lunedì 3 novembre 2008

La strada e la sinistra si mobilitano contro Berlusconi






Le Monde, 24.10.08

[articolo originale di Philippe Ridet qui]

Fino a questo momento ha fatto tutto quello che ha voluto o quasi. Da quando è stato eletto presidente del cosiglio italiano, Silvio Berlusconi ha imposto il ritmo e i temi della vita politica italiana senza dover temere che nessuno lo facesse cadere dal piedistallo dal quale comandava, forte di un indice di popolarità del 60%. La strada? Muta, al punto che il regista Nanni Moretti ha parlato di “sparizione dell’opinione pubblica”. La crisi ? Attraversata senza danni per la sua immagine, dando consigli di borsa ai piccoli azionisti (« non vendere ») e assicurando le banche (« lo Stato garantirà il risparmio »). La sinistra? Troppo debole, troppo divisa per competere.

Oggi la strada si risveglia. Da qualche giorno, decine di migliaia di professori, di studenti universitari, di liceali marciano quotidianamente per le vie delle grandi città contro la riforma del ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini. La riforma prevede dei tagli per diversi miliardi di euro e la soppressione di 140 000 posti nei prossimi anni. Le manifestazioni sono diventate più violente a causa di scontri con la polizia, specialmente a Milano.

Il Cavaliere ha minacciato di fare intervenire la polizia per fare evacuare i contestatori che bloccano i licei e le università. Ma queste dichiarazioni marziali non hanno dissuaso gli studenti dal rinunciare alla loro azione. Al contrario : “Non solamente la mobilitazione continua, ma aumenta. Ormai è la società nel suo insieme che si rende conto che il governo sta mettendo in pericolo lo sviluppo economico del paese”, afferma un comunicato dell’Unione degli studenti italiani (UDU). Due scioperi sono annunciati: il 30 ottobre nelle scuole e nei licei; il 14 novembre nelle università. Giovedì 23 ottobre, Berlusconi ha smentito tutti i progetti di ricorrere alla forza, e Gelmini si è detta pronta a ricevere i sindacati e i genitori degli studenti. Un primo tentativo di dialogo?

A causa dei discorsi e delle paure che questa contestazione possa avere un effetto estremamente negativo sui suoi buoni sondaggi, Berlusconi se l’è presa con i suoi soliti bersagli: media e centro-sinistra. Accusa i primi di “diffondere angoscia” e di falsare le notizie, e i secondi di cercare nelle strade la rivincita per il fallimento ottenuto alle urne durante le passate elezioni d’aprile.

Questo è un presidente. Dopo aver preso in giro il suo principale avversario, il presidente del consiglio sembra riconoscergli un ruolo d’oppositore che fino a quel momento rifiutava di accordargli. Reso inascoltabile e umiliato a causa della sconfitta di aprile, il centro pare ritrovare una visibilità e una credibilità che i sondaggi non traducono ancora. Walter Veltroni, segretario generale del Partito Democratico, dopo numerosi tentennamenti, sembra aver trovato la via di un’opposizione risoluta che non esclude la possibità del dialogo. Avendo ritrovato il suo ruolo di primo oppositore al presidente del consiglio, Veltroni ne deve portare la prova in cifre rassemblando un milione di persone –obiettivo ambizioso che lui stesso si è fissato-, sabato 25 ottobre, a Roma, contro la politica di Berlusconi. Un numero che le capacità di mobilizzazione dell’apparato e un conteggio generoso dovrebbero permettergli di raggiungere.

LA NOVITA’

Per arrivare là, Veltroni ha dovuto vincere la reputazione di uomo indeciso. Dopo aver sopportato senza troppo ribattere le critiche del suo principale alleato, Antonio Di Pietro, leader del partito de l’Italia dei valori (IDV), che gli contestava la leadership dell’opposizione in nome di una visione più intransigente dell’antiberlusconismo, l’ex sindaco di Roma ha rotto la sua alleanza. Una maniera di chiarire la linea del partito e di ancorarsi al centro sinistra. “Collaboratore”, gli ha risposto Di Pietro.

Il successo di questo rassemblamento non significa necessariamente la fine delle contestazioni per Veltroni. Descritto dai media vicini al potere come un uomo esitante e poco carismatico, il segretario generale del PD deve competere con un’opposizione interna estremamente attiva. Alcuni del partito, tra cui l’altro peso massimo, Massimo D’Alema, non esitano a scommettere su una dura scofitta del PD alle elezioni europee, e alle conseguenti dimissioni del suo attuale segretario generale.

Berlusconi, che conosce le ambizioni umane e gli arcani della politica italiana, lo sa meglio di chiunque altro. La coalizione delle contestazioni – una novità dalla sua elezione – può ancora rompersi sotto la pressione delle divisioni interne dei suoi oppositori.


(a cura di Enrico Favaro)


3 commenti:

Andrea Poulain ha detto...

se ci fosse stato un vero leader a sx sto berlusconi avrebbe governato una sola volta, o almeno non avrebbe sto 60 per cento...
dai che da stasera cambia il mondo, che Obama vinca e che il vento arrivi fino a noi..

Anonimo ha detto...

Io voglio sperare che il vero tempo del cambiamento arrivi da stasera, e si ripercuota anche da noi. Voglio sperare che ci si risollevi dalla crisi con più forza.
Voglio sperare di non aver studiato inutilmente per 5 anni all'Università, e tante altre cose.
Complimenti al blog, l'ho messo subito tra i preferiti!

Anonimo ha detto...

ma questo artolo l'avete tradotto con bablefish?