinque dimensioni culturali che costituiscono una spiegazione tecnica del motivo per cui alcune culture differiscono dalle altre. Di queste dimensioni si distinguono culture individualistiche o collettivistiche, culture più o meno tolleranti con l’ambiguità o la contingenza, culture più maschili o più femminili, culture in cui la distanza verso i potenti è più o meno marcata, e culture nelle quali gli individui sono più o meno pazienti nel raggiungere i loro obiettivi. Oggi, anche se relativamente poco conosciuto in Spagna, i testi di Hofstede sono studiati da molti dirigenti che vogliono familiarità con le pratiche commerciali in altri paesi.

Certamente, nel caso dell’Italia, due di queste dimensioni culturali diventano rilevanti per spiegare il comportamento di una parte significativa degli italiani verso Berlusconi. Il primo ricade nella mascolinità della società italiana. Mascolinità intesa, non tanto come la parità di generi, ma come la prevalenza di certi valori, che sono visti come maschile sul femminile. Valori considerati maschili sono la sicurezza in se stessi, la fiducia, una certa durezza degli atteggiamenti, il successo o la vittoria, solo per citarne alcuni. Sappiamo qualcosa di questo gli affezionati al calcio che hanno visto come la cosa più importante per i tifosi italiani è vincere,quasi a qualsiasi prezzo. Secondo la classifica di Hofstede, l'Italia sarebbe il quarto paese più maschilista al mondo a molta distancia della Spagna che avrebbe la posizione 38. Probabilmente, il comportamento di Berlusconi incarna in una certa misura la Società italiana, se qualcosa ha caratterizzato la sua carriera è stato quello di vincere a tutti i costi e condurre il mondo con la fiducia che trasudano i vincitori, un aspetto fondamentale da considerare in un la società delle apparenze, come l'italiana.

La seconda dimensione culturale che spiega l'atteggiamento degli italiani verso Berlusconi è il suo atteggiamento verso il potere (power distance). Questo concetto parla in primo luogo in che misura gli italiani concordano sul fatto che le distinzioni di rango, di classe o di status devono concedere privilegi. L'Italia è uno dei paesi d'Europa dove tali differenze sono apprezzate, ma non solo, altri paesi come la Francia o la Spagna la superano su questa dimensione.

Questo atteggiamento deferente verso il potere degli italiani spiegherebbe l’esistenza del diritto di immunità recentemente conquistato dal primo Ministro, inconcepibile in paesi anglo-sassoni o del nord d’Europa, e numerosi altri privilegi di cui gode la classe politica Italia. Per citare due esempi, l’Italia è il paese con il più alto numero di automobili ufficiali del mondo in termini assoluti. Nello stesso modo, in Italia non è raro per i politici continuare e riuscire nelle loro carriere, come il caso di Berlusconi, pur essendo stati coinvolti in scandali di corruzione. Non ci dovrebbe sorprendere pertanto, che la confusione tra pubblico e privato, caratteristica del regime di Berlusconi, non abbia passato fattura come si farebbe in altre società.

In un libro pubblicato di recente in Spagna, Comparazione tra Sistemi Mediatici (2008), Daniel Hallin e Paolo Mancini stabiliscono delle relazioni tra il modello mediatico di ogni paese e della sua cultura politica. L'Italia apparterrebbe al modello Mediterraneo pluralista e polarizzato. Questo modello, di cui la Spagna ne forma parte, è caratterizzato per le accentuate differenze esistenti tra i vari partiti politici. Secondo questi autori, nei paesi dell’Europa meridionale, i mezzi di comunicazione agirebbero più come espressione ideologica e come organi di mobilitazione politica rispetto ad altri paesi occidentali. A differenza di quanto accade nei paesi anglo-sassoni, nei paesi dell’Europa meridionale in generale, i media non giocano con lo stesso livello di rigore il suo ruolo di cani da guardia per la gestione del governo, che spiegherebbe la scarsa tradizione di giornalismo investigativo in questi paesi. Questa polarizzazione ideologica porterebbe all’indifferenza dei politici verso quello che dicono i media non legati ideologicamente. L'assenza di risposte alle accuse di Berlusconi dal giornale La Repubblica, L'Unità o El Pais, ne sono un chiaro esempio. Il Cavaliere è ben consapevole del fatto che sui giornalini di sinistra non ha da dove grattare elettoralmente parlando, e che la stampa è piuttosto una questione di minoranze di fronte alla televisione.

Infine, un altro fattore chiave che contribuisce a spiegare il berlusconismo è l’assenza di un atteggiamento responsabile e cittadino nel confronto di responsabilità al potere. È sintomatico che né in italiano né in spagnolo esista un equivalente preciso alla parola inglese accountability. In Italia o in Spagna non è tanto il cittadino o il contribuente (taxpayer) quello che esige i conti al potere come i partiti politici. Non è quindi strano che Berlusconi, con una sinistra indebolita, non ha sentito la necessità di affrontare la cittadinanza in televisione, come aveva fatto Clinton durante lo scandalo Lewinsky, e si è difeso attaccando i giornalisti e negando tutte le accuse.

Se ci aggiungiamo il controllo che Berlusconi esercita sulle televisioni statali e private, la situazione diventa drammatica. Tuttavia, anche se è chiaro che Berlusconi non è l'Italia, non si deve pensare che il berlusconismo ha come unica variabile la personalità del magnate dei media, ma tutta una serie di radici culturali che fanno possibile che situazioni analoghe possono presentarsi in futuro.

Per quanto riguarda la Spagna, la morale è che bisogna essere molto cauti nel criticare i vicini la cui politica e cultura dei media è molto simile a quella spagnola.

(a cura di P. M.)

giovedì 5 novembre 2009

Un vestito di Halloween "particolare"








Dalla serie 30 Rock