giovedì 25 settembre 2008

Dov'é il tiramisú dell'Italia?











The Guardian, 22.9.08

[articolo originale di Anna Masera qui]

É di scarsa consolazione il fatto che il fallimento della Lehman Brothers abbia colpito più il mercato finanziario anglo-americano rispetto al resto d'Europa. Gli osservatori dei governi del Vecchio Continente cercano di inculcare ottimismo spiegando che inglesi e americani hanno problemi maggiori; fanno pesante uso di carte di credito e quindi sono maggiormente in debito perché contano più sul credito che sul risparmio. Inoltre, gli “analisti continentali” ricordano che paesi come l'Italia, la Francia e la Germania, che contano molto di più sulla produzione che sulla finanza si trovano in una situazione migliore .

Ma se un vago ottimismo regna in alcune parti d'Europa dove i mercati finanziari non sono coinvolti nella tempesta, in Italia - dove i titoli delle testate giornalistiche focalizzano l’attenzione sulla crisi della compagnia aerea nazionale Alitalia, che è vicina al fallimento - l'ottimismo é irresponsabile.

La Banca centrale europea ha certificato che, in termini di crescita economica, l'Italia è ultima tra i paesi della zona euro. Secondo l'Istat, nel corso degli ultimi nove mesi il reddito nazionale è diminuito e il Fondo monetario internazionale indica che le aspettative di crescita per il paese sono estremamente basse.

L'economia italiana si è fermata. Da un lato c’è scarsa volontà di investire da parte delle imprese, stagnazione della produttività, perdita di competitività e difficoltà con le esportazioni, dall'altro lato vi è una domanda molto debole di beni di consumo, dato che il pessimismo per il futuro aumenta l'inclinazione verso il risparmio.

Da parte del consumatore, si profila una paura per il futuro: se è vero che il debito personale rimane basso, l'inflazione e l'effetto euro hanno raddoppiato i prezzi di molti beni e servizi negli ultimi anni, mentre gli stipendi sono rimasti gli stessi. Gli italiani sono molto più poveri di prima, il che significa che sono costretti o a spendere meno o a dare fondo ai propri risparmi.

A livello industriale, addio rinascita. La ristrutturazione del settore italiano si trova ad una drammatica battuta d'arresto, a causa della crisi del mercato internazionale, perché in Italia la crescita economica è stata trainata principalmente dal commercio estero, che è ormai praticamente scomparso. Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria (la Confederazione industriale italiana), mette in guardia dal fatto che alla fine del 2008 l'Italia sarà in una vera e propria recessione. Quindi, se l'Economist scrive che "i giorni d'oro sono finiti" nella City di Londra, a Milano in Piazza Affari nessuno starà esultando.

La priorità del governo di centro-destra dovrebbe essere il rilancio dell'economia del paese. Tuttavia, sembra più preoccupato a rassicurare la Commissione europea che intende mantenere la sua promessa di ridurre il debito pubblico, che non a rilanciare gli investimenti e il consumo a breve termine. Poiché è evidente che se un paese ristagna, l'Europa non sarà di aiuto, e gli analisti economici di ogni provenienza convengono che, per risvegliare l'economia italiana, ci deve essere un serio piano di riduzione fiscale.

Per evitare di aumentare il già enorme deficit pubblico, questo è possibile solo con il taglio della spesa pubblica corrente - una misura impopolare che finora nessun governo italiano, di destra o di sinistra, ha avuto il coraggio di attuare. Ma è il mandato di questo governo. Invece di “fare del bricolage” con Alitalia, Berlusconi farebbe meglio ad affrontare la questione immediatamente e in modo deciso. Potrebbe, con suo dispiacere, non essere più popolare, ma il motivo per cui è stato eletto è questo (quello di prendere decisioni difficili, NdR).

(traduzione di A.P.)

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma per sapere la verità occorre andare all'estero? Grazie per il vostro servizio...

Daniele ha detto...

Non c'é di che :)

Freddy ha detto...

Vecchio ma sempre attuale:

Perche' investire in italia e' come guidare col freno a mano tirato

http://www.ft.com/cms/s/0/f540075a-c920-11dc-9807-000077b07658.html?nclick_check=1

Calogero Parlapiano ha detto...

sui disastri finanziari fanno capire sempre poco e male, così poi da ritrovarci con i problemi Parmalat o Cirio...
complimenti per il post, ciao!!

Blogger ha detto...

Una mossa come quella di non dire, di affermare tutto va bene risponde un pò alla "profezia che s'autoavvera".
Se dico che una banca va male la gente preleva il denaro e la banca andrà male.
Se non lo dico magari va meglio.
Il problema è che siamo ad un livello culturale e politico simile a quello del Burundi, con il rispetto per il Burundi.
Gli elettori sono pronti ancora ad illudersi e a credere, senza voler neppure leggere teorie contrastanti, a frasi populiste, a caramelle date ai bambini.
La bocca è cariata e l'italiano medio dovrebbe accorgersene.
Il papà è pessimo, non c'è che dire, mentre il dentista sembra non esistere.
Dario
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