martedì 7 luglio 2009

Crescono le pressioni all'interno del G8 per espellere l'Italia, mentre i preparativi per il summit scendono nel caos










The Guardian, 6.7.09

Mentre gli USA cercano di dare un senso al meeting, l'Italia è accusata di scarsa pianificazione e riduzione degli aiuti ai paesi in via di sviluppo

[articolo originale di Julian Borger qui]

I preparativi per il summit del G8 nella cittá di montagna de L'Aquila sono stati talmente caotici da far crescere la pressione degli altri stati membri per espellere l'Italia dal gruppo, secondo alcuni membri senior occidentali.

Nelle ultime settimane prima del summit, e in assenza di qualsiasi iniziativa importante nell'agenda, gli USA hanno preso il controlo. Washington ha organizzato le "conferenze sherpa" (teleconferenze tra i membri senior) in un ultimo sforzo per dare un senso al meeting.

"Mai in precedenza un altro paese aveva organizzato le 'sherpa calls'. È un'opzione estrema", ha detto un membro senior del G8. "Gli italiani sono stati semplicemente terribili. Non ci sono state azioni né pianificazioni".

"Il G8 è un club, e i club hanno dei doveri per i membri. L'Italia non li ha rispettati", ha detto un membro europeo coinvolto nella preparazione del summit.

Questo brontolio dietro le quinte è cresciuto a tal punto da ventilare la possibilità di espellere l'Italia dal G8 o qualunque altro gruppo futuro. Una possibilità della quale si parla nelle capitali europee è che la Spagna, che ha un reddito pro capite superiore e dona una percentuale maggiore del PIL in aiuti, potrebbe prendere il posto dell'Italia.

Il Ministero degli Esteri italiano non ha risposto ieri ad una richiesta di commentare queste critiche.

"I preparativi italiani per il summit sono stati una confusione dall'inizio alla fine", ha detto Richard Gowan, analista al Centro Internazionale di Cooperazione all'Università di New York.

"Gli italiani hanno detto già dal gennaio scorso di non avere una visione completa del summit e che, se l'amministrazione Obama avesse avuto delle idee, avrebbero seguito le istruzioni degli americani".

I meeting guidati dagli USA hanno portato ad un accordo su un'iniziativa di sicurezza alimentare pochi giorni prima del summit de L'Aquila, sulla cui dimensione ci si sta ancora mettendo d'accordo. Gordon Brown ha detto che la Gran Bretagna contribuirebbe con 1.1 miliardi di sterline (1,3 miliardi di euro, NdR) al progetto, pensato per aiutare i coltivatori nei paesi in via di sviluppo.

Ad ogni modo, i membri che hanno preso visione della bozza del testo comune, dicono che i contenuti nuovi siano molto scarsi. Alcuni critici sostengono che il governo Berlusconi abbia sopperito ad una mancanza di contenuti allungando la lista degli invitati. Il numero di capi di stato che arriveranno a L'Aquila è stimato tra 39 e 44.

"È un gigantesco pasticcio", ha detto Gowan. "Gli italiani non hanno idee e hanno deciso che la cosa migliore da fare sia spalmare l'agenda il più possibile per nascondere il fatto che non ci sia una vera agenda".

Silvio Berlusconi ha ricevuto aspre critiche per avere dato solo il 3% dei fondi promessi quattro anni fa, e per avere pianificato tagli per più del 50% del budget per gli aiuti ai paesi in via di sviluppo.

Intanto, nei giorni precedenti al meeting i media sono stati dominati dalle feste di Berlusconi con giovani donne, e poi dalla saggezza di tenere un summit in una regione che sta ancora subendo scosse sismiche d'assestamento tre mesi dopo un devastante terremoto, come gesto di solidarietà nei confronti della popolazione locale.

Le dure critiche all'Italia arrivano in un momento in cui il futuro del G8 come sede per risolvere i problemi del mondo è messo fortemente in discussione. All'inizio dell'anno si riteneva un possibile rimpiazzo il gruppo del G20, che include le potenze economiche emergenti, ma il summit a Londra del G20 ad aprile ha convinto i membri degli USA che si tratta di un veicolo troppo instabile.

Il rimpiazzo più probabile per il G8 sarà probabilmente composto dai 13 ai 16 membri, incluse le potenze emergenti come Cina, India, Brasile, Messico e Sud Africa, che al momento partecipano ai meeting come i "cinque plus". Ma qualunque transazione sarebbe dolorosa mentre i paesi lottano per una poltrona. L'esclusione dell'Italia è vista come una possibilità, ma che questa venga rimpiazzata dalla Spagna è improbabile. Gli USA e le economie emergenti ritengono che il gruppo esistente sia già troppo euro-centrico, e preferirebbero una rappresentanza europea più concentrata. Anche questo è improbabile. Nessun paese europeo vuole abbandonare il suo posto a tavola...

(segnalato da Francesco C. e Alessandro R.)

lunedì 6 luglio 2009

Basse passioni











Editoriale da El País, 6.07.09


[articolo originale qui]

Il parlamento italiano ha approvato una legge che rende reato l'immigrazione clandestina, punisce con la carcerazione l'avere determinati contatti con immigrati, autorizza le pattuglie urbane a collaborare con la polizia per la ricerca e la detenzione degli immigrati e, facendosi scudo delle direttive europee sul rimpatrio, porta l'arginamento dell'immigrazione fino al limite. Grazie alla reazione decisa dei medici italiani, l'obbligo di denunciare gli immigrati irregolari che si presentino negli ospedali per venire curati è rimasta fuori dal decreto legge.

La nuova legge risponde ad una promessa di Silvio Berlusconi, che ha già promosso altre misure incompatibili con lo Stato di diritto nei confronti delle minoranze, come il censimento dei cittadini zingari che ha provocato gli attacchi agli accampamenti nomadi a Napoli e in altre città. L'Unione Europea approvò questa misura, adottata nell'ambito della cosiddetta "emergenza zingara".

Lo scandalo sull'uso di mezzi dello Stato nelle feste private di Berlusconi, sempre piene di attraenti signorine (le cosiddette veline), insieme a leggi come quella che il Parlamento ha appena approvato, permette di tracciare il quadro generale del modo in cui si sta governando l'Italia: lo stimolo delle basse passioni dei cittadini attraverso misure di uno sfacciato populismo sta facendo da esca per rinforzare un potere guidato dall'arbitrio e dai capricci di un'unica persona. L'aspetto più grave di quello che sta succedendo è che, anche se Berlusconi dovesse perdere alle elezioni, il sistema legale e istituzionale italiano è già stato gravemente alterato.

L'instaurazione di pattuglie urbane contro l'immigrazione illegale significa che, sotto Berlusconi, lo Stato italiano ha rinunciato ad una delle sue funzioni principali. L'idea è già di per sé inquietante, ma la sua applicazione pratica offre ulteriori motivi di allarme: la polizia italiana ha arrestato recentemente gruppi di estrema destra che pensavano di intrufolarsi nelle pattuglie urbane e sfogare cosí la loro xenofobia in un ambito legale.

Quello che sta succedendo in Italia è un problema europeo. Non solo perché Berlusconi si avvale di strumenti come la direttiva sul rimpatrio, ma soprattutto perché, nella crescente onda populista che sta vivendo l'Europa, fissa dei modelli di comportamento che altri potrebbero seguire. Specialmente se l'UE si mostra così accondiscendente come è stata finora.


venerdì 3 luglio 2009

Silvio Berlusconi non riesce a trovare una via d'uscita, secondo un noto opinionista











The Times, 2.07.09


[articolo originale di Richard Owen qui]

Quando Silvio Berlusconi è andato a Viareggio questa settimana per "prendere in mano la situazione" dopo un'esplosione di gas liquido che ha causato la morte di 16 persone, si aspettava di venire accolto come un eroe.

Invece è stato salutato da contestazioni, fischi ed urla di "vai a casa", "buffone" e "vergogna". Ci sono anche stati un paio di grida isolate di "pedofilo" e "puttaniere".

Berlusconi si vanta sempre dei suoi rapporti con l'uomo della strada. Ieri ha cancellato una visita di stato in Libia per offrire conforto - e aiuti statali - ai senzatetto e ai feriti di Viareggio.

Ma qualcosa è cambiato da due mesi a questa parte, da quando gli scandali hanno fatto irruzione nella sua vita privata ed è apparso realmente sconcertato nel trovare una folla, che va dagli studenti ai pensionati, gridare improperi al suo indirizzo.

I fischi e gli insulti sono iniziati un mese fa, nelle celebrazioni per il giorno della Repubblica al Quirinale a Roma, e sono continuati da allora in altri eventi.

Secondo Massimo Franco, un importante opinionista, le urla e gli insulti sono un segnale di "profonde tensioni" a solo una settimana dal summit del G8. L'impressione predominante è quella di un primo ministro "occupato in molteplici attività ma che è ancora inseguito dai problemi".

La risposta di Berlusconi, nonostante un monito di questa settimana del presidente Napolitano che sperava in una tregua nelle "polemiche" nei giorni precedenti il G8, è stata di dare la colpa delle contestazioni a "comunisti e complotti".

Le proteste, ha detto ieri, sarebbero dovute a invidia personale e odio politico e sarebbero state tutte organizzate dalla sinistra, "che è il nemico dell'Italia".

Questo, secondo Franco, suggerisce "frustrazione da parte di un premier che non riesce a vedere una via d'uscita".

mercoledì 1 luglio 2009

Berlusconi non dovrebbe presiedere il G8







The Times, 30.06.09

[articolo originale di Joanne Green qui]


Silvio Berlusconi è nato nel 1936, lo stesso anno in cui Hitler ospitò le Olimpiadi. Sarebbe plausibile dire che la frotta di donne che ora parlano delle loro notti brave con il leader italiano probabilmente non ricordano nemmeno Italia '90, figuriamoci qualunque cosa anteriore all'Anschluss (annessione dell'Austria da parte della Germania nazista, NdR). E così la Commedia dell'Arte continua, con l'avvocato di Berlusconi nella parte del buffone di corte.

Tutto ciò potrebbe essere soltanto l'ennesima storiella, se non fosse per il fatto che il premier italiano oltre a condurre queste allegre danze presiederà anche il summit del G8 a L'Aquila la settimana prossima.

Nonostante Berlusconi sia il leader tra le nazioni del G8 da più tempo al potere, questo club da vecchi ragazzi di nazioni ricche dovrebbe certamente trovarsi in imbarazzo per il fatto che il leader italiano faccia da anfitrione.

Non, naturalmente, perché Francia, Canada, USA, Regno Unito, Giappone, Russia e Germania abbiano preso una posizione morale sugli scandali che coinvolgono del premier italiano. No, per un motivo ancora più importante: l'agenda del G8 ha come temi principali l'Africa e lo sviluppo, ma Berlusconi non ha mantenuto le sue promesse di aiuto. Il magnate miliardario si è concentrato solo su casa sua, facendo perdere statura internazionale all'Italia. Più che le sue feste in piscina, sono le sue lacune morali nell'affrontare la povertà del mondo ad indicare che il suo posto a capotavola meriti di essere minacciato.

Quattro anni fa a Gleneagles i leader hanno promesso di raddoppiare i loro aiuti all'Africa al ritmo di 25 miliardi di dollari all'anno fino al 2010. Anche prima della crisi finanziaria, il Governo italiano ha mostrato poco impegno, incrementando questi fondi solo del 3%, e adesso servirebbe addirittura il 145% per per raggiungere la cifra prefissata. E recentemente l'Italia ha annunciato la sua intenzione di operare tagli devastanti al suo budget di aiuti, dando la colpa alla crisi economica. È probabile che adesso l'Italia darà aiuti minori di qualunque altro paese del G7 come percentuale del PIL.

La tattica per confondere le idee è una nuova iniziativa chiamata la soluzione "paese intero". Questa mira a mettere nello stesso calderone non solo gli aiuti dati dai governi, ma anche i contributi dati da istituti di carità, singole persone, imprese e commercianti. L'Italia vorrebbe includere in questi nuovi conti anche le donazioni del Vaticano.

Paesi che non fanno parte del G8 come Svezia, Olanda e Spagna danno un maggiore contributo rispetto all'Italia, hanno un approccio più progressista ad altre problematiche legate allo sviluppo e una pressoché simile influenza globale. Se vogliamo avere un G8 che abbia una credibilità, o l'Italia dovrebbe onorare le sue promesse di aiuti oppure uno di questi paesi, in questo senso più progrediti, non dovrebbe piazzarsi sulla calda poltrona di Berlusconi?

martedì 30 giugno 2009

Berlusconi canticchia sulla nave da crociera, ma c'è una tempesta all'orizzonte







The Times, 30.06.09

[articolo originale di Richard Owen qui]

È stato un tour de force, con Silvio Berlusconi determinato a lasciarsi alle spalle gli scandali degli ultimi due mesi e a posare in modo convincente da statista mondiale, con una valanga di sondaggi a dargli manforte.

La scelta della nave da crociera, ad ogni modo, avrebbe sempre ricordato le sue origini da cantante e intrattenitore di crociera con un buon occhio per le ragazze. L'ambiente deve avergli fatto tornare tutto in mente - il bar della nave splendidamente kitsch, i soffitti bassi, le luci brilluccicanti e i divani curveggianti, ed anche un pianoforte. Sembrava quasi che da un momento all'altro si sarebbe alzato per andare a suonare una delle canzoni napoletane che gli piacciono tanto e si diletta a comporre da sé.

Il suo messaggio è stato che l'Italia, come il mondo in generale, ha bisogno di ottimismo, non di predizioni negative. Lui è stato, ci ha ricordato, il figlio di un banchiere milanese e quindi la sa lunga sulla finanza. È stato anche un imprenditore e conosce l'importanza della fiducia. Bono ha detto che l'occidente non ha mantenuto le sue promesse di aiuto? Be', alcuni paesi sono indietro nell'onorare gli impegni umanitari presi al Gleneagles, ma tutto si può aggiustare con la buona volontà.

È stato, a detta sua, "il più attivo" dei leader mondiali: avrebbe usato le sue strette relazioni con Mosca per risolvere la crisi in Georgia dello scorso agosto (il periodo in cui fu scattata dai paparazzi la gran parte delle fotografie di donne alle sue feste in Sardegna), e consigliato a un riluttante presidente Bush di finanziare con soldi pubblici le banche americane dopo il crollo della Lehman Brothers.

Quando è venuto il momento delle domande c'è stato solo un riferimento indiretto alla sua "vita privata", e mentre se ne andava ha ignorato una domanda che gli ha urlato un giornalista sul perché avesse passato la notte delle elezioni in USA lo scorso novembre con una escort.

A ricordare la sua debolezza per le donne appariscenti c'era solo la presenza in prima fila di Michela Vittoria Brambilla, ex-concorrente in concorsi di bellezza, che Berlusconi ha fatto Ministro del Turismo.

Questa sua debolezza sarà ancora probabilmente nelle menti di tutto il mondo a L'Aquila, e ci si chiede se le crisi politiche domestiche di Berlusconi limiteranno la sua abilità nell'affrontare problemi di interesse globale.

Inoltre, non ha con Barack Obama - che come tutti sanno ha definito "abbronzato"- quella stretta relazione di cui godeva con Bush. I collaboratori di Berlusconi hanno dovuto fare gli straordinari per giustificare che Berlusconi avrebbe riferito a Binyamin Netanyahu, primo ministro israeliano, che Obama sia debole nei confronti dell'Iran.


lunedì 29 giugno 2009

"Il sultano Berlusconi non cadrà, è il padrone di tutto il paese". El País intervista Giovanni Sartori












El País, 27.06.09


[intervista originale di Miguel Mora qui]

[altre profetiche interviste di El País a Giovanni Sartori qui (maggio 2009) e qui (maggio 2008)]

Giovanni Sartori (Firenze, 1924) è uno dei pochi intellettuali italiani a pronunciarsi sulla valanga di rivelazioni sui festini con sesso e droga che è franata sul premier, Silvio Berlusconi. Sartori ha pubblicato due mesi fa un libro dal titolo profetico, Il Sultanato, una raccolta di suoi articoli per Il Corriere della Sera. Lo scettico Sartori scarta l'eventualità che gli scandali possano avere un costo politico per il sultano. "Se si dimette, lo processano, quindi non può cadere. Il suo partito mangia dalla sua mano, ed anche la chiesa. E gli italiani non sanno che succede perché si informano solo attraverso la televisione", afferma.

Domanda. L'idea alla base del libro è che l'Italia di Berlusconi non sia né una dittatura né una democrazia, ma un sultanato.

Risposta. Ho scelto il titolo prima che venissero fuori le notizie sulle feste e sulle veline e la scelta è stata azzeccata, anche se alcuni sultani erano più violenti di lui. Alcuni avevano brigate di nani acrobati che assassinavano i nemici. Comunque, è un regime cortigiano, un harem.

D. In cosa assomiglia ad una dittatura?

R. Non parliamo di un dittatore del XX secolo perché non ha cambiato la Costituzione, anche se ha provato a svuotarla del suo contenuto dall'interno per togliere potere al Parlamento. Ma gli italiani che lo votano dicono: "Siamo contentissimi del nostro dittatore". Gli calza a pennello l'idea di corte: fa quello che vuole, ottiene ciò di cui ha bisogno, non fa distinzione tra pubblico e privato, il piacere del potere lo gratifica. È a metà strada tra l'essere un dittatore e il non esserlo. È il padrone all'antica, il proprietario della fattoria.

D. È rimasto sorpreso dagli usi dell'harem?

R. No, il sultano fa quello che gli pare. Sapevamo che aveva sempre avuto un debole per le ragazze. Fa parte del personaggio: il lusso, le grandi feste, le minorenni. Non ci sono ancora prove, ma è assolutamente verosimile, in armonia con il personaggio.

D. Veronica Lario ha parlato di "vergini offerte al drago".

R. È sua moglie, quindi è logico pensare che sia al corrente dei fatti. Da quel momento sta zitta. Lui ha molti e molto forti meccanismi di pressione. Il primo sono i figli. Se Veronica parla di nuovo, li può diseredare.

D. Crede che questa sará la fine di Berlusconi?

R. Ora sarà più cauto e farà più attenzione. Continua ad avere l'appoggio popolare e a vincere le elezioni. Dice: "Sono fatto così, e agli italiani piace come sono, non cambierò". Per proteggersi approverà una legge per limitare le intercettazioni telefoniche, fatto gravissimo perché va a discapito dell'attività della polizia contro la mafia, ma questi danni collaterali non gli sono mai importati.

D. Ma la sensazione è che il marcio stia solo iniziando a venire a galla.

R. Verranno fuori foto e prove di tutti i tipi, ma dirà che si tratta di fotomontaggi e calunnie.

D. Il suo partito non gli crederà.

R. Il Popolo della Libertà è una massa clientelista più fedele della ex-DC. Tutti vivono di lui, papi gli dà la pappa. Non cadrà così facilmente come la DC, ha più privilegi e più potere locale, le regioni sono uno scandalo assoluto. È una rete feroce e vorace che conquista sempre più potere, un para-stato che ha tutto l'interesse nel continuare compatto. Tutti salgono sul carro del vincitore, e lui li lascia salire. L'unica cosa che gli sta a cuore è di mantenere il suo patrimonio intatto, tutto il resto è un grande "magna magna".

D. E Fini?

R. Fini è in pensione. Con l'integrazione dei partiti, Berlusconi ha incoronato i colonnelli facendoli ministri. Fini non ha potere nemmeno sui suoi collaboratori. È freddo e ha una parlata sassone, ma la sua carriera politica è costellata da errori e stupidaggini. Se arrivasse al potere mi fiderei di lui meno che del mio gatto.

D. Ma l'immagine internazionale del paese peggiora di giorno in giorno.

R. Nel '94 gli sono saltati addosso, nessuno credeva che sarebbe durato, e alla fine si abituarono a lui. Non penso che ci sia la più piccola pressione internazionale. Dice che è tutto un complotto dei nostri comunisti, di Murdoch e de El País, e con questa favola tira avanti. È molto intelligente e furbo. Va a trovare Obama e si piazza come primo amico della lista. Manda più soldati in Afghanistan, prende tre prigionieri da Guantanamo, e Obama non può trattarlo male.

D. Non sembra plausibile che si dimetta: perderebbe l'immunità.

R. Se si dimette, lo processano. Prima di dimettersi si farebbe garantire l'immunità come Pinochet. Guardi il suo sorriso: è genuino, autentico. Non mente. Sembra dire: "Ve la sto dando a bere. Degli scandali del paese non si sa niente di niente. La televisione non informa, e l'80% degli italiani si informa attraverso la televisione". Controlla sei canali su sette, e il settimo ha paura di lui. È impossibile che gli presentino il conto. Non ci sono speranze.

D. E la chiesa non potrebbe farlo cadere?

R. Sta molto attenta, ma lui la lascia comandare sempre più. Non ci sono relazioni stato-chiesa, ma solo potere-potere. Anche loro mangiano sulla sua Italia, sulle scuole, sulla fine della vita... È comprata come gli altri. Per questo tace e sopporta. Ecco cos'è la chiesa.

venerdì 26 giugno 2009

"Le feste di Silvio Berlusconi erano come un harem" El País intervista Patrizia D'Addario












El País, 26.06.09


[articolo originale di C. Sannino e C. Bonini qui]

Patrizia D'Addario, 42 anni, escort barese e candidata alle elezioni comunali per la lista "La Puglia Prima di Tutto", e la principale tesimone del caso giudiziario che coinvolge l'imprenditore Gianpaolo Tarantini con l'accusa di corruzione e induzione alla prostituzione. Tarantini è amico di Silvio Berlusconi dal 2008. I pm sospettano che organizzasse feste con prostitute e cocaina per politici potenti, con il fine di ottenere contratti nel settore della sanità pubblica e influenza politica. La D'Addario fu reclutata da Tarantini e si recò per due notti a Palazzo Grazioli, la residenza romana del premier. In entrambe le occasioni fece registrazioni audio e video che ha presentato ai magistrati.

La D'Addario mette la mano nella borsa e tira fuori un registratore. "Se registrate voi, registro anche io... lo faccio sempre e grazie al registratore ho potuto vedere l'uomo che abusò di me condannato. Io non faccio ricatti. Dico la verità." Patrizia ha accettato di parlare con La Repubblica a una condizione: "Non parlerò dei dettagli dell'inchiesta".

Domanda. Berlusconi dice di non conoscere il suo nome e non ricordare il suo volto.

Risposta. Se avesse voglia di scherzare, direbbe che non si ricorda di me perché intorno a lui ci sono molte ragazze che mi assomigliano. Invece io mi ricordo bene della sua faccia. L'ho avuta troppo vicina per dimenticarne i dettagli. Ma non ho voglia di scherzare. Mi stanno massacrando.

D. Lei ha ammesso di essere una escort (prostituta di lusso).

R. Potrei avere continuato a fare questa vita senza uscire allo scoperto, e a ricevere le buste del premier con 10.000 euro. Ma quando mi sono resa conto che mi stavano ingannando, mi sono ribellata. Sono l'unica che ha avuto il coraggio di confessare quello che fa. Le altre stanno zitte, vanno da Papi, prendono le buste e fanno carriera.

D. Può specificare quanti soldi ha ricevuto per le sue due visite a Palazzo Grazioli?

R. Mille euro. Li ho ricevuti solo la prima volta per partecipare ad una cena. La seconda volta, quando sono rimasta tutta la notte, non mi hanno dato niente. Ho solo ottenuto la promessa di essere aiutata a costruire il complesso immobiliare per il quale ho i documenti in regola e per il quale ho già pagato quattro volte la tassa di edificabilità.

D. Parliamo della prima volta che è stata a Palazzo Grazioli, a metà ottobre 2008.

R. A differenza di Berlusconi, ricordo tutti i dettagli. Presi l'ascensore. Attraversai un lungo corridoio che portava ad un salotto dove c'erano molte ragazze. In totale eravamo una ventina.

D. Ne conosceva qualcuna?

R. Alcune mi sembravano volti noti della televisione. Ma quello che mi ha colpita è stata un'altra cosa. Mentre la maggioranza di noi aveva vestiti corti e neri, come ci era stato chiesto, due ragazze che stavano sempre insieme portavano i pantaloni lunghi. Per quanto sono venuta a sapere, sentendo quello che dicevano in pubblico, erano due escort lesbiche che lavoravano in coppia.

D. C'erano minorenni?

R. Non sono stata lì a chiedere l'età.

D. C'erano ragazze straniere?

R. Mi sembravano tutte italiane e tutte, tranne me, mostravano una grande familiarità con la casa e con il presidente. Tutte lo chiamavano Papi.

D. Lei non lo chiamava Papi?

R. Io lo chiamavo Silvio. D'improvviso mi disse: "Che carina che sei". Aveva una camicia nera. Quando si è seduto mi sono rimessa sui tacchi delle scarpe. Ha voluto che mi sedessi a fianco a lui in uno dei divani del salone dove si stava proiettando un video lunghissimo. Nel video c'era lui in incontri con leader internazionali, nelle elezioni, una folla che cantava: "Meno male che Silvio c'è". In quel momento tutte le ragazze si sono messe a fare la ola.

D. Quanto è durato il video?

R. Moltissimo. Il presidente si alzava per chiedere champagne e pizze. Dopo siamo andati nella sala da pranzo. Un tavolo lunghissimo sul quale giravano in circolo tantissime farfalle. Di tulle, di carta, di seta, di altri materiali. La cena andò avanti fino all'alba. Non era una cena da gourmet. Bresaola, tagliatelle ai funghi, scaloppine con patate e torta di yogurt, che è stata la cosa che di più mi è piaciuta.

D. Una cena così non può finire all'alba.

R. Si interrompeva costantemente con canzoni, balli, barzellette. Berlusconi ha raccontato una piccola storia per parlare di me. Mi guardava e diceva: "Conosco una ragazza che non si fida degli uomini. Farò sì che si fidi di nuovo. Andrò a prenderla con il mio aereo privato". Dopodiché ho ballato con il presidente un lento suonato dal pianista della casa. Era My way. Ballavamo molto stretti.

D. Quado lei se ne andò, restò qualche ragazza?

R. Non le posso rispondere. Posso solo dire che era quasi mattina.

D. Ricorda se il presidente si assentò per studiare resoconti di lavoro?

R. Il presidente ci parlava di tante cose sul suo lavoro, ma si alzò solo per prendere regali. Ama consegnarli da sé. Noi li aprivamo ed eravamo obbligate a indossarli. Le tipiche farfalle, tartarughine, braccialetti, collanine e cose del genere.

D. Che impressione le è rimasta di quella cena?

R. Un harem. Beh, gli harem sono una cosa seria che conosco perché sono stata tre volte a Dubai. Gli sceicchi, a modo loro, rispettano le loro donne. Se ne circondano e le mostrano con orgoglio. Quello che ho visto io, al contrario, non mi piacque. Esisteva solo lo sceicco: lui.

D. Lei tornò a Palazzo Grazioli la sera del 4 novembre. Tarantini le disse: "Lui vuole che tu ritorni".

R. Evidentemente si ricordava di me. Di quella notte non posso parlare.

D. Ma è vero che Berlusconi la invitò a rimanere a fare colazione?

R. Sì, ma non nella sala da pranzo. Fu una cosa più intima.

D. La accusano di venire pagata per tramare un complotto.

R. Ridicolo. Da questa storia non ho ricavato nulla. Ho deciso di parlare il 31 maggio quando ho visto che mi aveva ingannato, che nessuno mi avrebbe aiutata nel progetto di costruzione del complesso turistico.


(segnalato da Carolina)

mercoledì 24 giugno 2009

Il reclutatore di ragazze di Berlusconi prendeva soldi per influenzare il Governo











El Mundo, 24.06.09


[articolo originale qui]

Gianpaolo Tarantini, incaricato di reclutare ragazze per le feste del premier italiano, Silvio Berlusconi, prendeva soldi per esercitare la sua influenza sul Governo, secondo una notizia del giorno del Corriere della Sera.

Tarantini, sotto inchiesta per un caso di frode nella gestione della sanità, si è fatto pagare fino a 150.000 euro all'anno dal Gruppo Intini per esercitare la sua influenza su Berlusconi.

Enrico Intini, amministratore delegato del gruppo omonimo, ha assicurato al Corriere della Sera che il servizio di Protezione Civile ha una lista di imprese con le quali lavora in situazioni di emergenza, e di volere che la sua attività facesse parte di queste.

"Queste relazioni di Tarantini derivavano dalla sua conoscenza di Berlusconi. Non c'è dubbio. Parliamo di una relazione con un uomo potente, molto potente, e per un aspirante 'lobbysta' è il massimo", ha assicurato.

Le intercettazioni telefoniche fatte a Tarantini durante l'inchiesta giudiziaria hanno portato la giustizia italiana a indagare su un possibile caso di induzione alla prostituzione durante il reclutamento di ragazze per le feste di Berlusconi.

In un'intervista concessa ad un giornale di gossip di sua proprietà, Berlusconi assicura di non avere mai pagato per avere relazioni sessuali con alcuna donna.

"Non ho mai pagato per una donna. Non ho mai capito che soddisfazione possa dare se non c'è il piacere della conquista", afferma il politico in un'intervista al settimanale italiano Chi.

Berlusconi si riferisce alle dichiarazioni della giovane Patrizia D'Addario, che assicura di avere intascato 1000 euro per partecipare ad una sua festa, e cha ha presentato alla giustizia italiana registrazioni degli eventi.

Il premier spiega che, se avesse sospettato che intorno a lui ci fossero state escort, se ne sarebbe tenuto a mille miglia di distanza.

Intanto alcuni giornalisti della televisione pubblica RAI hanno emesso un comunicato nel quale criticano le scelte editoriali della direzione di nascondere gli scandali da cui Berlusconi sembra circondato.

(segnalato da Carolina)

martedì 23 giugno 2009

Silvio Berlusconi e la stampa: problemi di comunicazione










The Economist, 18.6.09

Il premier si lancia in una campagna contro i media stranieri
[articolo originale qui]

A nessun politico piace la stampa critica e Silvio Berlusconi, il primo ministro italiano, non fa eccezione. Nelle ultime settimane è stato messo a dura prova dai giornalisti stranieri, e quello che hanno scritto non è proprio una lettura piacevole. Tuttavia, Berlusconi si è un po' tirato la zappa sui piedi. Dubbi si addensano sui suoi rapporti con giovani donne e con David Mills, avvocato inglese sul suo libro paga che è stato recentamente condannato per testimoniare il falso in favore di Berlusconi (Mills si è ora rivolto alla Corte d'Appello). Berlusconi ha cercato di impedire la pubblicazione di alcune foto dei suoi ospiti nella sua villa in Sardegna. L'ha descritta come un'invasione della privacy, mentre i giornalisti stranieri vedono la sua reazione come un consueto modus operandi che tradisce disprezzo per la stampa libera.

Secondo Berlusconi non c'è miglior difesa dell'attacco. Il mese scorso il suo Ministro degli Esteri ha descritto un articolo del Financial Times, un quotidiano finanziario britannico (nonché comproprietario dell'Economist), un esempio di un giornalismo cattivo e disonesto. Questo mese Berlusconi stesso ha accusato la stampa estera di essere pilotata dall'opposizione di centro-sinistra. Ha accusato i quotidiani di proprietà di Rupert Murdoch, soprattutto il Times, per le recenti critiche che gli sono state mosse. Il Giornale, di proprietà del fratello di Berlusconi, ha tacciato il lavoro della stampa estera di essere "veleno e menzogne", con particolare riferimento alle testate di Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna.

Alcuni ambasciatori italiani hanno fatto pressioni sui media ostili al signor Berlusconi. L'ambasciatore italiano a Madrid ha scritto al quotidiano El País per denunciare una “campagna sistematica per demolire l'immagine dell'Italia”. Recentemente un giornalista straniero a Roma è stato convocato dal Ministero degli Esteri. Lo staff di Berlusconi ha cercato di fare pressioni su un ambasciatore straniero per mettere in riga i giornalisti del suo paese. Tuttavia, Berlusconi ed i suoi sostenitori rifiutano il confronto con coloro che criticano. I corrispondenti esteri si lamentano di come spesso sia impossibile garantirsi interviste con i ministri del governo italiano.

Alcuni giornalisti temono di essere intercettati. E la minaccia di azioni legali è costante. Il legale di Berlusconi fa causa a El País dopo che il quotidiano ha pubblicato le foto della villa in Sardegna. Fino all'arrivo di Berlusconi, i primi ministri italiani raramente facevano causa ai giornali. Il signor Berlusconi ne fa molte di cause (compreso al The Economist). Ha tutto il potere associato al patrimonio personale, al controllo dei media, dell'editoria e della televisione privata, oltre all'influenza sulle emittenti statali. Il 13 giugno ha fatto un richiamo (poi ritrattato) agli imprenditori italiani perché non comprassero pubblicità sui quotidiani nazionali troppo critici verso di lui.

Il primo ministro ha anche l'abitudine di non rispondere alle domande. Nel 2002 si rifiutò di collaborare con i magistrati riguardo un caso di mafia. Rimangono senza risposte più di 50 domande che The Economist gli rivolse nel aprile 2001. Recentamente si è rifiutato di rispondere a 10 domande che gli ha posto La Repubblica riguardo al suo rapporto con la signorina Noemi Letizia.

Mentre si prepara ad presiedere il vetrice G8 dei paesi ricchi a L'Aquila, dovrebbe riflettere sugli effetti che hanno i suoi attacchi verso la stampa estera sulla sua immagine e su quella del suo paese.


(a cura di Ronan O'Dowd)

lunedì 22 giugno 2009

I sostenitori di Berlusconi prevedono una sua vittoria ai ballottaggi







The Times, 22.6.09

[articolo originale di Richard Owen qui]

In qualunque altro paese del G8 un primo ministro accusato di essere immischiato in giri di ragazze squillo, e sospettato di avere passato la notte con una di loro, darebbe le dimissioni o sarebbe costretto a farlo.

In Italia, invece, i sostenitori di Silvio Berlusconi prevedono che sopravviverà ai ballottaggi in 22 province e 98 comuni dove l'esito era risultato incerto due settimane fa.

Molti leader europei "si chiedono come Berlusconi possa ancora essere il Presidente del Consiglio, anche se non glielo dicono in faccia", secondo Graham Watson, leader dei Liberal Democratici al Parlamento Europeo. Una risposta può essere data dal fatto che gran parte degli italiani si informa attraverso la televisione, e sia i canali di Berlusconi che la RAI - la televisione pubblica sotto il suo controllo - hanno messo a tacere gli scandali.

Il Giornale, il quotidiano di sua proprietà, si è impegnato a screditare qualunque testimone contro di lui, ritraendo il premier come la vittima di un complotto che coinvolge non soltanto la sinistra, ma anche la stampa internazionale, gli stessi servizi segreti italiani e "traditori tra i suoi collaboratori".

Per Vittorio Sgarbi, ex-vice Ministro per la Cultura del centro-destra, è ancora più semplice: gli uomini di potere hanno bisogno di molto sesso. "Se Berlusconi non è soddisfatto sessualmente, governa male".

Comunque non tutte le donne italiane sono divertite dalla situazione, specialmente alla luce di una dichiarazione dell'avvocato di Berlusconi: "se ha passato la notte con una ragazza squillo, è stato solo l'utente finale".

Il Vaticano non ha commentato ufficialmente, ma Monsignor Carlo Ghidelli, arcivescovo di Lanciano e Ortona, in Abruzzo - dove Berlusconi presiederà il summit del G8 del mese prossimo - ha detto che questo scandalo non può essere ritenuto una "questione privata".