mercoledì 9 luglio 2008

Sexgate all'italiana: lo scandalo coinvolgerebbe Berlusconi ed una sua ministra











Clarin, 5.7.08

Intercettazioni dall'alto contenuto erotico

[articolo originale qui]

Ndr: Ho tradotto questo articolo a grande richiesta! Clarin e' il principale quotidiano argentino. Non vi nascondo che la cosa che mi ha piu' interessato dell'articolo e' stata l'avere imparato come si dice "magnaccia" in Argentina! Per il resto, se devo essere sincero, non vedo cosa ci sia di cosí eclatante, visto che in pratica riporta notizie tratte da Repubblica...anche dettagli come l'etá della Carfagna sono sbagliati.

Il premier Berlusconi ed una ministra del suo governo sono rimasti coinvolti in un grande scandalo gia' battezzato "sexgate", come quello che dieci anni fa quasi costo' la presidenza degli USA a Bill Clinton, a causa dei suoi confermati giochi di sesso orale nella sala ovale della Casa Bianca con la borsista Monica Lewinsky. Da parecchi giorni, sia la stampa che le chiacchiere del potere politico italiano, soprattutto nelle camere di deputati e senatori, cresce il "si dice". Si dice che nel vaso di Pandora delle 8.400 intercettazioni telefoniche realizzate dalla giustizia per un processo per corruzione a Napoli che potrebbe culminare in un processo penale contro Silvio Berlusconi, ci siano alcune telefonate che non hanno rilevanza penale ma sono un cocktail micidiale per il loro alto contenuto erotico e riferimenti al sesso orale, che gli italiani chiamano "il pompino". Fino ad ora queste intercettazioni non sono finite nelle pagine di alcun giornale o rivista, come sarebbe usuale in questo paese, ne' su alcun sito internet, dove sgorgano come fiumi pettegolezzi di ogni sorta.

Ma il quotidiano la Repubblica cita l'ex viceministro degli Esteri socialista Margarita Boniver, devota alleata di Berlusconi, che riconosce l'esistenza di questi messaggi a luci rosse.

Secondo la stampa, nei dialoghi telefonici Berlusconi e la sua attuale ministro per le Pari Opportunita', Mara Carfagna (37), si scambierebbero frasi dal tono esuberante con allusioni al "pompino". Nell'epoca nella quale furono realizzate queste intercettazioni, il Cavaliere era il capo dell'opposizione e la Carfagna una soubrette di fama crescente nella televisione.

Di una gran bellezza, Mara (Maria del Rosario), era gia' stata la causa di uno scandalo che scoppio' a gennaio dello scorso anno, quando durante la consegna di alcuni premi nei suoi canali televisivi (Berlusconi e' proprietario delle tre maggiori reti commerciali della televisione), l"allora capo dell'opposizione di centro-destra le disse pubblicamente: "Se non fossi sposato, ti sposerei subito".

La seconda moglie di Berlusconi, Veronica Lario, altra gran bellezza e madre di tre figli (il Cavaliere ne ha altri due dal suo primo matrimonio), sfogo' la sua ira in una lettera aperta al marito che pubblico' il quotidiano la Repubblica, esigendo che chiedesse scusa. Berlusconi acconsenti' a soddisfare la richiesta.

Mara e' di Salerno e la sua biografia include attivita' in televisione, nel mondo dello spettacolo e nella vita mondana. Ma ha anche studiato danza classica, canto ed e' laureata in legge.

"Che sarebbe successo se Clinton avesse nominato Monica Lewinsky ministro?", si chiedeva il deputato dell'opposizione Massimo Donadi. L'ex-pm del processo Mani Pulite di Milano, Antonio Di Pietro, duro oppositore in parlamento di Berlusconi, ha segnalato che non si puo' barricare nel privato chi nomina un ministro della repubblica per motivi alieni alle sue funzioni istituzionali.

Di Pietro aveva appena accusato il premier di essere un magnaccia (un argentino direbbe "cafischo", cioe' sfruttatore di donne), dopo la pubblicazione due settimane fa da parte del settimanale L'Espresso di intercettazioni telefoniche con dialoghi tra Berlusconi e l'ex-direttore della RAI, la televisione pubblica, Antonino Sacca', nella quale l'allora capo dell'opposizione e proprietario della compagnia TV rivale, chiedeva al suo amico di piazzare nel mercato cinque soubrettes e attrici di scarso rilievo. In particolare, Berlusconi gli segnalava Antonella Troise. "E' una pazza che dice che le sto rovinando la carriera e si sta facendo pericolosa", disse. Per tutti la richiesta si mostrava come un modo efficace di tenere zitta la Troise, non si sa a riguardo di che.

Per evitare il diluvio che stava per rovesciarglisi addosso, Berlusconi aveva annunciato un decreto del suo governo per proibire la diffusione delle intercettazioni telefoniche. Dopo disse che non c'era bisogno di nuove normative, dopo che i suoi amici l'hanno calmato e i magistrati di Napoli che investigavano hanno affermato che avrebbero distrutto le chiamate telefoniche senza rilievo penale. Ma in Italia e' molto difficile che questo succeda al cento per cento.

In una conferenza stampa, ieri berlusconi ha annunciato che non presentera' un decreto per l'esecuzione immediata ma un disegno di legge che si discutera' in parlamento.

"Nonostante tutto il fango che mi buttano addosso, i sondaggi dimostrano che gli Italiani mi appoggiano ancora", ha assicurato il premier conservatore.

Berlusconi e la sua alleanza di centro-destra con la Lega Nord ha vinto di gran lunga lo scorso aprile contro il Partito Democratico, la nuova forza di centro-sinistra che aveva governato fino a quel momento e dopo perse addirittura la citta' di Roma. Cosi', Silvio Berlusconi e' tornato ad essere Presidente del Consiglio per la terza volta nella sua vita.

"Cio' che appare sui giornali - ha detto ieri - si concentra su fatti che non hanno nulla a che vedere con il programma del governo e mettono in risalto l'attacco costante di un certo tipo di magistratura contro chi deve governare, eletto dal paese, cercando di sovvertire il voto degli italiani".

martedì 8 luglio 2008

L'Italia non manda in onda il programma di Bruxelles











The Financial Times, 18.6.08

[articolo originale qui]

L'idea di formare una grande coalizione politica, anche se suggerita in alcune occasioni, é sempre stata considerata abbastanza irrealistica in Italia. Ma un punto d'incontro della destra e della sinistra nel paese sembra esserci su tutti i fronti sull'argomento televisione.

Ci si aspetterebbe che i partiti politici siano ai ferri corti, visto che che Silvio Berlusconi, attuale premier, é il proprietario della compagnia emittente privata italiana dominante: Mediaset. Senza menzionare il fatto che, come Presidente del Consiglio, ha il controllo effettivo della televisione statale Rai, che insieme a Mediaset rappresenta molto piú del 90% del bacino di utenze della televisione italiana libera di trasmettere.

Una serie di governi di centro-sinistra, incluso l'ultimo governo Prodi, ha puntualmente rifiutato di fare alcunché per risolvere il colossale conflitto d'interessi di Berlusconi nel business della televisione. Non é molto sorprendente, poiché lo status quo dá alla sinistra il controllo della Rai quando al potere ci sono loro.

Ma ancora la prova piú evidente di una coalizione cross-partitica di interessi per proteggere il sistema é il modo in cui i governi che si avvicendano hanno ostacolato i tentativi della Commissione Europea di promuovere la competizione nel settore della televisione in Italia. Quando Neelie Kroes, a capo della competizione per la Commissione, fece notare due anni fa che l'Italia era in violazione delle normative europee, il mondo si divertí davanti allo spettacolo di un governo Prodi che difendeva un'infrazione del precedente governo Berlusconi che proteggeva sfacciatamente i canali del magnate dei media dalla competizione.

Berlusconi ha evitato che uno dei suoi tre canali fosse relegato alla trasmissione da satellite smettendo di operare come un tradizionale canale commerciale. Anche le successive normative contro il governo della Corte Costituzionale italiana e della Corte di Giustizia Europea sono state ignorate.

Adesso, mente l'italia comincia a passare alla tecnologia del digitale terrestre, questa stramba grande coalizione sta tornando in azione. La Kroes ha specificato che il cambio verso la nuova tecnologia é l'occasione per introdurre nuovi concorrenti nel settore. E di nuovo, unico caso in Europa, l'Italia é convenuta in maniera bipartisan per mantenere lo status quo concedendo le nuove frequenze digitali ai gruppi che giá dominano il settore, in particolare la Rai, Mediaset e Telecom Italia.

Il risultato é uno shut-out (lo shut-out si ha quando i capi di un'azienda non lasciano lavorare i dipendenti chiudendo a chiave tutti gli ingressi ai posti di lavoro, ndr). La maniera degna di nota con cui l'elite politica italiana continua a mettere in stallo ed evitare Bruxelles deve suscitare le invidie di molti altri paesi. Roma non sta soltanto riuscendo a "non mandare in onda" Bruxelles, sta anche rimuovendo ogni ostacolo per passare sottobanco ulteriori aiuti statali alla sua compagnia aerea di bandiera, l'Alitalia.

(segnalato da Réka. Immagine realizzata da Franz)

lunedì 7 luglio 2008

Il sangue degli zingari










Charlie Hebdo, 2.7.08


[articolo originale di Gerard Biad reperibile in tutte le edicole francesi sul numero 837 di Charlie Hebdo] :)

Ndr: Ultimamente abbiamo postato molti articoli sulla questione rom & immigrati, ma non potevamo perdere l'occasione di chiudere in bellezza con la traduzione di questo articolo del settimanale satirico Charlie Hebdo che Enrico ci manda dalla Francia. Buona lettura!

Ogni volta che è messo in causa per la sua politica sull’immigazione, cioè molto spesso, Brice Hortefeux (ministro dell’immigrazione) si difende dicendo di non essere razzista. E’ senza dubbio vero, poichè bisogna riconoscere che in termini di espulsioni non fa alcuna differenza tra Neri, Arabi, Asiatici, Caucasici… Nel charter è come nel maiale, tutto è buono, basta che si facciano cifre.


Al contrario questa imparzialità non è nello stile di Roberto Maroni, ministro degli interni del nuovo governo Berlusconi e sbraitone della Lega Nord. Lui è chiaramente fissato con i Rom. Soprattutto quelli nomadi.

A ciascuno le proprie ossessioni. Mentre il Cavaliere si fa votare l’immunità dal Parlamento, per farla finita una volta per tutte con i cosiddetti "giudici rossi" che si ostinano a cercargli i pidocchi nei capelli trapiantati (l’espressione "cercare i pidocchi a qualcuno" vuol dire in francese cercare in tutti i modi di creargli dei problemi, ndt) e nei traffici dei suoi conti in banca, Maroni complotta una nuova legge sull’immigrazione destinata a facilitare l’espulsione dei Rom. E, perchè non ci si possa sbagliare, decide di inviare la polizia in tutti i campi nomadi d’Italia, per prelevare le impronte digitali di tutti, bambini compresi.

Perchè proprio i Rom ? Tanto per cominciare perchè , ovunque nel mondo, l’immagine del "campo rom" agisce come un repellente nell’immagine collettiva. Poi perchè in Italia sono sufficientemente numerosi e visibili da servire da caprio espiatorio alla mancanza di sicurezza. Infine perchè permettono di prendere due piccioni con una fava. Con un colpo solo la Lega Nord fa contenti i suoi elettori e fa il gesto dell’ombrello all’Unione Europea. Perchè una buona parte dei Rom in Italia ha il passaporto rumeno. Ora, il fatto che la Romania faccia parte dell’UE dà loro, essendo tutti cittadini europei, il diritto di circolare, di soggiornare e di lavorare sul territorio di qualsiasi paese membro.

Ma Maroni se ne frega. A quelli che non sono d’accordo, lui ha finemente risposto : "La sinistra italiana ci rompe le palle". Nessun dubbio che pensi lo stesso dell’Europa. Quello che è certo, è che la vita degli zingari non è facile a sud delle Alpi. L’osservatrice europea Viktri Mohacsi, che a maggio aveva visitato diversi campi rom in Italia, concludeva che "la situazione dei Rom in Italia è orribile. E’ incredibile che in un paese democratico delle persone vivano sanza diritti e senza documenti, anche se sono là da quarant’anni". Lo stesso mese, nella periferia di Napoli, due accampamenti erano stati incendiati e i loro occupanti erano scampati al linciaggio solamente grazia all’intervento della polizia : gli abitanti del quartiere (qualificati dal governo "dei cittadini onesti che non vogliono correre rischi") erano partiti in spedizione punitiva dopo che una giovane rumena era stata accusata di avere tentato di rapire un bambino…

Senza sorpresa, l’Italia è fin da ora chiamata ad adottare il "patto sull’immigrazione" che Brice Hortefeux presenterà ufficialmente a Cannes il 7 e l’8 luglio, per comminciare in bellezza i sei mesi di presidenza sarkoziana dell’Europa.

Questo promette bene. Se l’UE allinea la propria politica sull’immigrazione sul duo Hortefeux-Maroni, gli immigrati che saranno scampati ai barbeque dei "cittadini onesti" finiranno nei centri di detenzione sovraffollati, ai quali potranno loro stessi dare fuoco per disperazione o per collera (recentemente in Francia un centro di detenzione per immigrati clandestini è stato dato alle fiamme, ndt). Afa o no, l’estate europea rischia di essere ricca di incendi, e non solo nei boschi…

(a cura di Enrico Favaro)


sabato 5 luglio 2008

Bruxelles preoccupata per le discriminazioni subite dai rom











Le Monde, 2.7.08


[articolo originale qui]

In un rapporto pubblicato mercoledì 2 luglio, la Commissione Europea dipinge un quadro particolarmente tetro della situazione dei rom in Europa. Bruxelles sottolinea che questa comunità, di cui si ignora la grandezza precisa, è vittima di discriminazioni economiche, sociali e politiche che rendono tuttora illusorio l’obiettivo di integrazione promosso dai Ventisette.

La diffusione di questo rapporto avviene nel pieno della polemica scaturita attorno ad un progetto di legge del governo italiano che autorizzerebbe a prelevare le impronte digitali di tutti i rom, bambini inclusi.

Le conclusioni della Commissione sono dirette: un forte tasso di disoccupazione, una speranza di vita inferiore dai dieci ai quindici anni rispetto alle altre popolazioni europee, una grande povertà o discriminazione al momento dell’impiego sono le difficoltà con le quali si fronteggia la comunità rom; esse fanno temere le autorità europee che “a meno di interventi politici (...) la prossima generazione si manterrà in uno stato di povertà profonda e sarà progressivamente ancor più emarginata e esclusa”.

“E’ importante che con l’aiuto dei fondi strutturali, la popolazione rom possa finalmente uscire dallo stato di esclusione nel quale è confinata da anni”, chiedono le autorità europee. Per realizzare questo obiettivo si affidano alla legislazione attuale, ritenuta “adeguata” e ai programmi di finanziamento che hanno permesso di dispensare 275 milioni di euro per progetti fra il 2000 e il 2006.

L’IMPOTENZA EUROPEA

Ma riguardo ai progetti italiani di repressione dei rom, la Commissione non si esprime. “Non ho abbastanza elementi per esprimere un giudizio [sul caso italiano]” ha riconosciuto Vladimir Spidla, commissario europeo agli affari sociali.

In Italia, il ministro dell’interno Roberto Maroni giustifica il suo progetto con la volontà di sottrarre i bambini di strada allo sfruttamento, ma tale progetto si colloca soprattutto nel contesto di una politica più vasta che mira a rendere l’immigrazione clandestina un crimine. Diversi eurodeputati si sono detti fortemente contrari a un’idea che “potrebbe portare alla riapparizione di registri della popolazione basati sulla razza di appartenenza”.

“E’ inconcepibile che, in uno stato membro della UE, un gruppo sociale specifico sia fatto oggetto di una misura di raccolta delle impronte digitali” ha dichiarato il deputato tedesco Alexander Navaro, criticando un dispositivo che “ricorda dei periodi oscuri della storia europea”. In Italia, diverse voci, fra cui quelle della Fondazione Migrantes, un organismo della Conferenza episcopale italiana, si sono levate allo stesso modo per chiedere il ritiro del progetto. Secondo il quotidiano Corriere della Sera il “censimento” sarebbe già iniziato in diversi campi nomadi alla periferia di Milano.

(a cura di Andrea G.)

venerdì 4 luglio 2008

Italia: censimento dei rom con impronte digitali












Népszabadság, 2.7.08


[articolo originale di Júlia Sárközy qui]

Ndr: Come ieri, grazie a Réka per questo articolo che dimostra come non siano solo Inghilterra e Spagna a scrivere su di noi! Il Népszabadság é il maggior quotidiano ungherese.

“Non mi faccio fermare dalle lamentele dell’UE!” ha dichiarato il ministro leghista degli Interni, Roberto Maroni, che ha ordinato la raccolta delle impronte digitali dei minorenni rom, dopo che, insieme alla CEI, anche l‘UNICEF e l’UE hanno espresso la loro perplessità nei confronti di questa forma particolare del censimento delle minoranze etniche.

Il prefetto di Napoli, nominato dal governo Berlusconi come commissario straordinario dei rom, ha già cominciato il censimento dei rom che abitano nei sobborghi della città (cioè di quei rom le cui baracche non sono state incendiate come, per esempio, è successo a Ponticelli, dove i napoletani della zona si sono vendicati così perché, secondo loro, una rom voleva rubare una bambina). Adulti e bambini vengono identificati con l’aiuto delle impronte, anche se il ministro ha ordinato la registrazione solo dei minorenni.

“Solo per la tutela dei diritti dei bambini rom” ha sottolineato Maroni, secondo il quale è giunto il momento dell’identificazione dei minorenni rom, soprattutto per poter sottrarre i piccoli schiavi dalle mani della mafia dei mendicanti. (L’europarlamentare Mohácsi Viktória, che ha recentemente visitato i campi nomadi a Napoli e Roma, invece, ha richiamato l’attenzione sul fatto che proprio le autorità sottraggano i minorenni rom dalle loro famiglie) .

La CEI non condivide l’idea di Maroni: il settimanale cattolico la Famiglia Cristiana parla di un provvedimento disumano e razzista; secondo la comunità Sant’Egidio seguendo il concetto potrebbero anche stampare un codice a barre sui rom; l’ex presidente dell’Unione degli Ebrei, Amos Luzzatto, ha dichiarato che l’atto lo riporta alla tragedia della sua infanzia. Anche l’UNICEF esige chiarimenti e afferma che il fine non giustifica i mezzi. Il presidente leghista della Regione Veneta condanna il provvedimento, mentre il prefetto di Roma, costretto a fare il censimento, ha rifiutato di farlo. “Se non prendo le impronte digitali dei minorenni italiani, perché dovrei farlo ai rom?” ha chiesto Carlo Mosca che, dopo le sue dichiarazioni, è stato richiamato dal Ministero degli Interni ed è stato costretto a silenzio e all’esecuzione immediata del provvedimento.

Maroni non molla: “Neanche un passo indietro. Sono stufo del frignare di Bruxelles”, ha risposto sottolineando che è ipocrisia piangere per le impronte, invece di parlare del fatto che i minorenni rom in Italia vivono nei campi infestati da topi. Bruxelles, per il momento, è cauta: l’Unione, prima di pronunciare qualsiasi giudizio, vuole vedere il testo completo del pacchetto sicurezza elaborato dal portfolio leghista degli interni del governo Berlusconi. Anche la Croce Rossa Italiana tace: l’organizzazione procede con il censimento particolare che, come afferma, serve per registrare lo stato di salute e la situazione sociale dei rom.

Nel frattempo la stampa internazionale parla di provvedimenti in stile Mussolini e di isteria contro i rom, mentre i giornali italiani – come è successo nei confronti dei rumeni l’anno scorso – mettono in prima pagina le notizie sui criminali rom. L’unica cosa che nessuno chiede è perché l’Italia non abbia mai chiesto contributi dai fondi europei indirizzati all’integrazione dei rom, e dopo maghrebini, albanesi, cinesi, rumeni e rom dichiarati pericolosi, quale etnia di immigrati diventerà temuta dagli italiani.

Secondo i calcoli eseguiti dieci giorni fa in Italia vivono 140 mila rom (lo 0.2% della popolazione), la metà dei quali cittadini italiani, mentre gli altri arrivano da ex-Jugoslavia e Romania; il 60% sono nomadi e la metà della popolazione rom ha meno di 18 anni.

Sebbene nel teatro Shakespeare di Roma sia in corso un festival di musica rom, la Corte Suprema dell’Italia ha appena assolto il sindaco veronese condannato a due mesi di reclusione con l’accusa di razzismo. Flavio Tosi, un altro politico della stessa Lega, ha detto di no al campo nomadi progettato nella sua città, dichiarando: “I rom devono essere mandati via, perché dove ci sono loro, ci sono anche le rapine”. È una vera pazzia cosa sta succedendo in Italia – ha notato il filosofo Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, che è stato fermato da una manifestazione feroce dei cittadini contro 160 sinti rom, che da generazioni vivono dalla vendita di metalli usati e che avrebbero potuto avere una dimora grazie al sindaco.

“Anch’io sono rom, e tutti nel circo sono di origine sinti” ha dichiarato, con grande sorpresa degli italiani, la dirigente del circo ambulante più famoso Moira Orfei, conosciuta anche dai film di Fellini.

(a cura di Réka R.)

giovedì 3 luglio 2008

Condotta anti-repubblicana











La Folha de São Paulo,
Editoriale del 26.6.08

[articolo originale qui -> ]

Ndr: Grazie a Francesco T. per questo articolo che mostra quanto interesse stiamo suscitando ultimamente nel mondo. La Folha de São Paulo é il piú diffuso quotidiano in lingua portoghese.

Sono stati i popoli italici, notoriamente i latini, che hanno fondato la più prodigiosa repubblica dell’antichità: quella romana. Caratterizzata da un impianto di separazione di poteri che si autoregolavano attraverso un complesso sistema di freni e contrappesi, la Repubblica Romana dominò quasi tutto il mondo conosciuto di allora e fissò le basi della civiltà occidentale.

È parte di quesa eredità repubblicana che Silvio Berlusconi, il premier italiano, sembra seriamente impegnato a distruggere. Martedì scorso il Senato ha approvato un’alterazione giuridica – che ha già ricevuto il suggestivo soprannome di “legge salva-premier” – che congela, per un anno, i processi iniziati a partire dal 30 giugno del 2002 per crimini che prevedono una pena al di sotto di dieci anni di prigione. Per diventare legge la norma deve ancora passare per la Camera, dove il governo gode di nuovo di una schiacciante maggioranza.

La misura calza a pennello allo stesso Berlusconi, che dovrebbe andare a giudizio il prossimo mese, a Milano, dove è accusato di cospirazione e corruzione nell’ambito del giudiziario. Si calcola che l’iniziativa influenzerà centomila processi, provocando un caos giuridico. E questa non è l’unica furbata del premier.

Due settimane fa questi ha fatto in modo che il Parlamento approvasse una una legge durissima sulla libertà di espressione che punisce con la galera i pubblici ministeri nel caso in cui rilascino commenti riguardanti i propri casi insieme ai giornalisti che divulghino queste informazioni.

É stata ridotta drasticamente anche la possibilità di utilizzare intercettazioni per appurare i reati. Berlusconi ha già avuto diverse conversazioni intercettate con l’autorizzazione della Giustizia. Alcune di queste sono finite nei giornali, il che ha arricchito di molto la biografia del premier e magnate.

Nei prossimi giorni inoltre il Presidente del Consiglio presenterà un progetto di legge che concede l’immunità ai titolari delle cinque più alte cariche statali, incluendo, naturalmente, se stesso.

Continuando su questa strada, Berlusconi presto ridurrà il patrimonio della “Res Publica” romana agli stessi livelli dello Zimbabwe.

(a cura di Francesco di ZaraeTripo)

mercoledì 2 luglio 2008

Situazione difficile per i Rom: echi di Mussolini










The Independent, 27.6.08

La schedatura obbligatoria delle impronte digitali degli zingari in Italia è l'ultimo esempio della crescente tendenza repressiva del paese nei confonti delle minoranze - e un infausto eco delle politiche dell'ex dittatore fascista.

[articolo originale qui]

Prendete le impronte digitali di tutti quelli lì: l'idea aveva aveva la soddisfatta impronta di un governo deciso. Il governo italiano stava prendendo un provvedimento duro; qualcosa che era stato rimandato da tempo.

Il ministro degli interni, Roberto Maroni, uno dei leader della Lega Nord, incitatrice di folle scomposte e rumorose - vicina alleata di Silvio Berlusconi tra i banchi del Governo - ha illustrato la sua prossima mossa per risolvere l'emergenza sicurezza: la schedatura delle impronte digitali degli zingari.

E' l'unico modo per l'Italia, ha detto la commissione parlamentare mercoledì scorso, per garantire "a coloro che hanno il diritto di rimanere qui, la possibilità di vivere in condizioni decenti". Per questo motivo ai Rom - quelli che hanno la nazionalità italiana e quelli che non ce l'hanno, cittadini europei e non - saranno prese le impronte digitali. E tale regola verrà applicata persino ai bambini zingari - per ragioni che a molti sostenitori del signor Maroni si saranno rivelate ovvie: "per evitare fenomeni," così ha detto, "come l'accattonaggio". Le nuove misure, ha detto, erano indispensabili "per espellere coloro che non hanno il diritto di rimanere in Italia".

Per chi non è stato travolto dalla travolgente furia anti-Rom la campagna ha in sè una forte assonanza con Mussolini e Hitler.

Il compito di contare e identificare i residenti in Italia, cittadini o no, che appartengono alla minoranza più disprezzata d' Europa è, di fatto, già in corso.

Giovanna Boursier, una giornaista italiana, ha trovato un piccolo accampamento dove il conteggio era già avvenuto, alle estrema periferia a sud di Milano. "Non c'è neanche un bar dove chiedere la strada," ha scritto su Il Manifesto, "ma una volta superata una collina si vedono i tetti delle capanne. Ce ne sono circa dieci, con dei caravan, sparse nella periferia, sotto i cavalcavia e i fili dell'alta tensione. Circa quaranta Rom vivono qui."

Le hanno detto che la polizia era arrivata all'alba, avevano svegliato tutti, circondato il campo e inondato di luci e poi girato casa dopo casa, chiedendo documenti di dentità e fotografandoli. Tutti i residenti erano cittadini italiani. Non faceva alcuna differenza. "Questo non era un censimento," protesta un Rom di nome Giorgio. "Questo era una schedatura etnica."

Le impronte digitali sono un dettaglio che hanno omesso - mancando, per il momento, l'autoritá per prenderle. Ma Maroni ora ha stabilito un rimedio a tutto ciò.

L'"emergenza sicurezza" in Italia è un fenomeno strano e preoccupante, che si è diffuso lentamente nell'ultimo decennio man mano che la crescita economica rallentava fino a fermarsi del tutto. Si è intensificata drammaticamente con l'ammissione di Romania e Bulgaria nell'Unione Europea a gennaio dell'anno scorso, e ora è talmente critica che è stato il più grande fattore di successo della vittoria di Berlusconi alle elezioni e continua oggi a dominare i media. La scorsa settimana ha portato alla decisione di permettere l'aumento di poliziotti nelle grandi città fino a 3000 pattuglie.

Il problema è strano e preoccupante perchè sembra non esistere, o statisticamente o come un fatto derivante dall'esperienza personale. La criminalità non è un grosso problema nelle città italiane. Non c'è nessuna epidemia di furti, rapine, borseggi, stupri. L'Italia rimane un paese dov'è molto sicuro passeggiare per le strade. Però il Governo si comporta come se fosse in Colombia. Ma con una differenza molto speciale: e cioè il supposto elevato tasso di criminalità è opera di un gruppo etnico particolare, noto come "i nomadi Rom".

Zingari o Rom sono visibili nelle città italiane così come nel resto d'Europa, e il loro numero è aumentato. A Roma il tuo viaggio in metropolitana può diventare meno piacevole a causa delle loro fisarmoniche e dei loro violini e delle loro suppliche per elemosina. I tuoi occhi possono essere offesi dal vederli prendere cose dai bidoni della spazzatura o trascinare a casa roba da riciclare. Roma è amministrata così male che piccoli, totalmente avvilenti accampamenti abusivi sono sorti in molti posti. Sono una vergogna - antigienici, antiestetici - e non hanno posto in un moderno paese civilizzato. Ma non riguarda la fonte della "emergenza sicurezza"?

Giovanni Maria Bellu, un giornalista de La Repubblica e un esperto delle minoranze italiane, ha detto che il problema è stato uno dei tanti fraintendimenti. "La maggioranza degli Italiani non distingue i Rom italiani da coloro che sono arrivati dalla Yugoslavia durante il tracollo di quel paese," ha detto. "E molti italiani pensano che 'Rom' sia l'abbreviazione di 'Romeni' - e dall'inserimento della Romania nella Unione Europea c'è stato un numeroso flusso di rumeni. La gente unisce questi concetti diversi. Ci sono stati crimini commessi da rumeni - e la gente li confonde con i Rom, e i Rom finiscono con l'essere accusati di tutto.

"La sicurezza è stato un tema eccessivamente utilizzato alle elezioni politiche, ecco perchè questa fusione Rom-rumeni è diventata così grande, e una parte della sinistra è molto insicura nell'affrontare il problema. L'emergenza sicurezza è di per sè un mito: non c'è stato alcun aumento del numero di stupri, per esempio - anzi il numero è diminuito. Ma quando avviene un singolo caso, esso è sbattuto sulla prima pagina di certi giornali per due motivi: aumenta il clima di paura e danneggia il centro-sinistra, che è percepito come debole per quanto riguarda il discorso sicurezza."

La paranoia dell'Italia sui Rom è emersa sulle prima pagine dei giornali di tutto il mondo il 13 Maggio, quando una donna in un sobborgo di Napoli di nome Ponticelli ha affermato che una ragazza Rom aveva tentato di rapire suo figlio. La comunità si è ribellata con rabbia, e dei ciminali appartenenti alle organizzazioni criminali della Camorra hanno lanciato bombe di benzina nei campi abusivi dei nomadi del posto, facendone scappare gli abitanti e bruciando tutto. Improvvisamente non c'era nessun modo per evitarlo: l'odio italiano nei confronti dei Rom aveva preso una nuova, drammatica piega.

Ma originariamente non c'era alcuna paura ancestrale, di fatto non radicata ma una leggenda. Il signor Bellu ha detto: "Non c'è niente nei registri della polizia che sostenga l'idea che i Rom abbiano rapito dei bambini. E' soltanto una leggenda. Ma una leggenda che tuttora ha una certa presa sulla gente."

Marco Nieli, il presidente di Opera Nomadi, la più importante organizazione che rappresenta i Rom italiani, ha detto: "I primi Rom arrivarono in Italia nel 1400 e da allora sono stati qui, e sono italiani in ogni loro aspetto. Il vero problema è di un'ignoranza grossolana: se qualcuno dice che i Rom rapiscono i bambini, i partiti politici riflettono e amplificano questa menzogna. In questo modo tutti i problemi vengono nascosti sotto il tappeto."

Thomas Hammerberg, commissario europeo per i diritti umani, ha visitato un grande accampamento Rom a Roma all'inizio di questo mese. "Ho visitato l'accampamento Casalino 900, dove vivono circa 650 Rom," ha detto. "Non c'è elettricità, nè acqua. E' una baraccopoli davvero malmessa."

E la paura di una "schedatura etnica" era già dilagante, ha detto, "considerando ciò che accadde loro in passato in Germania e altrove. Hanno anche sollevato la domanda: perchè noi? Perchè non altri? Molti di quelli del campo che ho visitato erano in Italia da 40 anni; sono venuti dalla Yugoslavia, alcuni hanno sempre problemi con documenti di identità, schiacciati tra la vecchia e la nuova nazione. Se sei stato in un Paese per 40 anni, sei ancora uno straniero? Questo dibattito sulle impronte digitali è stato un altro promemoria del fatto che il loro status non è mai stato definito.

"Il problema principale dei Rom è ampiamente diffuso in Europa: alloggi, salute, educazione, occupazione, rappresentanza politica... Ma per molto tempo in Italia i Rom sono stati il simbolo di qualcosa che non è voluto".

"I nazisti e i fascisti usarono lo stesso metodo nell'individuarli intorno al 1930. Non sorprende il fatto che siano spaventati".


Un dittatore tascabile e il Manifesto della Razza

Il razzismo è spesso visto come intrinseco al fascismo, ma l'inventore dell'ideologia, Benito Mussolini, si è avvicinato all'ossessione di Hitler per la razza alla fine della sua carriera e dopo una lunga fase di persuasione.

Gli ebrei vivevano in Italia da secoli senza alcuna persecuzione. La comunità a Roma, anche se confinata nella storica area del ghetto per molti secoli, ha la più lunga e ininterrotta storia rispetto alle altre comunità ebraiche nel mondo. Nell'Italia di Mussolini, gli ebrei borghesi continuarono a vivere e a prosperare senza alcuna persecuzione - fino al 1938.

In quell'anno Mussolini introdusse il suo Manifesto della Razza, molto vicino alle leggi naziste di Norimberga, che privavano gli ebrei della loro cittadinanza italiana, del diritto per i bambini di andare a scuola e per gli adulti di lavorare nel governo o in una libera professione.

La tradizionale tolleranza e/o indifferenza italiana nei confronti degli ebrei significò che molti vennero protetti durante quegli anni, ma dopo la caduta di Roma, quando Mussolini si trasferì presso la città di Saló sul lago di Garda e venne posto dai nazisti come dittatore tascabile della Repubblica di Salo, le deportazioni degli ebrei presso i campi di concentramento iniziarono sul serio.

E cosa accadde ai Rom italiani durante i cupi ultimi anni del dominio di Mussolini? Circa 1 milione e 600 mila Rom morirono in Germania e altrove durante l'olocausto, un genocidio proporzionalmente superiore a quello subito dagli ebrei.

La storia del loro trattamento sotto Mussolini è un argomento che gli storici italiani contemporanei sono stati restii ad analizzare, secondo Marco Nieli, presidente dell'organizzazione italiana Rom 'Opera Nomadi'.

"E' noto che ci siano stati campi di concentramento per i Rom in Italia durante il periodo fascista, così come è noto che migliaia di Rom morirono in essi di fame, freddo e lavoro eccessivo," ha affermato. "Le ricerche in corso intendono scoprire la misura delle sofferenze che subirono."

(a cura di Sharon B.)

martedì 1 luglio 2008

Berlusconi in corsa verso l'immunitá









The Financial Times, 28.6.08


[articolo originale di Guy Dinmore qui]


In una corsa contro il tempo prima del verdetto in un processo di corruzione che riguarda Silvio Berlusconi, il gabinetto italiano ha approvato venerdí un disegno di legge che darebbe l'immunitá totale al premier e ad altre tre alte cariche dello Stato.

Il provvedimento ora andrá in parlamento, dove la nuova coalizione di centro-destra di Berlusconi ha una larga maggioranza. Potrebbe diventare legge alla fine di luglio se Giorgio Napolitano, capo dello Stato, dará il suo consenso.

Nel frattempo, il processo nel tribunale di Milano di Berlusconi e David Mills, un avvocato inglese, sta per concludersi malgrado gli sforzi del team legale del premier di ricusare un giudice sulla base di una sua presunta parzialitá.

"O lavoro come premier o dedico il mio tempo a prepararmi per comparire in giudizio. Non posso fare entrambe le cose," ha detto Berlusconi, miliardario magnate dei media e per tre volte Presidente del Consiglio.

"Adesso stiamo diventando un paese normale," ha detto, riproponendo l'argomentazione che l'Italia si stia adeguando alle altre democrazie. Gli esperti della costituzione non sono d'accordo, anche se alcuni capi di Stato, inclusi i presidenti di Francia e Germania ed i sovrani inglesi, godono di una considerevole immunitá.

Per due volte durante la settimana scorsa Berlusconi ha tacciato i giudici di essere anti-democratici ed un "cancro", accusandoli di perseguitarlo e rinnegare il desiderio degli elettori "sovrani" da quando é diventato per la prima volta presidente nel 1994. Le sue uscite fanno pensare che i suoi avvocati temano una condanna nel processo di Milano. Non sarebbe la sua prima condanna, ed esistono due stadi di appello, ma alcuni commentatori hanno suggerito che Berlusconi potrebbe dare le dimissioni per i danni alla sua posizione solo poche settimane dopo il ritorno al potere.

Dato il suo enorme successo alle urne ad aprile, le dimissioni sembrano improbabili. Comunque, corre il rischio di ripetere il suo mandato 2001-2006, quando le sue battaglie contro la giustizia hanno eclissato gli sforzi per compiere le riforme economiche.

Il centro-sinistra ha giá (giá? NdR) rotto il dialogo sulle riforme costituzionali, accusando Berlusconi di avere esagerato con le sue misure di "sicurezza". Parallelamente, il Governo ha anche messo giú una legislazione di emergenza che bloccherebbe alcuni processi non prioritari, incluso quello di Berlusconi, per accelerare i casi piú urgenti.

Berlusconi é accusato di avere versato 600.000 dollari a Mills, un suo precedente avvocato, per testimoniare il falso in alcuni processi al riguardo di conti bancari segreti all'interno dell'impero finanziario del miliardario. Entrambi rinnegano le accuse.

Berlusconi ha affrontato i tribunali molte volte - 17 secondo il suo avvocato - ed é stato sottoposto a dozzine di investigazioni. Tutti i precedenti casi sono stati archiviati o le condanne sono mancate per intervenuta prescrizione. Due altri casi non sono stati ancora risolti.

Il decreto proteggerebbe il premier ed i presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera. Nel 2004 la Corte Costituzionale aveva respinto un decreto simile approvato dal precedente governo Berlusconi. I ministri dicono che questo nuovo decreto rispetta le obiezioni della Corte, ma esperti costituzionali non sono d'accordo.

lunedì 30 giugno 2008

Silvio Berlusconi continua a mettere in imbarazzo la democrazia










The Guardian, 29.6.08, Editoriale

[articolo originale qui]

L'enorme paradosso della democrazia è che la libertà politica ha bisogno di svilupparsi ma allo stesso tempo aiuta i suoi nemici. Una società democratica deve tollerare, fino ad un certo punto, l'attività dei politici i cui istinti sono fondamentalmente antidemocratici.

La prova di questo è evidente nel fatto che Silvio Berlusconi è il Presidente del Consiglio italiano eletto liberamente. Si è insidiato da 50 giorni al potere, che ha ripreso dopo un periodo all'opposizione, dopo aver governato nei periodi 1994-95 e 2001-2006. Il suo primo mandato lo ha visto accusato dai suoi avversari - ma mai condannato - di corruzione. E' stato anche denunciato, a rotazione, per nepotismo, cattiva gestione economica e per nazionalismo reazionario socialmente scissionistico. Ma nonostante ciò ha vinto.

Il signor Berluscni è stato eletto grazie alle promesse di una rinascita economica - l'Italai ha una delle economie più lente nella crescita nella zona Euro - ha acquistato progressivamente forza grazie alle promesse di combattere duramente la criminalità e regolare severamente l'immigrazione, che il partito Forza Italia presenta quotidianamente come un unico problema.

Al governo, egli ha proposto una severissima schedatura razziale, il rilevamento delle impronte digitali dei bambini Rom e la minaccia di allontanare dai propri genitori quelli che chiedono l'elemosina nelle strade italiane, una misura vista dai leader di altre minoranze come un ritorno al passato fascista dell'Italia.

Il signor Berlusconi è anche ritornato sul suo tema legislativo preferito - proteggere se stesso dalle varie accuse di corruzione che si sono accumulate contro di lui negli anni. Lui vuole far passare una legge che renderebbe le più alte cariche, ovviamente lui incluso, immune dai procedimenti penali. Quando ha tentato di introdurre il medesimo provvedimento nel 2004, la corte suprema decise che era incostituzionale. Ha un'altra legge pendente che sospenderebbe per un anno certi processi dove il presunto crimine è portatore di una sentenza da più di 10 anni. Un caso del genere, dato che deve iniziare il prossimo mese, comprende le accuse di corruzione che riguardano Berlusconi.

Questo programma è dominato dalla guerra contro la magistratura e quei settori dei media determinati nel costringerlo a rendere conto delle sue azioni (il premier ha il controllo sostanziale della televisione commerciale e usa la sua posizione per influenzare quella statale). I giudici che lo perseguitano, afferma, sono "il cancro della nostra democrazia".

Tutto è stato condotto con l'atteggiamento spudorato tipico di Berlusconi che, se non fosse cosí inquietante, ricorderebbe quello di un domatore circense.

Il fatto che Berlusconi sia al potere é una tragedia per tutti gli italiani, anche se la scomoda verità riguardo tale problema è che in così tanti hanno votato per lui. Ciò dovrebbe servire da avvertimento per gli altri paesi dell'Europa occidentale che ritengono che la loro cultura democratica sia così radicata da essere immune da attacchi interni. Se questo è il grande paradosso della democrazia, il più grande clichè nella politica è che le nazioni si ritrovano i leader che meritano. Ma certamente l'Italia e l'Europa meritano qualcosa di meglio di Silvio Berlusconi.

(a cura di Sharon B.)

sabato 28 giugno 2008

In Francia come in Italia il socialismo si cerca…










Le Figaro, 5.6.08


Per Yves-Charles Zarka, i tentennamenti dei socialisti francesi, ridotti a dichiararsi liberali, è prova del loro smarrimento. Il filosofo constata che, in Italia, il ricorso ad un’altra corrente di pensiero fu fatale ai socialisti.
[articolo originale qui]

Che il socialismo, che per tanto tempo si è caratterizzato per la sua forza intellettuale atta a rinnovare le problematiche sociali, sia attualmente in uno stato di drammatico vuoto concettuale, chiunque lo può constatare, e non solamente in Francia, ma anche altrove nell’Europa dell’Ovest e, per fare l’esempio di uno dei nostri più prossimi e cari vicini, in Italia. In Francia, l’assenza di idee e, di conseguenza, di un convinvente progetto politico specifico si traduce nella moltiplicazione delle ambizioni personali, ciascuno non vede perchè non potrebbe meglio degli altri sbrigare le stesse funzioni, avendo la stessa scarsa quantità di idee. In Italia, lo stato di disincanto della sinistra è ancora più profondo: non solamente non ci sono idee, ma non c’è nemmeno un leader credibile. Nelle ultime elezioni, non c’era alcuna vera alternativa a Silvio Berlusconi. E’ per questo che molti dei suoi avversari di sinistra hanno preferito rifugiarsi nell’astensionismo piuttosto che votare per Walter Veltroni, che è una specie di insipida copia di Berlusconi.

Ma c’è forse cosa più grave di questa: i socialisti, almeno alcuni fra loro, di entrambi i lati delle Alpi, sembrano aver dimenticato i principi che reggono la corrente ideologica e politica della quale fanno parte. Non si tratta solamente di aver dimenticato le origini, ma anche i principi fondamentali. Questa dimenticanza si manifesta in maniera abbastanza diversa. In Francia, recentemente, Bertrand Delanoë (sindaco di Parigi e candidato alla guida del Partito Socialista) ha fatto prova di grande audacia intellettuale proclamandosi « liberale e socialista ». Si è accusato a torto il liberismo, disse! Il liberismo classico, quello di Benjamin Constant e di Alexis de Tocqueville, non è il neoliberismo selvaggio. Complimenti, questa audace difesa del liberismo politico doveva essere fatta, in un’epoca dove la nozione di liberismo è stata così falsata da essere diventata uno spauracchio elettorale. Non si può dunque che salutare questa uscita del sindaco di Parigi.

Ma il vero problema non è là. Se Bertrand Delanoë ha mille volte ragione nel dire che il liberismo politico non è il neoliberismo finanziario, il liberismo politico diventa compatibile con il socialismo? Tocqueville, al quale si riferisce il sindaco di Parigi, aveva mostrato come la democrazia americana, e in verità ogni democrazia, è divisa tra i suoi due principi fondatori : la libertà e l’uguaglianza. Questo perchè, a seconda che si prenda per fondamento di un progetto politico la libertà individuale o l’uguaglianza collettiva, si finirà sempre su dottrine opposte: il liberismo o il socialismo. Il primo parte dall’individuo e pensa al sociale in termini di equità, il secondo parte dal collettivo e pensa al sociale in termini di uguaglianza, che è molto differente. Si può scegliere uno o l’altro, ma non entrambi, senza introdurre una grande confusione. I socialisti diventati liberali rischiano di perdere le loro tradizioni e le loro anime.

Poco fa dicevo che il disincanto italiano è profondo. Infatti sembra che la sinistra italiana abbia perduto la sua tradizione e la sua anima da molto tempo. Questo processo è iniziato, come sempre, sul piano intellettuale. Quello che succede nella realtà inizia spesso nel pensiero. Cercando di reinvigorire l’antiliberismo d’ispirazione marxista, gli intellettuali di sinistra hanno cercato riparo da un pensatore tedesco, Carl Schmitt, radicalmente antiliberale certo, ma anche rigido conservatore e che fu tra l’altro, durante la seconda guerra mondiale, un dignitario nazista.

E’ incredibile, ma vero. La sinistra italiana si è incarnata in Carl Schmitt. Il signor Schmitt è un docente universitario, sostenuto con un accanimento sconcertante da una gran parte di intellettuali di sinistra tra i più influenti. Per fare un semplice esempio, ma significativo, La Repubblica, quotidiano autorevole e di sinistra, è diventato in questi ultimi anni l’organo di difesa di Carl Schmitt. Alcuni intellettuali, come per esempio Antonio Gnoli e Franco Volpi, la usano come due cecchini per combattere tutti i pensatori liberali che rimettono in causa il carattere pericoloso e antiliberale di Carl Schmitt.

Gian Mario Cazzaniga, attualmente professore all’università di Pisa, che fu per molto tempo un personaggio importante delle vita intellettuale e politica della sinistra italiana, un giorno mi parlò di questo fenomeno : la sinistra italiana è diventata schmittiana e poi è morta. Ci resta da sperare che per un cammino certamente opposto, ma molto più onorevole, cioè diventando liberale, la sinistra francese non faccia la stessa fine di quella italiana. Sarebbe contrario allo spirito del liberismo diventare un pensiero unico.

(traduzione di Enrico Favaro)