giovedì 29 ottobre 2009

...in Egitto










Attenzione: Dopo aver fatto ascoltare questo brano ad un amico tunisino abbiamo scoperto che si tratta di un fake. Non si parla di nessun presidente italiano, solo degli italiani in generale!






Altri video su come ci vedono all'estero sono disponibili qui

(segnalato da Alessio Zelati)

lunedì 26 ottobre 2009

La stampa estera su Berlusconi: the best of







[Riportiamo questo post di Piero Ricca, aggiungendo il collocamento politico orientativo delle testate da cui provengono questi estratti. Ci sembra che siano rappresentate tutte le posizioni politiche.]

Il governo Berlusconi disonora l’Italia in tutto il mondo.
La stampa estera, di destra e di sinistra, ne denuncia ogni giorno impunità, menzogne, abusi di potere. E continua a domandarci: come fate a tenervi un “premier” così?

  • I metodi di Berlusconi ricordano quelli di Putin… Mostra un disprezzo assoluto delle regole democratiche, è infastidito da ogni manifestazione di opposizione. (Libération, 31 Agosto, sinistra)
  • Il governo Berlusconi è una tragedia per gli italiani, ma la verità sconveniente è che molti di loro hanno votato per lui. Ciò deve servire da monito per gli altri paesi dell’Europa occidentale. (The Observer, 19 Giugno, centro-sinistra)
  • È grave, sorprendente che Berlusconi non sia stato giudicato il peggior amministratore dal 1945. L’Italia sarà l’unico paese europeo con tre anni consecutivi di recessione. (Financial Times, destra)
  • L’aspetto più sgradevole del comportamento di Silvio Berlusconi non è che è un pagliaccio sciovinista. Ciò che è più scioccante è il completo disprezzo con cui egli tratta l’opinione pubblica italiana. (The Times, 31 Maggio, centro-destra)
  • Silvio Berlusconi è stato accusato di corruzione, evasione fiscale e repressione della stampa. Sua moglie lo ha lasciato per le sue frequentazioni con prostitute e le orge nella villa in Sardegna. Fa battute imbarazzanti, è in guerra con il sistema giudiziario italiano, con quasi tutti i giornalisti che non lavorano per lui e con la Chiesa Cattolica. Ma la cosa più interessante è la seguente: gli italiani continuano a votarlo. (The Washington Post, 13 Ottobre, centro-sinistra)
  • Il primo ministro italiano mette a lavoro la sua squadra di avvocati per far passare nuove riforme legislative che impediscano che sia processato. (El Mundo, 13 Ottobre, centro-destra)
  • Quante possibilità di essere ammessa avrebbe oggi l’Italia se presentasse domanda di ammissione all’Unione Europea? L’Europa non può mantenere il silenzio su Berlusconi. (De Volkskrant, 9 Ottobre, centro-sinistra)
  • Dai tempi di Mussolini un governo italiano non interferiva sui media in maniera così eclatante e preoccupante. (The Economist, 1 Ottobre, non schierato)
  • Per l’Italia è arrivato il momento di voltare pagina. Dire “Silvio è ora che te ne vada” è una questione di buon senso. (News Week, 15 Ottobre, centro)

venerdì 23 ottobre 2009

La Battaglia della Rai











Le Monde, 20.10.09


[articolo originale di Daniel Psenny qui]

"Mamma Rai", come la soprannominano gli italiani, sta passando un brutto periodo. Criticata per la sua parzialità, messa sotto pressione dalla politica e strozzata finanziariamente da Silvio Berlusconi da quando è tornato al potere nel 2008, la televisione pubblica cerca, bene o male, di resistere dall'interno. "Attraversiamo il periodo peggiore della nostra storia", spiega Alessandra Mancuso, giornalista del TG1 e membro del comitato di redazione eletto dai giornalisti. "Dal ritorno di Berlusconi, abbiamo sempre meno autonomia e indipendenza", afferma elencando la lunga lista di tutte le omissioni giornalistiche e delle prese di posizione della sua rete in favore del presidente del consiglio.

"Sulla Rai ci sono trasmissioni anti-Berlusconi sette giorni su sette", si difendono i fedeli del Cavaliere che, da sempre, vede la televisione pubblica come un "nido di comunisti". Esattamente come la carta stampata, "controllata all'85% dalla sinistra", secondo Berlusconi, il quale ha fatto causa reclamando 1 milione di euro dai quotidiani La Repubblica e L'Unità per la pubblicazione delle domande sulla sua vita politica e privata. "I media, e in particolare la televisione, sono la sua ossessione", osserva Alessandra Mancuso. "Il problema è che lui controlla direttamente la RAI, a capo della quale ha messo degli uomini di fiducia, oltre al fatto di essere proprietario, insieme alla sua famiglia, di tre reti private".

Televisione pubblica o televisione di Stato? Il problema, in Italia, è noto da anni. Che il potere sia stato in mano alla destra oppure alla sinistra, le relazioni tra i politici e la RAI sono sempre state molto intense. Fino agli anni 90, la Democrazia Cristiana (al potere ininterrottamente dal 1945) si era appropriata di Rai Uno, mentre il Partito Socialista aveva Rai Due; Rai Tre, creata nel 1979, era stata lasciata al Partito Comunista Italiano, e rapidamente soprannominata "Tele Kabul". Questo accordino tra i politici era stato votato in Parlamento sotto il principio della "lottizzazione" per garantire il pluralismo del servizio pubblico. La sparizione di questi partiti, coinvolti nella tormenta della corruzione all'inizio degli anni '90, non ha interrotto il principio della lottizzazione.

I partiti politici in Italia controllano ancora i tre canali pubblici. Ma l'irruzione sulla scena politica di Silvio Berlusconi ha cambiato le carte in tavola. Dopo la sua prima vittoria alle elezioni del 1994, alcune voci a sinistra hanno denunciato il conflitto di interessi ma, da allora, nessun governo è riuscito a regolamentarlo. "È stato un grave errore politico che ora stiamo pagando caro", riconosce Nino Rizzo Nervo, in quota centro-sinistra al consiglio d'amministrazione della RAI. "Tra il 1997 e il 1999, avevamo una maggioranza legislativa per mettere fine a questo conflitto di interessi, ma non ne abbiamo avuto il tempo", prosegue senza essere molto convincente.

Incoraggiato dalla sua grande popolarità, Silvio Berlusconi non ha difficoltà a scagliare violente offensive per il controllo della televisione pubblica. La RAI è diventata il suo giocattolo. Vi nomina dei suoi fedelissimi a capo, interviene nel palinsesto e la strangola finanziariamente decidendo, ad esempio, di non aumentarne il canone, uno dei più bassi d'Europa. Ultimamente, ha anche imposto un'alleanza tra la RAI e il suo gruppo Mediaset per contrastare l'espansione di Rupert Murdoch in Italia. Quando ci sono delle notizie delicate sulla sua vita pubblica o privata - e gli episodi in questi ultimi mesi non sono mancati - il presidente del consiglio si autoinvita in televisione "per spiegarsi". Non su una delle sue reti private (Canale 5, Italia 1 e Rete 4), che mischiano informazione e propaganda, ma sulla RAI, che rappresenta la metà del mercato televisivo. Secondo numerosi studi, il 70% degli italiani si informa tramite la televisione. Il TG1 riunisce ogni giorno 7 milioni di telespettatori e resta una delle principali fonti di informazione degli italiani.

"Buon compleanno! Qui siete a casa vostra" gli ha detto, senza ironia, il presentatore del giornale del mattino di RAI uno, il giorno in cui Berlusconi ha compiuto 73 anni. Mercoledì 7 ottobre, appena poche ore dopo la sentenza della Corte Costituzionale che gli ha tolto l'immunità giudiziaria, il premier ha telefonato alla trasmissione "Porta a Porta", su RAI Uno, dove il conduttore Bruno Vespa lo accoglie sempre a braccia aperte. Denunciando "le toghe rosse", "la giustizia di sinistra" e "la persecuzione" di cui si dice vittima, Berlusconi si è anche permesso di insultare Rosy Bindi, vicepresidente della Camera dei deputati, che lo stava contraddicendo. "Siete più bella che intelligente", ha ammonito senza che nessuno si opponesse in trasmissione. "Evidentemente, io sono una donna che non è a vostra disposizione", ha replicato la deputata del Partito Democratico, riferendosi allo scandalo delle call-girls nel quale è implicato il presidente del consiglio. Il giorno dopo, una petizione online lanciata dai movimenti femministi ha raccolto migliaia di firme in sostegno di Rosy Bindi.

Questa deriva non è che una tra le tante. Il comitato di redazione di RAI Uno ha deciso di stilarne un libro bianco. Il 3 ottobre, una manifestazione per la libertà di stampa ha riunito più di 100mila persone a Roma, al grido di "Siamo tutti farabutti", termine con il quale Berlusconi ha designato alcuni giornalisti RAI. Augusto Minzolini, direttore del TG1, imposto in quel ruolo dal Cavaliere, si è allora schierato in diretta affermando che quella manifestazione era "incomprensibilmente diretta contro Berlusconi". Qualche ora prima, il capo del governo aveva definito l'evento "una farsa assoluta". Tensioni all'interno della redazione, dove i giornalisti, di destra come di sinistra, hanno ottenuto che il CDR esponga un punto di vista opposto a quello di Minzolini.

Convocato dal comitato di vigillanza RAI, il direttore del TG1 se l'è cavata con una ramanzina. "Voi state al giornalismo come la sedia elettrica sta alla verità", ha ironizzato l'ex giudice Antonio di Pietro, fondatore dell'Italia dei Valori, a proposito di Bruno Vespa e Augusto Minzolini. Da allora, ordine è stato dato alle redazioni di RAI Uno di non diffondere più immagini di Di Pietro delle attività del suo partito...

"C'è una reale volontà di ridurre la visibilità degli argomenti di scontro sociale, come l'omofobia, l'immigrazione o il razzismo" deplora Alessandra Mancuso. "La RAI non si comporta più come un servizio pubblico, ma come una concessione privata al servizio di un uomo." Il presidente del consiglio si è difeso con un gioco di parole: "Se parlo in televisione, è uno scandalo, se vado su un altro canale sono un dittatore, se vado su un terzo siamo in un regime autoritario, e se vado su un quarto è un crimine", ripete quando gli si pone il problema.

"Non siamo ancora in una dittatura sudamericana", getta acqua sul fuoco il giornalista Enrico Mentana, ex mezzobusto di Canale 5, dal quale si è dimesso dopo 18 anni di servizio in seguito a un disaccordo sulla linea editoriale. Oggi disoccupato, ha lavorato per anni alla RAI e conosce bene le problematiche dell'azienda. "La RAI è sempre stata un terreno di conquista politico, ma la libertà si prende se si decide di farlo. Più che di censura, si tratta di autocensura. In Italia, i giornalisti possono dire tutto su Berlusconi, ma si tratta il più delle volte di una visione manichea. Sono lo specchio della nostra vita politica. Con la quasi sparizione della sinistra, sono ormai i giornalisti che hanno preso il controllo e giocano il ruolo dell'opposizione".

È il caso di Michele Santoro, giornalista politico e conduttore di numerosi programmi RAI, che è stato reintegrato su RAI Due nel 2005 dopo un processo. Nel 2002, il giornalista era stato licenziato dopo che Berlusconi, di ritorno al governo, l'ebbe accusato di fare "un uso criminoso della televisione pubblica". Dal suo reintegro, il direttore di RAI Due sottolinea che Santoro è solo "ospitato" dalla sua rete. Lontano dal soccombere, Santoro ha ripreso la sua crociata contro Berlusconi. La sua trasmissione settimanale "Anno Zero" registra record d'ascolto, nonostante il boicottaggio della direzione che ha sospeso i contratti dei giornalisti che vi collaborano.
Alla fine di settembre, più di 7 milioni di telespettatori hanno seguito il servizio sulle ragazze squillo che frequentavano le feste del premier italiano. E per la prima volta, Patrizia D'Addario, la call-girl che ha passato una notte con il Cavaliere prima di essere candidata su una lista berlusconiana al consiglio municipale di Bari, ha dichiarato che Silvio Berlusconi "sapeva che mestiere facessi", cosa che il Cavaliere ha sempre negato. Proteste il giorno dopo sulla stampa pro-Berlusconi, che ha invitato gli italiani a non pagare più il canone, ribattezzato "tassa Santoro".

"Viviamo in un'atmosfera nauseabonda", afferma Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, ricordando che l'Istituto internazionale della stampa ha esortato l'Italia a "ristabilire in fretta dei meccanismi che garantiscano l'indipendenza editoriale della radiotelevisione pubblica". Durante la manifestazione per la libertà di stampa, Roberto Saviano, autore di Gomorra, minacciato di morte dalla Mafia napoletana, ha ricordato che "la verità e il potere non coincidono mai".

(a cura di Dario Ingiusto)

giovedì 8 ottobre 2009

La legge è uguale per tutti












Editoriale da El País, 8.10.09


[articolo originale qui]


La Corte Costituzionale italiana si è dimostrata tenace. Il lodo Alfano grazie al quale il Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, si sarebbe assicurato l'immunità e avrebbe eluso la giustizia, è stato dichiarato incostituzionale. L'uguaglianza davanti alle leggi, che nessuno può prevaricare in uno Stato di diritto, è stata salvaguardata in una sentenza che fa onore alla giustizia italiana.

Il Presidente del Consiglio, per fortuna, non si trova al di sopra delle leggi, e non avrà altra scelta che presentarsi in tribunale se gli venisse richiesto, come qualunque altro cittadino italiano. Segnalando l'illeggittimità tanto nella sostanza (la chiara disuguaglianza davanti alla legge) come nel metodo scelto per approvare il lodo (una legge ordinaria e promulgata in 25 giorni), la Corte ha restituito serietà e credibilità a un paese che Berlusconi ha cercato di trasformare nel paradiso dell'illegalità e dell'impunità dei potenti.

Il lodo Alfano blindava le quattro più alte cariche dello Stato rispetto ad azioni giudiziarie e anche inchieste: il Presidente della Repubblica, i Presidenti delle due camere, e il Presidente del Consiglio, in modo che non si potesse intraprendere alcuna azione contro di loro finché restavano in carica. È stata promulgata ad personam per completare lo scudo legale di Berlusconi contro la valanga di inchieste scaturita dalle sue numerose attività irregolari.

Il pacchetto di leggi approvate dalla maggioranza berlusconiana per evitare che il capo venisse processato costituisce un corpus giuridico specifico, del quale il lodo sarebbe stato la coronazione più infamante per il principio dell'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alle leggi.

Berlusconi ha fatto approvare leggi per ostacolare le rogatorie all'estero destinate a investigare le sue attività transalpine. Ha fatto depenalizzare il falso in bilancio. Ha approvato un condono edilizio. Ha approvato la limitazione delle intercettazioni telefoniche per casi di corruzione. E ha ottenuto una legge, la Gasparri, per consacrare il suo monopolio televisivo e il suo quasi monopolio mediatico. Il suo esercito di avvocati è riuscito con grande abilità e infinite risorse economiche a combinare prescrizione e leggi ad hoc per evitare le condanne.

Oltre a rappresentare una vittoria giuridica dello Stato di diritto, la decisione dei magistrati supremi costituisce una sconfitta politica per il premier italiano, che si aggiunge al torrente di discredito accumulato nella sua costante confusione tra vita pubblica e condotta privata. Ma la cosa più preoccupante per il magnate mediatico è che la sentenza significa che come minimo due dei quattro processi congelati dal lodo Alfano ricominceranno, uno per corruzione e uno per irregolarità finanziarie nella compravendita di diritti televisivi.


mercoledì 7 ottobre 2009

Gli avvocati di Berlusconi ritengono che il presidente italiano sia al di sopra della legge












The Times, 7.10.09

[articolo originale di Richard Owen qui]

È stato un interessante esempio di bispensiero legale: "anche se la legge è uguale per tutti", ha dichiarato Niccolò Ghedini, lo scaltro e cadaverico avvocato personale di Silvio Berlusconi, "l'applicazione delle leggi è un altro discorso".

Quando Patrizia D'Addario, una prostituta di Bari, ha rivelato quest'anno che il premier avrebbe dormito con lei nella notte delle elezioni USA, Ghedini ha detto che il suo capo non avrebbe commesso reati perché era soltanto "l'utilizzatore finale". Un disegno di legge che prevedeva pene per i clienti delle prostitute è stato rimandato.

Ghedini è anche un deputato per il partito al governo di Berlusconi, il Popolo delle Libertà, e ha un ruolo nello sfruttare i cavilli legali e difendere il premier. Nessuno ha protestato per questo ovvio conflitto di interessi. È dato per scontato che tutti gli aspetti della vita in Italia siano politicamente schierati - Corte Costituzionale inclusa.

Cinque dei 15 giudici che devono pronunciarsi sul lodo Alfano sono nominati dal parlamento. Tre di essi sono del centro-destra, due del centro-sinistra. A maggio Berlusconi è stato accusato dall'opposizione di aver tentato di accaparrarsi il favore dei giudici quando cenò con due di loro. Solo una, Maria Rita Saulle, 73 anni, è donna - e non si sa se condivida o meno il disgusto di molte donne italiane per Berlusconi a causa dei suoi scandali a sfondo sessuale.

Per i sostenitori del premier l'attacco alla legge per l'immunità farebbe parte di un complotto. Deputati del PdL sostengono che ci sia "un piano sovversivo per rovesciare la volontà del popolo".

Ma nessun cospiratore ha forzato Berlusconi ad andare alla festa dei 18 anni a Napoli di Noemi Letizia, aspirante modella, causando la richiesta di divorzio da parte di sua moglie. Nessun cospiratore l'ha forzato ad andare a letto con la D'Addario, che la settimana scorsa ha detto a milioni di telespettatori italiani che Berlusconi sapesse "perfettamente" essere una escort.

Allo stesso modo, le accuse di corruzione che Berlusconi dovrebbe affrontare se il lodo Alfano dovesse venire meno provengono dalle sue stesse azioni. Se si troverà a fronteggiare le accuse di evasione fiscale, e tentativi di corruzione di senatori del centro-sinistra per fare cadere il fragile governo di Romano Prodi, sarà perché i pm ritengono che abbia infranto la legge.

giovedì 1 ottobre 2009

Comici inglesi su Berlusconi












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mercoledì 30 settembre 2009

Gli insulti di Berlusconi agli Obama potrebbero essere troppo






The Times, 29.09.09

[articolo originale di Richard Owen qui]

C'è la tendenza, sia in Italia che nel resto del mondo, di archiviare con una risata ogni nuova gaffe di Silvio Berlusconi come semplicemente "tipica di Silvio".

Le reazioni vanno dallo scuotere la testa - "eccolo di nuovo" - fino alla sincera ammirazione da quegli italiani che accettano l'idea che il suo volgare humour da bar lo renda "uno di noi" nonostante la sua ricchezza e il suo potere.

Quando l'anno scorso insultò Obama per la prima volta definendolo abbronzato, Berlusconi reagì alle accuse dicendo che i suoi critici non avessero senso dell'umorismo. Alcuni italiani si trovarono in imbarazzo, ma molti di coloro che l'anno scorso elessero Berlusconi per il suo terzo mandato si schierarono dalla sua parte.

C'è una venatura di razzismo e xenofobia nella coalizione di centro-destra di Berlusconi - da qui i suoi commenti al convegno del PdL a Milano non solo sul colore di Obama, ma anche sul sospetto che "soltanto" legga dal gobbo.

C'è anche complicità maschile nell'accettare il comportamento di Berlusconi - reminiscente di quello di Benito Mussolini - nel comportarsi da donnaiolo e promuovere allo stesso tempo i valori della famiglia.

Ma insultare Michelle Obama insieme al presidente degli USA potrebbe essere troppo. Il comportamento da buffone maschera una realtà più sinistra: Berlusconi si vede chiaramente come un leader nazionale e mondiale di importanza tale da essere al di sopra della legge.

Per molti fuori dall'Italia, l'idea che Berlusconi sia un personaggio chiave globale che, per esempio, "aiuta" gli USA a trattere con Mosca è ridicola. Ma funziona bene in casa. Le sue "gaffes" sono spesso intenzionali, per dimostrare di avere un rapporto diretto con l'italiano medio.

Ma queste mascherano un'arroganza e un autoritarismo che significano l'opposto, e cioè che Berlusconi sia al di là delle normali regole comportamentali. Nessun altro leader coinvolto in scandali sessuali avrebbe osato fare la dichiarazione esilarante, come ha fatto lui a Milano, di "avere introdotto la moralità" nella politica italiana.

Il fatto che non sia stato subissato dalla derisione riflette in parte il suo incredibile potere mediatico. In qualunque altro paese occidentale un uomo che controlla le tre principali reti televisive commerciali non potrebbe diventare primo ministro.

In Italia, invece, si è arrivati al punto in cui anche la RAI (la televisione pubblica) deve vedersela con una pesante multa per avere finalmente rivelato agli italiani - 80% dei quali si informano solo attraverso la TV - che Berlusconi avrebbe passato la notte delle elezioni di Obama lo scorso novembre con una prostituta.

La stampa e i media sono intimiditi dalle pressioni fino ai writ. L'opposizione di centro-sinistra sta preparando una protesta questo weekend in difesa della libertà di stampa.

Ma è demoralizzata e divisa. La vera opposizione viene dalle proprie fila di Berlusconi, con Gianfranco Fini, co-fondatore del PdL, che aspetta di prendere il comando.

La settimana prossima la Corte Costituzionale deve decidere se la legge emessa da Berlusconi l'anno scorso che gli concede l'immunità dai processi sia valida o meno. Se la legge per l'immunità dovesse cadere sarà il caos.

Berlusconi potrebbe allora dare le dimissioni e chiamare alle elezioni anticipate, fiducioso del fatto che verrebbe riconfermato con un mandato per fare come desidera. Ma chi nel centro-destra teme che il suo comportamento arrogante non solo stia danneggiando la reputazione dell'Italia all'estero, ma stia anche mettendo in pericolo la democrazia nel paese, potrebbe pensarla diversamente.

lunedì 21 settembre 2009

Ezio Mauro: domande d'onore












Le Monde, 15.9.09


[articolo originale di Philippe Ridet qui]


Ne sei sicura?” Giornalista preoccupato della verità dei fatti, Ezio Mauro, direttore del quotidiano di sinistra La Repubblica, ha posto quest’unica domanda il giorno in cui la corrispondente del giornale a Napoli, Conchita Sannino, gli ha raccontato questa strana storia: Silvio Berlusconi ha partecipato al compleanno di 18 anni di una ragazza di nome Noemi Letizia, nella periferia della città portuale. A fine aprile 2008, per gli uffici del quotidiano, in via Cristoforo Colombo a Roma, questa visita del presidente del consiglio è un altro fatto curioso. “Non avevamo assolutamente idea del potenziale di questa storia”, racconta Ezio Mauro, più di quattro mesi dopo. Per fortuna, l’articolo pubblicato menzionava solo le iniziali della ragazza.

Oggi, tutto è cambiato. Le spiegazioni ingarbugliate del capo del governo italiano hanno trasformato la strana visita in un affare di stato, cronaca del terzo mandato in saga del Basso Impero. Ezio Mauro, 61 anni, ex adolescente di Dronero (un comune di 7.000 abitanti del Piemonte) che dirigeva il giornale del suo liceo chiedendosi come fare carriera, è diventato l’eroe della libertà di stampa. E forse della democrazia, da quando Silvio Berlusconi ha deciso di portare il giornale in tribunale e chiedergli un milione di euro per diffamazione. Eccolo oggi a confronto con l’uomo che gli somiglia di meno, che non esita a prendere gli italiani a testimoni della sua ossessione per le donne in modo da farne le sue complici e a usare i mezzi più violenti per far tacere i suoi detrattori.

Il suo ufficio gli somiglia. Niente giornali ammucchiati ovunque, niente appunti appesi ai muri. Il “direttore” è pronto alla zuffa ma mantiene le distanze da buon piemontese. “Falso e cortese” dicono i suoi concittadini nordisti. Nei dibattiti televisivi in cui tutti si lanciano invettive e si insultano, egli sa mantenere le distanze da buon osservatore. In redazione, alcuni speravano che sarebbe stato “meno prudente, più impegnato”. “Falso, è il tipo più leale che io conosca, spiega Francesco Merlo, giornalista assunto da Ezio Mauro. Tutte le culture in Italia sono vicine a La Repubblica. È un organismo vivente con i suoi eccessi. La distanza di Ezio, è questa la sua vera eleganza. Non è facile mantenere il sangue freddo in un paese simile”.

È vero che ce n’è da farsi venire le vertigini. A Noemi è succeduta Patrizia che confessa di essere stata pagata per dormire con il presidente. Dopodiché, si sa che una trentina di ragazze hanno animato le notti tariffate del presidente del consiglio. La Repubblica racconta le contraddizioni di Silvio Berlusconi, la sua doppia vita pubblica e privata, le interferenze della seconda sulla prima e si interroga. Ogni giorno vengono pubblicate dieci domande di rito. Non fanno altro che portare a fatti veri, a informazioni verificate, a dichiarazioni pubbliche. “All’inizio, le nostre domande erano destinate ad un colloquio, racconta Ezio Mauro. Abbiamo concesso quattro giorni a Berlusconi affinché potesse giustificarsi, non lo ha fatto e abbiamo deciso di pubblicarle ugualmente”.
È la mia privacy”, si difende il “Cavaliere”. “Come se si potesse costruire un muro per impedire all’informazione di circolare, si rammarica Ezio Mauro. Le contraddizioni del potere sono il vero terreno del giornalismo e un problema per la democrazia. I pettegolezzi non mi interessano”. Mentre il governo vorrebbe portarlo sul terreno della lotta politica, facendo del giornale il portavoce del partito democratico per meglio denunciare una “strumentalizzazione” condotta dai “comunisti e dai cattolici comunisti”, il direttore intende restare sul terreno professionale. “Come andrà a finire per il presidente del consiglio e la democrazia italiana?, si chiede. Occupiamoci piuttosto del giornale di domani”.

Il giornalismo, è l’unica passione che Ezio Mauro conosca. “Ho sempre voluto fare questo”, si ricorda. Una breve lettera di raccomandazione gli permette di entrare alla Gazzetta del Popolo, un quotidiano di Torino. Gli viene assegnata la cronaca. Mentre l’Italia sprofonda negli anni di piombo, al ritmo di attentati e delitti, l’uomo di sinistra che è in lui scopre la “violenza disumana e priva di obiettivo politico” del terrorismo.

Sette anni dopo, cambio di giornale e di direzione. La Stampa, il giornale della famiglia Agnelli, lo invia a Roma come giornalista politico. “Mi sono ripromesso di rifiutare un pranzo o una cena con un politico che non potesse servirmi per i miei articoli. Ci frequentiamo, ma siamo di una razza diversa. Il nostro compito è quello di portare alla luce quello che loro non vogliono dire”.

Voglia di impegno? Quando nel 1996 prende le redini de La Repubblica, succedendo al carismatico Eugenio Scalfari, fondatore della testata nel 1976, Ezio Mauro si sente subito a casa. “La Repubblica è il giornale che mi assomiglia di più, afferma. È come una seconda pelle. Qui la passione giornalistica può essere violenta, vi si possono condurre grandi battaglie nazionali e scommettere sull’intelligenza degli italiani”. Armato della sua discrezione e dei suoi principi, è riuscito a dirigere una redazione frequentata da alcune delle migliori penne d’Italia, da Umberto Eco a Pietro Citati.

La guerra è totale. Un giornale di destra, Libero, ha tentato di screditare Ezio Mauro con la scusa che avrebbe pagato una parte del suo appartamento romano in nero. L’attacco ha resistito a lungo. Ma le dimissioni, in seguito ad una campagna giornalistica calunniosa, di Dino Boffo, direttore del quotidiano cattolico Avvenire, suona come un “avvertimento, sostiene Ezio Mauro, a tutti i proprietari di giornali”. Pertanto, le lamentele di Silvio Berlusconi contro La Repubblica non ha suscitato alcuna reazione di supporto di questi ultimi: “Non mi aspettavo nessun tipo di solidarietà. Ciascuno si serva della propria libertà come meglio crede”, afferma con amarezza Ezio Mauro.

La Repubblica ha i mezzi per durare. Le vendite (580.000 copie) del quotidiano sono in rialzo di circa il 10%. Un nucleo da cinque a dieci giornalisti lavora esclusivamente sul “tema Berlusconi”. L’appello per la libertà di stampa lanciato sul sito del giornale ha raccolto più di 350.000 firme. È prevista una manifestazione per sabato 19 settembre a Roma. “Il semplice fatto di organizzare questo raduno nel cuore dell’Europa è già di per sé significativo”, si lascia sfuggire Ezio Mauro. Ogni giorno i lettori incoraggiano il giornale a non “lasciar stare” e a continuare a denunciare “l’anomalia occidentale” che è diventata l’Italia.

Il direttore de La Repubblica si dice pronto a pubblicare “Le dieci domande” rivolte al presidente del consiglio, non importa il tempo che ci vorrà. Dall’altro lato della stanza lo attende la riunione editoriale. Il titolo dell’edizione di domani? “Bisogna aver fiducia in Berlusconi, lui ci aiuterà sicuramente a trovarlo”, afferma spingendo la porta. Giornalismo, nient’altro che giornalismo.


(traduzione di Anna Cascone)

venerdì 18 settembre 2009

"Non sarà la chiesa a finire Berlusconi" El País intervista Andrea Camilleri







El País, 18.09.09

[articolo originale di Miguel Mora qui]

Con le sue inseparabili sigarette, e la sua giovane assistente Annalisa che gli porta caffé molto zuccherato, lo scrittore siciliano Andrea Camilleri mantiene a 84 anni una lucidità mentale e una memoria invidiabili. Ecco la rabbia, la sua vecchia rabbia comunista, a cui si appiglia rivendicandola come anditoto morale per il suo paese, questa Italia che nonostante tutto vota e ammira Silvio Berlusconi, e che, afferma, "ama il buffone delirante perché riflette il peggio che è in ognuno di noi, e suscita questa invidia che ogni italiano sente per le moto che non seguono neanche una regola del codice della strada". In questa intervista, realizzata ieri a casa sua, il maestro del giallo ci fa vedere l'oscuritá del panorama politico italiano.

Domanda. Tutta l'Europa parla di Berlusconi, e gli italiani stanno zitti.

Risposta. Questo silenzio è inquietante. Ci troviamo da molto tempo nella fase di supplenza. La politica è stata sostituita dalla magistratura, e con l'opposizione succede lo stesso: siccome non esiste, l'hanno sostituita con i giornali (La Repubblica e L'Unità) e un canale televisivo (RAI 3). Tutti gli altri restano in silenzio. E quindi parla la stampa estera, che ha sostituito la nostra in questa fase di emergenza della nostra democrazia.

D. Si tratta davvero di un'emergenza?

R. Certo. Prima l'Italia era solo un'anomalia, ora non ci sono pesi e contrappesi, corpi e anticorpi, la malattia Berlusconi si è estesa e non incontra resistenza. Siamo malati nella mente, nella politica, nell'economia, e sopratutto nei costumi: l'immoralità regna sovrana.

D. Alcuni dicono che abbia realizzato il piano della loggia P2...

R. Non c'è riuscito del tutto, ma in gran parte sì. Le idee dei suoi fondatori sopravvivono nell'uomo che ha conquistato il potere. È una clonazione, ma il DNA è comune. L'organizzazione è stata smantellata, le idee restano vigenti.

D. Crede che il Partito Democratico costituisca una vera alternativa?

R. Non ho mai voluto aderirvi, è un mostro bicefalo. È una buona cosa che ci sia pluralismo in un partito, ma solo quando i fini sono comuni. Qui abbiamo ex-comunisti del PC con l'Opus Dei. Una convivenza difficile. La riunione in questi giorni tra Rutelli (PD) e Fini (PDL) conferma, secondo me, la fine del PD. Gli ex-democristiani vogliono darsela a gambe. E dall'altra parte, Fini vuole abbandonare Berlusconi. Il dado è tratto.

D. Quindi la speranza è... andare in esilio con Obama?

R. Il problema è che magari quando arrivi l'hanno già fatto fuori. Ha il grande svantaggio di essere nero: possono assassinarlo facilmente. E non scherzo.

D. Perché si dice che non ci sia libertà di informazione in Italia? Secondo Berlusconi, la RAI è l'unica televisione pubblica che critica il governo.

R. Berlusconi dice di non essere un dittatore perché i dittatori censurano e fanno chiudere i giornali. Lui non li fa chiudere perché non può. Ma censura. Anni fa cacciò vari giornalisti della RAI, da poco ha detto che Paolo Mieli (Il Sole 24 Ore) e Giulio Anselmi (La Stampa) dovrebbero cambiare mestiere e dopo qualche settimana l'hanno fatto. E dopo c'è la peggior censura, l'autocensura, la paura dei giornalisti di farsi male da soli. C'è tanta paura che è quasi preferibile leggere Feltri, almeno è chiaro, sai chi ti trovi davanti. Gli altri non si riescono a capire.

D. Com'è iniziato il berlusconismo?

R. Quando nessuno se lo sarebbe aspettato, dal processo Mani Pulite venne fuori un politico che incarnava proprio la corruzione che si voleva combattere. Lì si vide la capacità geniale di Berlusconi di presentarsi come il contrario di ciò che è. Ora si mostra per quello che è veramente: insulta i giornalisti, gli avversari, li chiama farabutti, coglioni... dove si è visto un primo ministro che insulta?

D. Li chiama soprattutto comunisti.

R. Non otterrà mai che io riceva questa parola come un insulto. E soltanto rivela una cosa: è innamorato del fascismo, ma è peggio dei fascisti perché alcuni di loro si sono evoluti. Per questo disse che Mussolini mandava i giornalisti critici nei suoi confronti in villeggiatura. Non sa che Amendola fu picchiato a morte, che i fratelli Rosselli furono uccisi durante l'esilio, che Gramsci morì dopo anni di carcere? Non sa che i comunisti italiani firmarono i patti lateranensi con De Gasperi, che portarono la democrazia con la resistenza, che bloccarono le vendette contro i fascisti?

P. Se agita il fantasma del comunismo sarà perché gli torna utile.

R. Certo che sì. Gli italiani ci credono perché non hanno memoria. Gli italiani si ricordano del loro paese perché aveva una squadra di calcio che giocava partite contro il paese vicino. Se chiedi a un italiano che accadde nel 1928, ti dirà la formazione dell'Inter di quell'anno, ma non che arrivò il fascismo perché questo non lo sa.

D. Crede che non avendo avuto una guerra civile sussista un conflitto in nuce, non risolto?

R. Il Movimiento Sociale Italiano si creò sei mesi dopo la seconda guerra mondiale. 18 mesi più tardi, già avevano deputati in parlamento. Nel '45 arrivai a Roma e c'erano scritte sui muri che dicevano: "Restituiteci il testone". Volevano di nuovo Mussolini! Ricordo un articolo favoloso di Herbert Matthews, giornalista del New York Times. Diceva: "Non avete davvero ucciso il fascismo, ed è una malattia che patirete per decadi, e si riproporrà in forme che non riconoscerete". Eccoci qui, a domandarci se Berlusconi sia fascista o meno.

D. Anche Pasolini profetizzò una cosa del genere.

R. Pasolini era discutibile riguardo la concezione che aveva di se stesso; ma la concezione che aveva degli altri era molto acuta. Lui e Sciascia sono le due grandi coscienze civili che ci mancano. Sento una terribile necessità di loro.

D. Niente dura per sempre...

R. La bassa audience di Porta a Porta l'altra sera è stata un'allegria. Fa venire fuori una speranza. Un imbecille ha scritto su "il Giornale" che il mio sogno è vedere Berlusconi pendere come Mussolini. È il contrario, quello che temo di più è che muoia o che i giudici lo finiscano. Quello che voglio è che duri, che gli italiani bevano da questo calice fino a vomitare. Così sapranno che cosa è e sarà finito. Se no, sarà un martire. Spero soprattutto che resusciti la moralità, perché per ora vige la morale del vespino. Il vespino va contromano e nessuno dice niente; attraversa col rosso e nessuno dice niente, sale sul marciapiede e nessuno dice niente. Gli italiani guardano il vespino e pensano: "Madonna, che bello sarebbe essere questo vespino e non rispettare neanche una regola!". E non parlo delle escort, né delle veline, parlo solo della vita quotidiana.

D. Perché tanti italiani amano Berlusconi?

R. Perché si guardano allo specchio e sono uguali. Impera una scostumatezza insopportabile. L'altro giorno il conducente di una macchina ha gridato a mia moglie: "Asino!". E io le ho detto: "Segui questa macchina, seguila". "E perché?", mi ha chiesto lei, "mi ha solo insultata". "Sì, ma ti ha chiamato asino e non puttana, voglio conoscerlo, è old-style, seguilo!".

D. In questo senso, Veronica Lario è un esempio di civismo femminista, anche se è stata catalogata come "velina ingrata" da Feltri.

R. Non è mai stata una velina, era un'attrice teatrale e abbastanza dotata. È una donna offesa che non ne può più, che non può parlare con suo marito e decide di farlo attraverso i media. Mia moglie mi avrebbe buttato dalla finestra se io avessi fatto qualcosa di simile. La cosa offensiva è l'esibizionismo di Papi, così poco serio. Sei un nonnetto di 72 anni, se vuoi farlo fallo discretamente, sapendo quello che sei. Inoltre, che figuraccia. Se dici che frequenti minorenni è orribile, ma addirittura escort...

D. Dice di non avere mai pagato.

R. Fa pagare gli amici, è ancora peggio. Caligola, Nerone, avevano una dimensione... alla fine bruciavano Roma. Questo è così meschino che mette paura. Non accende nemmeno un fiammifero.

D. Crede che l'Italia possa resistere altri quattro anni cosí?

R. Non credo, siamo vicini a un'implosione. Fini, magari per puro gioco di parole, ha un fine, allontanarsi da lui. Dice cose giuste, laiche, moderne. Una destra finalmente rispettabile. Dall'altro lato della barricata, gli auguro sinceramente che ci riesca.

D. Non crede che la chiesa preferisca Berlusconi?

R. Certamente: "pecunia non olent", i soldi non puzzano. Puoi attaccare la verginità di Maria, negare il santo sepolcro, loro ti mettono nell'indice e tu vendi più libri. Ma se gli dici che gli diminuisci i fondi per le scuole si arrabbiano. Il dogma assoluto della chiesa sono i soldi, l'esenzione fiscale. Conosco a Roma un cinema porno intestato al Vaticano... Basta non toccare il denaro del Santo Padre. Il Vaticano detta legge in Italia, e mai come ora. Ma il Papa dissimula come Zapatero: assistono al delirio di Berlusconi in diretta e dicono: "Non posso parlare perché sono straniero". E se poi qualche vescovo dice qualcosa, fa come Berlusconi con Feltri: "Mi dissocio, mi dissocio". No, non sarà la chiesa a finire Berlusconi. Spero che saranno i cittadini.

giovedì 17 settembre 2009