martedì 8 luglio 2008

L'Italia non manda in onda il programma di Bruxelles











The Financial Times, 18.6.08

[articolo originale qui]

L'idea di formare una grande coalizione politica, anche se suggerita in alcune occasioni, é sempre stata considerata abbastanza irrealistica in Italia. Ma un punto d'incontro della destra e della sinistra nel paese sembra esserci su tutti i fronti sull'argomento televisione.

Ci si aspetterebbe che i partiti politici siano ai ferri corti, visto che che Silvio Berlusconi, attuale premier, é il proprietario della compagnia emittente privata italiana dominante: Mediaset. Senza menzionare il fatto che, come Presidente del Consiglio, ha il controllo effettivo della televisione statale Rai, che insieme a Mediaset rappresenta molto piú del 90% del bacino di utenze della televisione italiana libera di trasmettere.

Una serie di governi di centro-sinistra, incluso l'ultimo governo Prodi, ha puntualmente rifiutato di fare alcunché per risolvere il colossale conflitto d'interessi di Berlusconi nel business della televisione. Non é molto sorprendente, poiché lo status quo dá alla sinistra il controllo della Rai quando al potere ci sono loro.

Ma ancora la prova piú evidente di una coalizione cross-partitica di interessi per proteggere il sistema é il modo in cui i governi che si avvicendano hanno ostacolato i tentativi della Commissione Europea di promuovere la competizione nel settore della televisione in Italia. Quando Neelie Kroes, a capo della competizione per la Commissione, fece notare due anni fa che l'Italia era in violazione delle normative europee, il mondo si divertí davanti allo spettacolo di un governo Prodi che difendeva un'infrazione del precedente governo Berlusconi che proteggeva sfacciatamente i canali del magnate dei media dalla competizione.

Berlusconi ha evitato che uno dei suoi tre canali fosse relegato alla trasmissione da satellite smettendo di operare come un tradizionale canale commerciale. Anche le successive normative contro il governo della Corte Costituzionale italiana e della Corte di Giustizia Europea sono state ignorate.

Adesso, mente l'italia comincia a passare alla tecnologia del digitale terrestre, questa stramba grande coalizione sta tornando in azione. La Kroes ha specificato che il cambio verso la nuova tecnologia é l'occasione per introdurre nuovi concorrenti nel settore. E di nuovo, unico caso in Europa, l'Italia é convenuta in maniera bipartisan per mantenere lo status quo concedendo le nuove frequenze digitali ai gruppi che giá dominano il settore, in particolare la Rai, Mediaset e Telecom Italia.

Il risultato é uno shut-out (lo shut-out si ha quando i capi di un'azienda non lasciano lavorare i dipendenti chiudendo a chiave tutti gli ingressi ai posti di lavoro, ndr). La maniera degna di nota con cui l'elite politica italiana continua a mettere in stallo ed evitare Bruxelles deve suscitare le invidie di molti altri paesi. Roma non sta soltanto riuscendo a "non mandare in onda" Bruxelles, sta anche rimuovendo ogni ostacolo per passare sottobanco ulteriori aiuti statali alla sua compagnia aerea di bandiera, l'Alitalia.

(segnalato da Réka. Immagine realizzata da Franz)

4 commenti:

RingoDePalma ha detto...

Ciao ragazzi, vi invito a tradurre e pubblicare questa pagine del giornale "El Clarino":
http://www.clarin.com/diario/2008/07/05/elmundo/i-01708762.htm
Io vi darà visibilità col mio blog.
Ciao.

http://vivalacostituzione.blogspot.com

Sharon ha detto...

Proprio adesso stavo per segnalarvi lo stesso articolo su Clarin...:)

Sì, secondo me merita davvero...!

Sharon ha detto...

Il link dell'articolo segnalato è questo: http://www.clarin.com/diario/2008/07/05/elmundo/i-01708762.htm

Daniele ha detto...

Postato!! :)