venerdì 12 settembre 2008

Silvio Berlusconi mette in imbarazzo Gordon Brown sulla "windfall tax"






The Guardian, 10.9.08

[articolo originale di Andrew Sparrow qui]

Silvio Berlusconi - eroe della sinistra. Non é cosí che suole essere definito il plutocrate indossa-bandane, ma questa é stata l'impressione che ha dato il premier italiano in una conferenza stampa un pó surreale con Gordon Brown oggi pomeriggio.

Nonostante Brown non sia riuscito a definire una windfall tax (tassa sull'eccesso di profitti di compagnie private, messa in vigore dal governo laburista nel 1997, NdR) per le compagnie del settore dell'energia, é venuto fuori che la sua controparte italiana di destra non aveva avuto scrupoli nell'introdurne una tutta sua. E' conosciuta come Robin Hood tax e, secondo Berlusconi, ha suscitato una tempesta di proteste.

"Abbiamo avuto questa idea per fare qualcosa per i bilanci di quelle compagnie che hanno tratto profitto dagli aumenti di petrolio e gas," ha detto Berlusconi.

"L'abbiamo fatto per creare un fondo d'aiuti per i nostri cittadini piú esposti agli aumenti dei prezzi, in particolar modo degli alimentari. Abbiamo una carta sociale che usa fondi da questa tassa in particolare, che é una tassa temporanea. E' stata molto bene accolta anche dalle stesse compagnie coinvolte."

Mentre Berlusconi si auto-incensava, come una versione mediterranea di Derek Simpson, Brown aveva quel sorriso stampato in faccia che suggeriva che sotto sotto si stava contorcendo per l'imbarazzo. Su uno degli argomenti chiave di politica del giorno, Berlusconi ha un atteggiamento piú in linea con il partito laburista ed il Trades Union Congress che lo stesso premier del partito laburista.

Berlusconi l'ha fatto apposta, giusto per divertirsi un pó (perché avrebbe sempre potuto specificare la diversitá della situazione economica nei due paesi ecc.)? O si é semplicemente infischiato della delicatezza dell'argomento per i laburisti? Non lo so.

Ma Berlusconi era certamente di un umore gioviale. Quando James Landale della BBC gli ha chiesto come mai l'Italia fosse al 65mo posto nella lista stilata dalla Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo dei paesi migliori per fare investimenti, dietro Giamaica, Perú e Turchia, ha iniziato a vaneggiare sul fatto che l'Italia abbia piú impianti TV e cellulari rispetto a qualunque altro paese europeo, un alto numero di automobili, il 72% delle opere d'arte europee, 100.000 chiese, 3.500 musei, 2.500 siti archeologici ed una squadra di calcio di prestigio mondiale.

Beccati questo, Turchia!

giovedì 11 settembre 2008

Spot tv di stato svedese














(segnalato da Manuel B.)

mercoledì 10 settembre 2008

Silvio Berlusconi approfitta della sua popolarità e dell'apatia della sinistra per far approvare pesanti riforme











Le Monde, 3.9.08


[articolo originale di Philippe Ridet qui]

Silvio Berlusconi esulta: «Ho fatto tornare a casa Prodi e i comunisti ed ho ingaggiato Ronaldinho al Milan AC. In conclusione, ho mantenuto tutte le promesse che avevo fatto prima delle elezioni». Ad altre riprese, il presidente del consiglio si è anche vantato di aver risolto il problema dei rifiuti a Napoli – o almeno di averli fatti sparire – o di aver trovato una soluzione 100% transalpina per raddrizzare la compagnia aerea Alitalia.

Sei mesi dopo la sua elezione, Berlusconi gode di una popolarità invidiabile (più del 50%) e beneficia del trauma post-elettorale del centro sinistra. Pertanto l’Italia, come il resto dell’Europa, soffre : l’aumento dei prezzi è del 4%, il divario Nord-Sud non cessa di aumentare, il peso della funzione pubblica soffoca lo Stato, la prospettiva di crescita è vicina allo zero…

Per rimediare al «male italiano», tre dossiers, nei quali il presidente del consiglio punta più sulla sua immagine di riformatore che sul suo avvenire politico, sono sul tavolo al rientro delle vacanze.

Il federalismo fiscale

E’ «la madre delle riforme», dicono al governo. Voluta dall’alleato populista di Berlusconi, La Lega Nord, questo progetto, che deve essere presentato in consiglio dei ministri a metà settembre, si fissa come obiettivo quello di avvicinare la fiscalità ai cittadini e di incentivare le regioni ad una gestione più rigorosa delle finanze. In poche parole, le regioni non potranno spendere più di quello che entra nelle loro casse.

Per arrivarci, lo Stato prevede d’attribuire una parte delle entrate fiscali (imposta sul reddito e differenti tasse sulle abitazioni) direttamente agli enti locali. Un sistema di perequazione attualmente in fase di studio permetterebbe poi di livellare le disparità, le regioni più ricche (nord) verseranno i loro eccessi alle regioni più povere (sud).

Questo testo è accompagnato da un’importante lavoro di ricerca di un’accordo tra centro sinistra e centro destra. Per essere adottato, dovrá o ottenere la maggioranza dei due terzi in Parlamento, o essere sottoposto a referendum.

La pubblica amministrazione e la scuola

Questa riforma è partita a causa di alcuni articoli di giornale su cui si leggeva che alcuni funzionari pubblici erano stati sorpresi a timbrare i cartellini dei colleghi. Poi il tono è montato contro i «fannulloni» statali. Lo Stato italiano si vuole ispirare al modello francese: riduzione degli effettivi e revisione degli stipendi, riservando una parte delle economie realizzate a delle promozioni basate sul merito.

Questa politica vede una prima applicazione nell’insegnamento. Circa 80.000 posti saranno soppressi già a settembre. Questa economia si accompagna ad una nuova distribuzione delle ore d’insegnamento, considerata più efficace, e al ritorno del maestro unico alle elementari. Questa politica d’osterità per la scuola è stata anch’essa preceduta da un’impressionante campagna giornalistica nel corso della quale tutti i giornali italiani (o quasi) condividevano il fatto che il vecchio sistema scolastico fosse un fallimento, o almeno inefficace.

La riforma della giustizia

Dopo aver fatto votare una legge che garantisce l’immunità penale alle quattro più alte cariche dello Stato («non dovrò più passare i miei sabati con i giudici» si è felicitato con se stesso in privato), Berlusconi vuole riformare il sistema giudiziario: desidera separare le carriere dei giudici e dei procuratori, introdurre dei criteri di «merito» per valutare il lavoro dei magistrati, e riformare il Consiglio Superiore della Magistratura per aumentarne il numero di membri eletti dal Parlamento.

Questo progetto di riforma inspira ai suoi critici non poco timore, i quali vedono in questo un «ritorno al fascismo». Lunedì 1 settembre il guardasigilli, Angelino Alfano, ha incontrato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per rassicurarlo. Quest’ultimo ha poi esortato centro-destra e centro-sinistra a “lavorare insieme” sull’organizzazione della giustizia.

Altro progetto di Berlusconi : autorizzare le intercettazioni telefoniche per i soli casi di terrorismo e crimini mafiosi.

(traduzione a cura di Enrico Favaro)

martedì 9 settembre 2008

Berlusconi/Putin: Le "misure" dei potenti









Fokus Online, 17.4.08

Durante la campagna elettorale Berlusconi si è vantato di essere più alto di Putin. Basta solo esserne convinti. Il neopresidente del consiglio italiano incontra il prossimo capo del governo russo.
[articolo originale qui]


Ndr: Un insolito articolo di qualche mese fa.


La vittoria elettorale di Silvio Berlusconi è stata annunciata non più di 24 ore fa e il 71-enne miliardario dei media già si vanta della sua stretta amicizia con Vladimir Putin. Dall’alto dei cieli Berlusconi promette che questa amicizia porterà vantaggi anche ai rispettivi paesi. “Presto saremo entrambi capi di governo e quindi colleghi” ha anche aggiunto. Putin lascerà il 7 Maggio l’ufficio del presidente. Berlusconi siederà molto probabilmente dall’inizio del mese prossimo nell’ufficio del presidente del consiglio dei ministri.

Durante l’incontro di lavoro di Giovedì e Venerdì in Sardegna, si parlerà, secondo il portavoce di Putin, dello stato dei rapporti tra Italia e Russia e sulle prospettive. “Proprio sul settore energetico dovrebbero essere stretti legami più forti tra Roma e Mosca. Ritengo che il nostro lavoro bilaterale per quanto riguarda il settore energetico non perderà vigore e dinamismo rispetto a quanto è stato fino adesso.” Ha detto il vicepresidente del parlamento russo. I gruppi italiani Eni ed Enel hanno lasciato correr voce di voler offrire quote per la realizzazione di un gasdotto in Libia e Egitto al loro partner russo Gazprom.

Al di là degli interessi economici politici i due piccoli grandi uomini avranno modo durante la cena di squadrarsi meglio. L’ultima volta, nell’estate del 2003, Berlusconi spalancò le porte della sua villa in Sardegna all’amico Wladimir. Già a quei tempi tra quei due correva della simpatia. Il russo invitò a sua volta l’italiano in Siberia. Perché lì il clima è migliore, scherzò Putin durante un suo viaggio di Stato a Roma.

L’antica amicizia non arrugginisce

Dopo l’uscita di scena di Gerhard Schröder dal ruolo di esperto politico “maschilista” di vertice Putin ha “riscoperto” quindi il suo vecchio rapporto con Berlusconi. Buoni amici nelle capitali Europee sono comunque diventati rari. Per cui ancora meglio si adatta l’amico italiano “ospitante” all’intreccio politico di potere dell’appena prescelto capo del partito Putin.

In Libia Putin si è incontrato con un altro Enfant terrible della scena politica internazionale: il capo della rivoluzione Muammar el Gaddafi.
Con lo scopo di “rinsaldare i rapporti di amicizia tra i due popoli” si è bevuto tè nelle tende beduine a Tripoli e si è parlato, come riportano i Media russi, anche di affari: armi, petrolio e gas.

La fedeltà e l’altezza

Contrariamente al presunto Don Giovanni Putin, Berlusconi è rimasto fedele, a se stesso ed al suo stile politico. Già durante la sua prima apparizione pubblica dopo la vittoria elettorale si è subito esibito rivelando particolari piccanti sulla sua eterna gioventù e soprattutto sulle donne che lavorano negli uffici politici.

Il biografo di Berlusconi Alexander Stille (cittadino Berlusconi) vede nell’ex canzonettaro proprio per il suo modo di essere, uno dei più bravi venditori del mondo. “Berlusconi sarebbe in grado di vendere il ghiaccio agli Eschimesi e il petrolio ai Sauditi. È convinto lui stesso di quello che dice.” Durante la campagna elettorale disse Berlusconi di se stesso: “sono alto 1,71 m”. secondo quanto afferma il giornale milanese “Corriere della Sera”, Putin è veramente 4 centimetri più basso.

(traduzione a cura di Cristiana)

lunedì 8 settembre 2008

The Economist vince contro la denuncia sporta da Berlusconi











The Economist, 5.9.08

[articolo originale qui]

NdR: L'articolo del the Economist in questione ("An Italian Story"), molto interessante anche se datato, é disponibile in italiano qui

Nel mese di luglio del 2001 Silvio Berlusconi, allora Presidente del Consiglio in Italia, avvió un processo in Italia sostenendo che The Economist l'avesse diffamato nel suo articolo "An Italian Story", pubblicato sul numero del 26 aprile 2001. La copertina (nell'immagine in alto, NdR) aveva come titolo: "Perché Silvio Berlusconi non é adatto a governare l'Italia". Siamo lieti di annunciare che la Corte di Milano ha respinto tutte le accuse di Berlusconi, condannandolo a pagare i costi del processo sostenuti dal The Economist. La sentenza completa, in italiano, é disponibile qui. The Economist non rilascerá nessuna ulteriore dichiarazione. Berlusconi é ancora una volta il Presidente del Consiglio italiano.

(segnalato da Alain)

venerdì 5 settembre 2008

Un partito italiano cerca di bloccare la costruzione di nuove moschee






The Financial Times, 25.8.08

[articolo originale di Paul Bompard qui]

La Lega Nord italiana, movimento populista, xenofobo, a tratti separatista che é una componente chiave nella coalizione di governo di Silvio Berlusconi, ha proposto un nuovo disegno di legge che bloccherebbe la costruzione di nuove moschee islamiche.

Il decreto, che il capogruppo della Lega alla camera Roberto Cota dovrebbe portare in parlamento la settimana prossima, richiederebbe l'approvazione della regione per costruire le moschee. Richiederebbe anche che si tenga prima un referendum locale, che non ci siano minareti o altoparlanti a convocare i fedeli alla preghiera, e che i sermoni siano tenuti in italiano, non in arabo.

Le possibilitá che questa legge venga approvata sono esigue, poiché questa cozza contro piú di un diritto costituzionale e non c'é stato immediato supporto né da Forza Italia né dal partito ex-fascista Alleanza Nazionale.

Ma c'é stato un cauto supporto dal piccolo, ultra-cattolico partito UDC, e la proposta legislazione anti-moschee riflette senza dubbio la sensazione dilagante tra gli italiani che ci sia bisogno di una qualche forma di difesa contro una presenza islamica in rapida crescita. Attualmente la popolazione musulmana presente in Italia é stimata intorno al milione, con 258 moschee registrate.

La Lega Nord, che in teoria é a favore della secessione del Nord Italia dal Centro e dal Sud, ha ottenuto piú dell'8% dei voti alle elezioni di aprile, ed ha sempre sbandierato la difesa dei valori nazionali della "razza" del Nord, in qualitá di prodotto naturale della sua terra.

Senza entrare nei dettagli, Roberto Maroni, Ministro degli Interni leghista, ha anche detto ad aprile che i "nomadi" - come gli Italiani chiamano gli zingari, anche se molti si spostano molto poco- che non fossero cittadini italiani e non avessero i requisiti per restare sarebbero stati riportati ai loro "paesi di origine".

La Lega ha cavalcato un'ondata di xenofobia, paura dei crimini commessi da stranieri, e preoccupazione per gli immigrati illegali, che ha aiutato di molto l'alleanza di Berlusconi a vincere le elezioni.

giovedì 4 settembre 2008

Tempo di OPA mentre in Europa é caccia al partner perfetto









The Guardian, 27.8.08

[articolo originale di David Gow qui]

NdR:Pina ci fa notare che l'articolo originale é stato corretto. Dunque si trattava solo di un errore o della creativitá di qualche buontempone del Guardian che si é poi dimenticato di correggere le sue malandrinate. Comunque, é stato divertente :)

L'aria in Europa in questi oscuri giorni di fine estate é densa di discorsi su reali ed immaginarie OPA nei settori dei motori, bancari ed energetici, tra gli altri. Con l'uscita dal credit crunch e, nonostante questo, l'ovvio rischio di una recessione su vasta scala, l'attivitá d'acquisizione é all'ordine del giorno.

Ci sono minimo tre bersagli solo nel settore dell'aviazione: Alitalia, Austrian e Iberia. Silvio Buffone (sic, NdR), il premier italiano, rieletto anche per la sua promessa di rilanciare la moribonda compagnia di bandiera, mantenerla in mani nazionali e proteggere i posti di lavoro, sta macchinando una soluzione che coinvolgerebbe un gruppo di importanti imprenditori che apporterebbero la somma di un miliardo di euro ad Alitalia - oltre i 300 milioni di euro di aiuti statali che in questo momento la Commissione Europea sta verificando se considerare legali o meno. Buffone ha aiutato ad assicurare il ritiro dell'offerta di Air France - KLM di entrare in possesso dell'Alitalia comprando il 49.9% delle azioni statali.

Alitalia, che ha perso altri 215 milioni di euro nei primi 3 mesi del 2008, ha un debito di 1,1 miliardi di euro, una flotta di aerei che invecchia, sindacati e creditori entrambi bellicosi. L'ultimo piano di rilancio, conosciuto come Piano Fenice, permetterebbe ad importanti imprenditori italiani di rilevarla ed unirla con AirOne dopo la sua divisione e le sue attivitá in perdita messe sotto amministrazione statale (bancarotta). Questo risibile campione nazionale inviterebbe poi un aiuto esterno da parte delle altre compagnie europee in cambio di una parte delle azioni. Inevitabilmente é la tedesca Lufthansa - che si é guardata bene dall'avvicinarsi al primo tentativo di salvataggio di AF-KLM - ad essere considerata il salvatore piú probabile.

Ma la compagnia aerea, che ha giá ingoiato Swiss, sta adesso provando a rilevare l'Austrian, anch'essa in perdita, comprando il 43% in possesso dello stato e vorrebbe comprare anche BMI. Alcune altre compagnie, inclusa AF-KLM, hanno segnalato il loro interesse a Merrill Lynch, consulente dell' Austrian. Ad ogni modo, si dice che la Lufthansa sia interessata in rilevare il 25% della nuova Alitalia.

Separatamente la British Airways, che questo mese ha lanciato una joint venture transatlantica con American Airlines ed Iberia, é in pole position per concludere una totale OPA/fusione con la compagnia di bandiera spagnola. La prospettiva, che é stata a lungo nei nostri pensieri, che le tre maggiori compagnie aeree europee - AF-KLM, LH e BA - emergano come trio di unici campioni europei dell'aviazione al di fuori del segmento low-cost si sta avvicinando.

martedì 2 settembre 2008

Il piano per rilanciare l'Alitalia riaccende l'interesse di Air France









Salve a tutti e bentornati! Dopo questa pausa estiva, il blog riparte insieme all'Alitalia...!
"Io amo l'Italia, io spinoffo Alitalia, ed allo Stato lascio i suoi parafernalia (che in questo caso sono debiti...?)"


The Wall Street Journal, 29.8.08


L'Italia cambia le leggi perché la compagnia venga divisa; l'UE minaccia un'opposizione

Il premier italiano Silvio Berlusconi ha riacceso l'interesse di Air France-KLM nell'Alitalia SpA con un nuovo piano per resuscitare la moribonda compagnia aerea controllata dallo stato.

Air France-KLM hanno dichiarato di stare considerando l'acquisto di una parte minore dell'Alitalia (in azioni, NdR) come parte di un piano in cui le operazioni dell'Alitalia, inclusi i suoi piú nuovi aerei e spazi a Roma e Milano, si unirebbero alla compagnia privata AirOne. Gran parte del debito dell'Alitalia sarebbe cancellato in uno spinoff, lasciando il governo responsabile per il suo pagamento, secondo persone familiari con questa vicenda.

Ma questo piano supportato dal governo deve affrontare molti ostacoli, inclusa la potenziale opposizione da parte dei sindacati ed autoritá per la competizione dell' Unione Europea. Recentemente, l'amministrazione Berlusconi ha modificato le leggi sulla protezione dalla bancarotta in Italia con lo scopo di proteggere un gruppo di imprenditori italiani intenzionati ad investire in Alitalia liberandola dai suoi creditori. Questo gruppo di imprenditori, guidato da Roberto Colaninno, capo della marca di motociclette Piaggio, e che include anche la banca italiana Intesa Sanpaolo, ha intenzione di investire un totale di 1 miliardo di euro nella compagnia aerea.

Queste modifiche alla legge sono entrate in vigore giovedí dopo che Berlusconi ha fatto uscire un decreto che permette all'Alitalia di ridirigere ("spin off", NdR) i suoi debiti ed operazioni senza profitto in una compagnia separata che sará dichiarata fallita, permettendo una fusione della sua parte migliore con Air One.

La nuova compagnia combinata avrebbe piú del 60% del mercato aereo italiano, suscitando potenziali dubbi sulla competizione. Ma il decreto di Berlusconi include anche una sospensione dell'autoritá dell'antitrust italiano sull'Alitalia.

Sará difficile che queste manovre legali sfuggano all'attenzione dell'Unione Europea. Alcuni ufficiali dell'UE hanno criticato i tentativi precedenti dei governi italiani di supportare l'Alitalia con fondi pubblici.

Alcuni avvocati notano che riscrivere le leggi di una nazione per beneficiare una singola compagnia o industria puó essere definito aiuto di stato illegale. "E' molto sospetto modificare le leggi sulla bancarotta per risolvere questa particolare insolvenza", dice Thomas Jestaedt, un avvocato esperto in aiuti di stato nello studio Jones Day di Bruxelles.

Un portavoce dell'UE ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni sulla vicenda, ma ha confermato che la Commissione Europea ha ricevuto una bozza dei piani per ristrutturare l'Alitalia.

Il piano di salvataggio richiede anche l'approvazione dei cocciuti sindacati italiani, che hanno giá criticato i piani sul taglio di un numero di posti di lavoro compreso tra le 5.000 e 7.000 unitá.

Venerdí i dirigenti Alitalia si incontreranno per approvare il piano di salvataggio, ribattezzato "fenice" dai suoi architetti all'Intesa. La banca ha dichiarato giovedí che investirá circa 100 milioni di euro nella compagnia aerea dopo il suo rilancio.

La volontá di Berlusconi di eliminare gli ostacoli legali per rilanciare la compagnia indica quanto disperato sia il governo per permettere all'Italia di sbarazzarsi di una compagnia che per anni ha scavato un buco nelle finanze pubbliche del paese. Mentre molti tentativi di vendere o rilanciare la compagnia fallivano, l'Alitalia ha raggiunto un debito di 1,1 miliardi di euro. Perde circa 1 milione di euro per ogni giorno in cui rimane operativa.

sabato 2 agosto 2008

Vacanze!














Questo blog va in vacanza per un mesetto!
Se avró tempo e mezzi proveró a postare qualcosa ogni tanto...ma chissá, a volte é meglio prendersi una pausa e lasciare il tempo necessario al sangue per riaddolcirsi un pó! Ciao a tutti!!

Continuate ad inviarci segnalazioni e traduzioni a chediconodinoi@hotmail.co.uk!

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Vi lascio con questa intervista informale che mi ha fatto qualche giorno fa questo blog: mi sembra un buon modo per fare un pó il punto della situazione e presentare alcuni degli articoli piú importanti pubblicati qui negli ultimi mesi. E grazie per l'interesse, Andrea!

Petrelli : Ciao Daniele. Parlaci un pò di te

Daniele: mi chiamo Daniele, ho 27 anni e sto facendo un dottorato in Germania. Ho anche avuto altre esperienze all'estero (Norvegia e Spagna) che mi hanno fatto rendere conto poco a poco di quale fosse l'idea che hanno negli altri paesi europei su di noi e sui nostri politici.

Petrelli: Come è NATO questo progetto?

Daniele: E' nato spontaneamente qui in Germania in una pausa caffé al lavoro con un paio di amici italiani. Nel nostro blog c'é scritto: "Da qui godiamo di un punto di vista piú obiettivo su quello che succede nel nostro paese. Lo scopo di questo blog é di condividere con tutti quello che si dice in Europa e oltre su di noi, con la traduzione in italiano di articoli scelti." Vorremmo fare qualcosa nel nostro piccolo per fare capire come siamo visti nel resto del mondo e per dare visibilitá ad alcune notizie che spesso sono nascoste, minimizzate o storpiate dai nostri media.

Petrelli: Puoi farci una sintesi di come l'italia viene vista all'estero?

Daniele: Purtroppo ci sono una serie di luoghi comuni sull'Italia che possono dare fastidio, e che naturalmente generalizzano su di noi in modo esagerato, ma se esistono é perché hanno un fondo di veritá. L'Italia é vista dalla Germania come uno stupendo paese con molte potenzialitá, ma che per cattiva gestione si ritrova ad essere uno dei fanalini di coda della zona dell'euro. Lo stato investe molto poco in ricerca e progetti a lungo termine, mentre il cittadino compra un libro ogni 10 anni ma non puó vivere senza l'iPhone e gli occhiali da sole di D&G. Gli italiani, per merito anche di come funziona la nostra classe dirigente, sono considerati aperti, generosi e simpatici, ma anche opportunisti, inefficienti, incuranti delle regole e menefreghisti. Non che i tedeschi siano perfetti, ma penso che un punto di vista esterno possa farti capire molte cose che prima non riuscivi a vedere sul tuo paese, ed anche su di te come persona.

Petrelli: Come vedono il nostro premier e il nostro governo attuale?

Daniele: Il fatto che Berlusconi sia riuscito a farsi eleggere di nuovo premier dopo tutto quello che ha combinato negli ultimi 15 anni qui é inspiegabile: il suo terzo mandato per i tedeschi é piú arcano e misterioso del terzo segreto di Fatima. Mi hanno chiesto una volta: "Ma chi lo ha votato? Ha fatto leggi per restare fuori dal carcere, ha chiamato un parlamentare tedesco nazista perché si era permesso di criticarlo, va ai G8 raccontando barzellette di cattivo gusto... ma perché poi ogni italiano a cui chiedo mi dice che assolutamente lui non l'ha votato?".
Non sorprende se si considera che qui un importante politico (perdonami ma mi sfugge il nome) si é dimesso all'istante quando é venuto fuori che aveva raccomandato una nipote per un posto di lavoro nel settore pubblico, con grande indignazione dei cittadini...

Petrelli: Ho notato che (a differenza di quello che vogliono farci credere) i giornali americani sono molti critici nei confronti del governo,idem quelli tedeschi (per non parlare di quelli spagnoli). Criticano molto la scelta del nucleare: cosa sai dirci al riguardo?

Daniele: Per questo ti rimando ad un ottimo articolo sul nostro blog dell'autorevole Wall Street Journal sul nucleare all'italiana, disponibile qui

Petrelli: E l'opposizione? Come viene vista? Veltroni è considerato un buon leader per l'opposizione?

Daniele: L'opposizione é considerata troppo blanda, e questo suo atteggiamento é considerato controproducente perché questo fa perdere molte occasioni per fare notare gli errori del governo. Anche per questo ti rimando ad un ottimo articolo del the Economist, dove il "governo ombra" é ribattezzato "opposizione fantasma". E' disponibile qui

Petrelli: Tu che adesso vivi in germania,sai dirci come si stanno muovendo per far fronte all'emergenza energia? E' vero che si stanno via via spostando verso le rinnovabili?

Daniele: Questo é un argomento che mi fa uscire pazzo. Ogni tanto giro per la Germania: ovunque vedo pannelli solari. Ho poi scoperto che l'energia che i tedeschi ricavano dal solare é 40 volte quella del nostro "paese del sole". Una volta ho persino visto passando in treno una roulotte di una famiglia nomade in un campo, senza ruote e appoggiata su quattro pile di mattoni, con un pannello solare montato sul tetto!!
E mentre giro per questi paesaggi, e vedo tutti questi pannelli solari sotto un cielo nuvoloso, e vedo distese di pale eoliche che girano, girano...mi viene in mente in modo sempre piú ossessionante e fastidioso una domanda: ma in Italia, per 30 anni, che ca... abbiamo fatto??

Petrelli: Essendo io un ragazzo che fa parte del meet up amici di beppe grillo,voglio farti una domanda che mi sta a cuore: Conoscono il movimento creato da Beppe? Che idea si sono fatti su di lui?

Daniele: Lo conoscono e ho letto parecchi articoli che lo citano, ma a dire il vero non se ne parla costantemente. Credo che il fatto che non appaia nella nostra televisione e nei nostri media influisca anche sulla sua visibilitá all'estero.

Petrelli: E Di Pietro?

Daniele: Sorprendentemente, Di Pietro é citato dalla stampa estera molto spesso quanto e piú di Veltroni. Quotidiani come lo spagnolo el País lo citano quasi quotidianamente. Certo, c'é da dire che le sue espressioni sono piú colorite, ma le sue posizioni nette hanno catturato l'attenzione dell'Europa, dandomi la sensazione che spesso l'opposizione, quella vera, venga riconosciuta in lui.

Petrelli: Da occhio esterno: qual è il vero problema dell'Italia?

Daniele: Penso che sia il menefreghismo di tanta gente, la mancanza di solidarietá e senso civile. Come dice Alessandro, che cura con me il blog, "in Germania ció che é pubblico é di tutti, mentre in Italia non é di nessuno". E questo si estende a tutti i campi: dal senso di responsabilitá di un lavoratore nel settore pubblico, alla dichiarazione dei redditi, al rispetto per l'ambiente. Come diceva Giovanni Falcone: "Perché una società vada bene e si muova nel progresso, nell'esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell'amicizia, perché prosperi senza contrasti, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore basta che ognuno faccia il suo dovere."

Petrelli: E del lodo schifani?

Daniele: Il vero problema del lodo Alfano/Schifani é che i miei colleghi tedeschi non la smettono di prendermi in giro per quello che succede in Italia... in Germania se c'é l'ombra del sospetto su un politico quello si dimette all'istante, da noi invece quando l'ombra diventa consistente si fa una legge del genere...

Petrelli: Ho visto che nel vostro blog,uno dei post più cliccati è quello del caso schifani-Travaglio.Puoi farci una riflessione sulla libertà di stampa in Italia?C'è davvero molta differenza con i paesi esteri?

Daniele: Guarda, non so veramente quanto i paesi esteri siano influenzati dai propri governi, anche se la sensazione é che lo siano molto meno di noi. Quello che é certo é che non hanno nessun interesse in scrivere una cosa o un'altra quando parlano di un altro paese, in questo caso di noi. Ti rimando ancora una volta ad un articolo che illustra abbastanza bene la situazione

Petrelli: Ti manca L'Italia?

Daniele: A fasi alterne. Mi manca in queste occasioni:

  • All'ora di pranzo e di cena
  • Quando parlo al telefono con gli amici e la famiglia
  • Quando devo mettermi quattro cappotti prima di uscire
  • Quando chiedo un caffé al bar
  • Quando devo fare i salti mortali per capire che sta provando a dirmi quel signore con la faccia incavolata
  • Quando vado a farmi il bagno nel fiume a 20°

Non mi manca affatto quando:

  • Pago l'affitto e mi rendo conto che é quasi la metá di quello che pagherei in Italia
  • Vedo per strada un contenitore di quotidiani, un passante che si avvicina, lo apre, prende il giornale e poi lascia il prezzo indicato in una cassetta a fianco..
  • Vedo trattare i lavoratori con dignitá e gli studenti come se fossero professionisti
  • Vedo proteggere gli alberi come se fossero persone
  • Pago una birra nella piazza centrale di una cittá 20 centesimi in piú di quanto la pagherei in periferia, anziché il triplo
  • Pago le tasse e penso che contribuiranno alla costruzione di una strada o a comprare un nuovo strumento ad un ricercatore anziché andare perdute nelle tasche di qualche politico

venerdì 1 agosto 2008

Lega Rumena










Frankfurter Allgemeine Zeitung, 28.7.08


[articolo originale di Dirk Schümer qui]

In Germania il genere melodramma politico non è ancora stato ritenuto di interesse. Invece potremmo stupirci rivivendo sugli schermi televisivi la dura gioventù di August Bebels o il drammatico duello all'ultimo sangue di Ferdinando Lasalle. Peccato, perché Otto Sander come il coltivatore di rose Konrad Adenauer, Veronica Ferres nei panni della battagliera Rosa Luxemburg, Ulrich Tukur che fa il bohemien Theodor Heuss – riscuoterebbero sicuramente grandi successi al botteghino. Ma poiché né i partiti di sinistra né la destra della Repubblica Federale Tedesca possono scrivere i copioni o indirizzare i fondi per le produzioni, i telespettatori tedeschi non possono godere di una cultura cinematografica politica.

In Italia è tutto diverso. Qui si è preparati ad assistere a serial trasmessi via etere sull’ascesa al potere e la trasfigurazione del patriarca della democrazia cristiana Alcide de Gasperi oppure a numerosi melodrammi sulla figura di papa Woityla. In seguito alla recente vittoria elettorale il partito della Lega Nord non vuole essere da meno. La Lega fonda il desiderio della secessione di un blocco padano veneto dal resto dell’Italia, alleggerendosi dei parassiti siciliani e dai fastidiosi emigranti provenienti dai Balcani, su fatti e storie avvenuti nel medioevo. In particolare sulle vicende della “Lega Lombarda” che nel dodicesimo secolo si oppose strenuamente alle truppe di Federico il Barbarossa e a Legnano vinse un’importante battaglia per la difesa della cittadinanza, che sono state assunte come mito per il partito moderno.

Lombardi rumeni

Nel film vedremo orde di selvaggi combattenti lombardi, languide popolane, un eroe scintillante (il leggendario condottiero Alberto da Guissano) ed un melanconico Barbarossa (impersonato da Rutger Hauer). La storia è certamente romanzata a fini mediatici, ma riflette i principi fondamentali che animano la Lega che vorrebbe rigettare in blocco i clandestini oltre i confini nazionali e con questi slogan ha conquistato anche la poltrona del ministero della giustizia.

La sede dove si sta girando l’epopea Lombarda è negli studi cinematografici di Bucarest. Qui, dove le comparse e gli operatori cinematografici sono decisamente più economici che a Milano, il regista Renzo Martinelli fa sgobbare volentieri i suoi anche oltre le otto ore lavorative.

Il tutto considerando che contro i rumeni, soprattutto della minoranza Rom, i leghisti in Italia stanno alzando gli scudi: dalla raccolta delle impronte digitali dei bambini dei campi nomadi alle ronde di cittadini che dovrebbero proteggere i quartieri ricchi dai furti commessi dai rumeni. Possiamo già immaginarci il leader della Lega Bossi incitare al cinema i propri paladini lombardi impersonati però da furibonde comparse di etnia rom. A quanto pare mentre la politica Europea resta ancorata ai vecchi pregiudizi, l’industria globalizzata del cinema procede a passi ben più spediti.

(a cura di Cristiana L.)