martedì 24 febbraio 2009

L’appello di un padre: lasciate che mia figlia muoia in pace










The Guardian, 8.2.09

[articolo originale di Michael Day e Tracy McVeigh qui]

Eluana Englaro è in coma dal 1992 a causa di un incidente stradale e la scorsa settimana i medici le hanno tolto i tubicini dell’alimentazione. In questa intervista esclusiva, suo padre racconta della lunga battaglia legale per permetterle di morire in pace e del timore che Silvio Berlusconi e il Vaticano potessero rendere vane le sue speranze.

Beppino Englaro, padre di Eluana Englaro, mostra le foto di sua figlia nella casa a Lecco.

17 anni fa Eluana Englaro aveva 21 anni, era carina, i capelli incolti e aveva ancora tutta la vita davanti a sé. Oggi l’ex allieva modello in lingue giace- gli occhi aperti ma appannati- in un letto d’ospedale in stato vegetativo permanente mentre tutta l’Italia discute sul suo destino.

Vivere vedendo morire un figlio è forse la cosa più terribile che possa accadere ad un genitore, ma Beppino Englaro ha combattuto contro i più grandi politici italiani e contro la Chiesa cattolica per più di dieci anni per permettere alla sua unica figlia di morire con dignità. Questo fine settimana il processo ha avuto finalmente inizio; venerdi mattina i medici hanno rimosso i tubicini dell’alimentazione ad Eluana. Ma potrebbe impiegarci tre settimane per morire e il dibattito legale potrebbe non terminare. Il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, minaccia di gettare il paese in una crisi costituzionale facendo approvare un decreto che interrompa la sedazione di Eluana e che ripristini i tubicini dell’alimentazione. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è rifiutato di firmarlo. Il Vaticano si è opposto implacabilmente al volere di Beppino Englaro.

Stanco ed esausto, Englaro ha definito l’intervento politico dell’ultimo minuto come “un’ inconcepibile violenza”.

Fu nelle prime ore di sabato 18 gennaio 1992, quando Eluana stava rientrando da una festa a casa di un’amica, che perse il controllo dell’auto di suo padre su un tratto di strada ghiacciata. Si schiantò contro un palo della luce.

Eluana venne trasportata d’urgenza al più vicino ospedale di Lecco ma entrò in coma e l’ecografia rivelò seri danni al cervello.

Dopo quattro settimane, i medici ipotizzarono lo stato vegetativo permanente. Dopo un anno, la ragazza “dalla personalità solare, molto popolare, molto fiera e caparbia sin da quando era piccola”, venne dichiarata in stato vegetativo permanente. Da allora, seppur respirando in maniera autonoma, è invecchiata in un letto d’ospedale, è stata nutrita e idratata dai tubicini.

La difficile situazione di Eluana è diventata un punto di riferimento nei casi di eutanasia, gettando una luce scomoda su un’ Italia spaccata in due: i liberali e i conservatori, influenzati dal Vaticano, dove i parlamentari rifiutano di adempiere alla decisione della corte suprema su fatti di coscienza.

Il padre di Eluana ha 67 anni ed è un uomo piccolo e esile. La lunga battaglia gli è costata molto. Gli occhi di Englaro sono spesso fissi nel vuoto ed è sempre arrabbiato. La lotta che egli ha condotto per più di dieci anni è stata usata dai politici come stratagemma per amplificare il suo messaggio sulla questione.

La casa di famiglia, un moderno appartamento situato a Lecco nei pressi del Lago di Como, è dominato da un soggiorno dal quale si ha una magnifica vista delle montagne innevate in lontananza. La stanza non ha nulla del disordine o della decorazione tipica di una casa; solo un enorme pila ingiallita di giornali accanto al caminetto e una vetrina piena di fotografie di Eluana, una ragazza dai capelli corvini, che ha preso dalla madre quella bellezza tipicamente italiana.

Suo padre sparpaglia su un tavolino di vetro una nuova selezione di fotografie che ritraggono sua figlia sorridente, mentre spiega all’Observer perché vuole che a sua figlia venga concesso di morire.

Vuole liberare tre persone dal purgatorio: Eluana, se stesso e la moglie Saturna. La signora Englaro, attualmente malata di cancro, si vede o si sente raramente nelle campagne per “liberare” sua figlia, sebbene il marito dica che è sempre presente col cuore. “È totalmente distrutta da quello che è successo ad Eluana. Non vuole parlarne con nessuno”.

Madre e figlia erano molto unite. Saturna spesso badava ad Eluana quando suo marito era fuori per lavoro.

“Riuscite a capire cosa significhi esere liberi? Ci riuscite?” afferma Englaro. “Perché è solo di questo che si tratta. È nel sangue e nel DNA di questa famiglia. So cosa avrebbe voluto Eluana in questa situazione, perché ce lo ha già detto”.

Un anno e un giorno prima dell’incidente, un’amica di Eluana telefonò ad Alessandro che aveva avuto un incidente in moto e gli erano stati riscontrati seri danni al cervello. Sconvolta dal dolore, Eluana disse a suo padre: “Se mi dovesse succedere una cosa del genere, devi fare qualcosa. Se non posso essere quella che sono adesso, preferisco morire. Non voglio essere rianimata e riversare in quelle condizioni”.

Alessandro rimase gravemente inabile e morì 10 anni dopo. Altre persone che conoscevano Eluana hanno confermato la sua opinione. La sua cuginetta Germana, che adorava Eluana, avrebbe anche scritto al tribunale a marzo del 2003, chiedendo di permettere a sua cugina “dal sorriso meraviglioso” di morire. “Chiedo in sua vece di liberarla”, ha scritto.

Le tre migliori amiche di Eluana, Laura, Francesca e Cristina, hanno reagito in modo diverso alla tragedia. Nei primi mesi Cristina andava a farle visita di frequente, parlando per ore all’amica impassibile, sebbene lo considerasse come qualcosa di “estremamente doloroso”.

Francesca ha visto Eluana una sola volta dopo l’incidente e si è rifiutata di farle di nuovo visita. Molti anni dopo, nel 2006, quando è stata richiesta la sua testimonianza per un’importante udienza concernente le volontà di Eluana, non si è tirata indietro.

Anche Laura ha fatto lo stesso: “Volevo che Eluana vivesse ma ho perso le speranze quando le sue condizioni sono state giudicate irreversibili e la prognosi dichiarava lo stato permanente; il mio desiderio era quello di veder prevalere la volontà di Eluana, non la mia”, ha affermato.

Tutte e tre hanno testimoniato che Eluana aveva fatto quell’affermazione nell’eventualità di una simile tragedia; era quello che avrebbe voluto se fosse sucesso a lei.

Queste deposizioni sono state indispensabili per la battaglia legale di Englaro. Un’altra affermazione è quella secondo cui la nutrizione e l’idratazione dei pazienti in stato vegetativo possono essere considerate cure mediche artificiali che non rientrano nell’interesse del paziente- una decisione alla quale la Camera dei Lord giunse più di 15 anni fa per il caso Hillsborough, dove alla vittima Tony Bland fu concesso di morire nel 1993.

Englaro ha iniziato la sua battaglia nei tribunali locali di Lecco cinque anni dopo l’incidente di Eluana. Sembrava essersi conclusa lo scorso novembre quando la corte di cassazione ha decretato che si poteva interrompere l’alimentazione.

Il Vaticano, temendo che l’Italia si pronunciasse a favore dell’eutanasia, si è interessato sempre più al polverone che si è alzato intorno a questo caso. Il portavoce del Vaticano sulle questioni di sanità, il Cardinale Javier Lozano Barragán, ha affermato che l’eliminazione dei tubicini per l’alimentazione equivarrebbe a un “mostruoso e disumano delitto”. Il quotidiano cattolico Avvenire ha accusato la corte di cassazione di “necrofilia”.

Questi interventi non sono serviti a niente, anzi hanno consolidato l’opinione degli italiani sul fatto che la chiesa diventi sempre più inopportuna. Un sondaggio realizzato a gennaio su più di 1000 lettori del quotidiano La Stampa ha riscontrato che per l’85% delle persone ad Eluana dovrebbe essere consentito di morire. Ma a novembre, mentre Englaro si organizzava per fare trasferire la figlia in una clinica nella città natia di Udine, che si era offerta di far morire Eluana, è sorto un altro inconveniente. Con sorpresa, quanto meno della stampa straniera, è intervenuto il conservatore ministro del welfare Maurizio Sacconi il quale, con una mano sulla coscienza, ha minacciato tutte le cliniche che avrebbero aiutato Eluana a morire di rovina finanziaria o, per utilizzare le sue testuali parole, “di conseguenze inimmaginabili”. Mercedes Bresso, presidente della regione Piemonte, ha affermato che il caso è “diventato insostenibile per un paese civilizzato, da un punto di vista legale e umano”.

Ma in Italia le leggi sono fatte per essere trasgredite- o ignorate. Berlusconi ne è il massimo esempio, in quanto ha subito introdotto una nuova legge sull’immunità per scaricarsi di qualsiasi responsabilità. Gli oppositori rumoreggiano contro la nuova legislazione che vieterebbe lo stop delle cure. “Questo non è un paese civile, e neanche democratico”, afferma Englaro. “È una vera tragedia per la nostra famiglia. Per 17 anni nessuno ci ha ascoltati. Né a me né ad Eluana. O è bianco o è nero. Se non avesse potuto essere quella che era un tempo, lei non avrebbe voluto vivere”.

Englaro ha scritto un libro, Eluana: La Libertà e La Vita, in cui accusa i medici di accanimento terapeutico sin dal primo mese dopo l’incidente, periodo in cui in teoria avrebbero dovuto salvare per lo meno parte delle facoltà cerebrali. Sono “criminali autorizzati” a rianimare le persone per creare in realtà “la condizione artificiale” di stato vegetativo. Crede che sarebbe stato meglio per Eluana se i medici non fossero mai intervenuti.

Englaro non è religioso. “Se esiste un Dio, non ho bisogno di un intermediario come la chiesa che parli al posto mio”, afferma. La sua rabbia più grande non è per il Vaticano, che in un paese libero ha diritto ad esprimere le proprie opinioni”, ma per i politici e i medici.

Mentre la comunità medica italiana si divide sul caso di Eluana, sulla prognosi non c’è ombra di dubbio. I pazienti in stato vegetativo ogni tanto riprendono conoscenza entro i primi due anni. Ma col passare del tempo, le possibilità di ripresa si affievoliscono sempre più. Dopo tutti questi anni anche i politici e gli ecclesiasitici, che si sono opposti accanitamente al suo diritto di morire, hanno perso le speranze che Eluana possa uscire dal coma.

È ovvio che ci si chieda quale sia l’aspetto di Eluana adesso. Le fotografie di Eluana adolescente certamente non sono di aiuto. Englaro permette agli altri di vedere Eluana solo com’era un tempo e serba il ricordo di una principessa delle fiabe che aspetta il momento giusto per essere risvegliata. Si rifiuta di fare una foto ad una Eluana ormai 38enne. “No, a tutto c’è un limite”, afferma. “Ci sono confini che non possono essere oltrepassati”.

Non va spesso da sua figlia a farle visita, sostiene. In ogni caso, le visite sono una “violazione” in quanto lei non avrebbe voluto farsi vedere in quello stato. E quando ci va, dice: “Vedo una persona che ha sofferto la peggiore violazione che qualcuno avesse mai potuto subire”.

Sembra che Eluana morirà presto a La Quiete di Udine- una clinica privata che non è alla mercè di Sacconi o finianziata da fondi statali- in cui l’anestesista con più anni di servizio, il dottor Amato De Monte, la aiuterà a morire. “Non sono un boia”, sostiene. “Eluana è morta 17 anni fa”. Nemmeno gli ospedali che si sono rifiutati di accogliere Eluana possono nascondere la loro compassione. Giuseppe Galanzino, direttore dell’ospedale torinese Molinette, ha affermato: “Se fossi stato il padre di Eluana, mi si sarebbe fermato il cuore dal dolore”.

Englaro sostiene di volere che sua figlia sia libera di morire, ma rimane cauto su un rinvio dell’ultimo minuto. “Così vanno le cose in Italia: aspettiamo e vediamo cosa succede”.

Questa sarà la fine di una cosa che è stata al centro della sua vita per più di dieci anni. “Questo è tutto. Ci penso ogni momento della giornata. La gente può pensare che io sia ossessionato; non mi importa. Continuerò fino alla fine”.

Il corpo di Eluana verrà cremato e condotto nella cappella di famiglia a Udine. Ma come si sentirà dopo tutto questo tempo, quando Eluana finalmente sarà morta? “Non lo so”, ammette sommessamente. Fissando nel vuoto, ripete: “Non lo so davvero come mi sentirò”.

Venerdi mattina i medici della clinica La Quiete hanno iniziato a ridurre l’alimentazione nel sondino di Eluana Englaro, in base ad un preciso protocollo medico che rimpiazzerà gradualmente la nutrizione con i sedativi. Ma anche in questa data, Berlusconi era a colloquio telefonico con un rappresentante del Vaticano, il Cardinale Tarcisio Bertone, il quale implorava il primo ministro di intervenire con un decreto ministeriale che impedisse la sua morte. “Dobbiamo fermare questo crimine contro l’umanità”, ha detto a Berlusconi.

Tuttavia, il capo dello stato Giorgio Napolitano si è rifiutato di firmare questo decreto. Il centro-sinistra, con a capo il leader dell’opposizione Walter Veltroni, ha chiesto che venissero rispettate le volontà della famiglia e della corte italiana. Anche alcuni alleati del governo Berlusconi, tra cui il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo e il presidente della camera Gianfranco Fini, hanno appoggiato la decisione della corte di cassazione, sebbene ieri Sacconi stesse ancora cercando scappatoie legali che gli avrebbero consentito di dichiarare l’attività dell’ospedale illegale.

Raramente il destino di una persona ha evidenziato la frattura che attraversa la società italiana, dove i politici, gli attivisti e la chiesa si sono battuti in nome del paese.

Englaro non vuole che la sua famiglia distrutta diventi un esempio per dozzine di famiglie che probabilmente si trovano nella stessa condizione: “Se non affrontano il problema, è perché non gli interessa o non ci provano abbastanza. Non voglio essere il portavoce di nessuno”.

(traduzione di Anna Cascone)

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Non c è da meravigliarsi.
L'Italia è un paese bigotto e ottuso.

Free Blogger ha detto...

l'italia è come è stata "costruita": bigotta e ottusa e ignorante e egoista...ma non perchè lo sia il suo DNA ma perchè torna comodo al Regime. Regime di cui Berlusconi è solo una faccia...

rendi un popolo ignorante, lo controllerai meglio!

ricordate sempre la trattativa Stato-Mafia del 1993! un'elite ristretta di imprenditori, politici, massoni, criminali e servizi segreti ha disegnato il "cambiamento"...

in altre parole, l'ennesimo Golpe riuscito e subito reso invisibile dopo quelli del 1964, 1970, 1978...

Anonimo ha detto...

Un articolo esemplare, che spiega esattamente come stanno le cose nel "caso Englaro" e più in generale in Italia.
Grazie per averlo tradotto, nessuno in Italia ha mai descritto con questa chiarezza i termini della questione.
Siete veramente preziosi!