martedì 23 dicembre 2008

Non é il momento che Berlusconi presieda il G8 nel prossimo anno di crisi economica










The Guardian, 23.12.08


Il playboy settantaduenne del mondo occidentale ha salvato David Beckham ed é ora intenzionato a salvare il suo paese e, come Gordon, il pianeta.

[articolo originale di David Gow qui]

Gordon Brown ha salvato il mondo, Angela Merkel il suo budget federale, Jose Manuel Barroso il suo incarico per un secondo termine - e Nicolas Sarkozy ha salvato l'Europa. Ora, mentre un orribile anno di previsioni economiche ancora piú nere si avvicina per l'UE, viene avanti Silvio Berlusconi.

Ha salvato David Beckham dall'oscuritá di Los Angeles aiutandolo ad essere preso in prestito per 10 settimane dalla sua squadra di calcio, l'AC Milan - garantendogli accordi con sponsor piú remunerativi e apparizioni su molti canali TV del suo impero Mediaset. Missione compiuta, ora é il momento di salvare l'Italia e, come Gordon, il pianeta.

L'1 gennaio, il giorno in cui Sarko smetterá ufficialmente di essere presidente dell'UE, il presidente del consiglio italiano gli subentrerá e, con complessi di superioritá da togliere il respiro, é giá indaffarato a preparare un summit tra Barack Obama e il russo Dmitri Medvedev.

Per marzo, quando l'economia europea dovrebbe essere in pieno declino, sta pianificando un summit G14 - idea originariamente di Sarko per coinvolgere le economie emergenti - sulla "dimensione umana" della crisi finanziaria.

Presumibilmente, questo é il linguaggio diplomatico per crescita dei debiti personali, povertá, disoccupazione, disperazione e tutte le cose che comporterá, potenzialmente, la depressione di metá inverno portata dalla peggiore recessione dai tempi della seconda guerra mondiale. Specialmente nel suo paese, che é stato in recessione per due quadrimestri, si trova ad affrontare un'impennata della disoccupazione, vede la casa automobilistica Fiat cercare un partner che la compri risolvendo i suoi problemi e che, senza l'Euro e la Banca Centrale Europea che disprezza, sarebbe giá in bancarotta.

Berlusconi, uomo da 10 miliardi di dollari ed architetto seriale di riforme giudiziarie per garantirsi l'immunitá dalla giustizia, é il leader politico che ha chiamato Obama "abbronzato" e un membro tedesco del parlamento europeo "Kapó".

Il suo contributo al programma di recupero economico dell'UE - un incentivo da 200 miliardi di euro del valore del 1.5% del PIL - sembra essere un taglio alle tasse dei suoi sostenitori politici in piccoli affari e ha ridotto le punizioni per gli evasori fiscali - che valgono l' 1% del PIL, secondo politici dell'opposizione in Italia. Il pacchetto é talmente ridicolo che molti analisti ritengono che potrebbe comportare un ulteriore riduzione delle entrate fiscali.

Ora il playboy settantaduenne del mondo occidentale vuole diventare presidente della repubblica, succedendo all'ex comunista Giorgio Napolitano, uomo di grande integritá, dopo il 2013. Presumibilmente, in stile Mugabe, vita natural durante e, in stile Chirac, con immunitá perpetua dai processi.

Questa, in tutta serietá, é la persona che per rotazione presedierá il G8 l'anno prossimo, quando probabilmente ci sará un bagno di sangue nell'economia di tutto il mondo.

E' venuto il momento di finire questo stupido processo e, come previsto per l'UE dal trattato di Lisbona, scegliere un presidente di vera statura e visione per prendere le redini in questo lungo viaggio. Soprattutto siamo tutti d'accordo che, come il consiglio di sicurezza dell'ONU e il Fondo Monetario Internazionale, ci vorrebbe una riforma permanente per includere la Cina, l'India e altri paesi tra le economie emergenti.

E' giá abbastanza che l'eurotossico Vaclav Klaus, presidente della repubblica Ceca, diventi il capo titolare dell'UE dopo il primo gennaio (OK, il suo primo ministro presiederá i meeting). Questo articolo preferirebbe vedere Sarko coronare la sua ambizione a diventare presidente a lungo termine dell'eurogruppo e leader de facto dell'UE dopo il suo successo iperattivo alla guida dell'UE nei sei mesi scorsi.

Forse potrebbe anche incaricarsi del G8/G14 per il resto del suo mandato all'Eliseo, che sará sicuramente esteso dopo il 2012 per altri 5 anni.

O datelo a Tony Blair. Tutti tranne l'inadatto Berlusconi, presidente indiscusso di questa Tangentopoli 2, o "cittá della corruzione", che il suo paese é diventato ancora una volta.


martedì 16 dicembre 2008

L'Italia ha un orco in cantina







The Economist, 11.12.08
Si teme il peggio per i mercati sotto stress

[articolo originale qui]

Il debito pubblico dell'Italia, il terzo piú alto del mondo, equivalente a piú del 104% del PIL, non ricorda tanto un elefante in soggiorno, ma piuttosto un orco in cantina. C'é stato a lungo il timore che l'orco scappi seminando il panico, non solo in Italia ma anche in tutta la zona dell'euro. Il 3 dicembre c'é stato quello che alcuni hanno considerato come un minaccioso scossone dalla porta della cantina.

Era una risposta del ministro del welfare di Berlusconi, Maurizio Sacconi, a suggerimenti sul fatto che fosse in disaccordo con il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, sulle risorse da spendere per gli incentivi per la crisi. Negando che ci fosse alcun conflitto, Sacconi ha dichiarato: "Anche io sono vincolato dal debito pubblico. Ed anche io sono preoccupato dal rischio di default". Apparentemente non al corrente dei possibili effetti delle sue parole, ha aggiunto: "C'é qualcosa di peggio della recessione, ed é la bancarotta di Stato: un'improbabile, ma comunque possibile, ipotesi". Se il Tesoro italiano non riuscisse a trovare compratori per i bond italiani, ha detto Sacconi, all'Italia potrebbe toccare la stessa sorte dell'Argentina, che ha patito un default nel 2001.

Il mercato dei bond nazionali é certamente diventato piú complicato per i venditori del debito. Numerosi paesi, molti con tassi di credito molto migliori dell'Italia, hanno bisogno di raccogliere fondi. Ma se i tassi d'interesse sui bond italiani salissero, il governo potrebbe finire per pagare piú interessi, e questo aumenterebbe il rischio che il deficit del budget sfugga di mano. Se ció accadesse, la fiducia degli investitori ne uscirebbe ulteriormente erosa, spingendoli a domandare tassi di interesse ancora piú alti.

Tra il polverone destato dai commenti di Sacconi, Tremonti ha negato che ci sia alcun pericolo di default. Ma nello stesso giorno Tremonti stesso ha confermato che i rischi sono saliti. Ha detto ad una commissione parlamentare che "l'unico vincolo" sulle spese del governo non era piú rappresentato dal trattato di Maastricht dell'Unione Europea che mette un limite ai deficit, ma dai limiti imposti dal mercato. Infatti, si sono espressi timori sul fatto che l'inizio di quello che gli esperti di finanza chiamano "dinamiche di debito avverse" si possa giá rintracciare nel netto aumento della differenza tra gli interessi tra i bond decennali della Germania ed il loro equivalente italiano. Il 5 dicembre questo ha raggiunto 144 punti, mentre alla fine di maggio la differenza era di 38 punti (vedi grafico).

Il prezzo della dissolutezza. Debito pubblico in percentuale sul PIL e differnza tra gli interessi sui bond decennali tra Italia e Germania.

Nonostante Brian Coulton della Fitch, un'agenzia di statistica, indichi che questo rispecchia il crollo degli interessi sui titoi tedeschi (mentre chi investe cerca paradisi ultra-sicuri) piuttosto che l'aumento di quelli italiani. "Gli interessi correnti sui bond decennali italiani é lo stesso di quello della fine del 2007", fa notare. Dal lancio dell'euro, inoltre, gli amministratori del debito italiano sono riusciti ad estendere il termine medio del prestito fino a quasi sette anni, bloccando i tassi d'interesse del momento ed assicurando che una parte del debito non sia soggetta a bruschi rialzi dei tassi di crescita. Questo lascia aperte due questioni. Una è se si possono lasciare i tagli inalterati o meno. L'altra è cosa succederà sul lato attivo del bilancio. In recessione è probabile che le entrate fiscali diminuiscano. Ma di quanto?

In parte grazie ad una riduzione fatta dal precedente governo di centro-sinistra, i conti pubblici dell'Italia non sono piú nello stato d'allarme in cui erano pochi anni fa. In primavera Tremonti ha portato in parlamento un piano di spese di tre anni che includeva importanti tagli.

Un'altra variabile é l'entitá della recessione. Molti prevedono che sará meno accusata in Italia che in Gran Bretagna (anche se piú profonda che in Francia o Germania). Ma le misure anti-recessione di Berlusconi sono state nettamente modeste (comportando delle spese extra di solo 6 miliardi di euro). E il motivo per cui ha ritirato i suoi piani di ulteriori aiuti é il fatto che Tremonti gli ha ricordato dei limiti imposti dal debito italiano di 1,575 miliardi di euro. L'orco é ancora lí, anche se per il momento é saldamente incatenato.

(grazie a Pina T. per l'aiuto con la traduzione)

domenica 14 dicembre 2008

La Commissione Europea riconosce il superamento dell'Italia da parte della Spagna in reddito pro capite











El País, 12.12.08


[articolo originale qui]

La recessione che affrontano i paesi avanzati fa in modo che le previsioni sul prossimo futuro siano in uno stato d'eccezione, in cui l'evoluzione dell'economia non segue le regole abituali. Ma ogni statistica sugli ultimi anni certifica la progressione dell'economia spagnola fino all'irruzione della crisi. La Commissione Europea ha confermato ieri che la Spagna ha superato nel 2005 il reddito pro capite medio dei ventisette. E che nei due anni seguenti ha approfittato del ristagnamento dell'economia italiana per superarla in reddito pro capite medio.

I dati distribuiti dall'Eurostat, una revisione della cifra pubblicata a giugno, indicano che nel 2006 il livello di reddito pro capite della quarta e quinta economie europee era equivalente: la Spagna é arrivata al 104% del reddito medio europeo per abitante, mentre l'Italia é rimasta al 103%. E' una differenza minima, che rientra nei margini d'errore della statistica, ma sufficiente perché il presidente del Governo, José Luis Rodríguez Zapatero, l'abbia considerata come "un traguardo storico".

Nel 2007 la Spagna si distacca ulteriormente (106% della media europea contro il 101% dell'Italia) e guadagna terreno sulla Francia, il cui reddito pro capite é del 109% della media europea. Eurostat calcola questi dati a paritá di potere d'acquisto, un sistema che elimina le distorsioni per i differenti livelli dei prezzi in ciascun paese.

lunedì 8 dicembre 2008

Silvio Berlusconi si è guadagnato un soprannome: "Cesare"











Le Figaro, 4.12.08

[articolo originale qui]


I frequenti accessi d’ira del presidente del Consiglio contro i giornali
ed i leader dell’opposizione e le sue maniere autoritarie preoccupano
persino i suoi alleati.

Appena si tratta della televisione privata, il presidente del Consiglio italiano si mostra particolarmente suscettibile. Fa attenzione ad
evitare qualsiasi comportamento che faccia pensare che abusa del suo doppio titolo di signore della stampa e di capo del governo.
E rimette
seccamente al loro posto i giornalisti, così come i leader dell’opposizione che lo accusano di porgere il fianco ad un qualsiasi
conflitto di interesse.

Di solito, Silvio Berlusconi se la prende col quotidiano di sinistra La Repubblica o anche con le reti televisive, compreso il proprio gruppo
Mediaset, che riverserebbero su di lui «dei torrenti di menzogne». Questa volta, sono i direttori del Corriere della Sera e de La Stampa
che suscitano la sua collera. Lo indigna che i loro giornali abbiano titolato «Berlusconi contro Sky» a proposito di un articolo di legge che
alza dal 10 al 20% l’IVA sugli abbonamenti alla televisione di Rupert Murdoch.

«E’ una vergogna», non ha smesso di ripetere per un intero viaggio ufficiale in Albania, accusando i direttori di questi due grandi
quotidiani di «non saper fare il loro lavoro» : «Farebbero meglio a cambiare mestiere.» Punti sul vivo, i due direttori hanno risposto che
i
loro giornali avevano «scrupolosamente» rispettato l’obbligo di informare bene i loro lettori sulla questione. «Noi continueremo ad
esercitare il nostro mestiere come abbiamo sempre fatto, anche se ciò
ogni tanto fa dispiacere al presidente del Consiglio in carica.»

In fondo, Silvio Berlusconi non ha certamente torto. L'articolo di legge sull’IVA corregge un’anomalia che dal 1995 permette al gruppo
Murdoch di
godere di un privilegio inspiegato dato che tutti gli altri operatori sono tassati al 20 %.

Anomalia fiscale


Sky rivendica 4,2 milioni di telespettatori e una fetta di mercato pari al 30 % (contro il 32 % di Mediaset e il 34 % della RAI).
In un modo
piuttosto distratto ed incomprensibile, il Partito Democratico di Walter Veltroni si è immediatamente schierato a favore
del «povero Murdoch»,
vittima, a suo dire, della «persecuzione» del Cavaliere.

Ma il ministro dell'Economia italiano, Giulio Tremonti, ha azzittito all’istante le critiche producendo un avviso di infrazione emesso
nell’ottobre 2007 dalla Commissione di Bruxelles che intimava al governo dell’epoca, presieduto da Romano Prodi, di porre fine senza
indugi a
questa anomalia fiscale.

Al termine della tempesta, rimane l’amarezza di un primo ministro sempre meno disposto a subire il flusso di critiche a cui lo espone
il suo modo
autocratico di gestire la politica. Alcuni maliziosamente gli hanno trovato un soprannome: «Cesare». Il suo principale
alleato, il
post-fascista Gianfranco Fini, gli rimprovera un « bonapartismo » sospetto a qualche mese da un evento importante per la
destra italiana,
la fusione pura e semplice, il prossimo marzo, del suo partito di Alleanza Nazionale con la formazione del Cavaliere,
Forza Italia.

(a cura di Cristina Cassinelli)

martedì 2 dicembre 2008

Un premier con le mani nei notiziari televisivi denuncia i giornalisti che lo criticano









The New York Times, 1.12.08


[articolo originale di Rachel Donadio qui]

NdR. Stille é l'autore del documentario "Citizen Berlusconi", anche se non ho mai sentito parlare del libro "Il sacco di Roma" citato nell'articolo. Voi ne sapete qualcosa? Comunque, uno di quegli articoli che fanno rumore, non solo (spero) nel piccolissimo di questo blog....

ROMA - Il premier Silvio Berlusconi governa con una solida maggioranza, ha il controllo della RAI, l'emittente statale, e possiede le principali reti televisive private del paese.

Perché allora, con tutti questi mezzi a sua disposizione, continua a rispondere alle critiche dei giornalisti non sulle televisioni o sui giornali ma a suon di querele?

Negli ultimi anni Berlusconi ha denunciato The Economist per averlo descritto come "inadatto a governare l'Italia", ed il giornalista britannico David Lane per il suo libro del 2004, "L'ombra di Berlusconi" ("Berlusconi's shadow"), che esplorava le origini della sua fortuna e faceva notare come alcuni dei suoi collaboratori fossero stati indagati per legami con la mafia. Berlusconi ha perso queste cause in corte d'appello ed ha fatto ricorso, o ha ancora la possibilitá di farlo.

Adesso se la sta prendendo con Alexander Stille, il piú celebre italianista d'America ed uno dei piú ferventi critici anglofoni del premier. Una corte d'appello a Milano dovrebbe pronunciarsi martedí su un caso di diffamazione contro Stille iniziato da uno stretto collaboratore di Berlusconi.

Berlusconi non é l'unico ad accusare i giornalisti. In Italia - dove i giornalisti spesso sono molto cauti nel riportare i fatti ed il sistema legale cerca di proteggere l'onore personale - politici, magistrati e figure pubbliche fanno causa ai giornalisti cosí spesso che l'ordine nazionale dei giornalisti ha un "fondo di solidarietá" per aiutare con le spese legali e i danni.

"E' una delle tecniche intimidatorie della classe politica", ha detto Franco Abruzzo, professore di giornalismo ed ex-redattore del quotidiano finanziario Il Sole 24 Ore.

Ed é anche uno sport bipartisan. Nel 1999 Massimo D'alema, un ex-comunista che era all'epoca il presidente del consiglio di centro-sinistra, fece causa ad un fumettista politico per una vignetta che lo mostrava mentre cancellava nomi dal dossier Mitrokhin sulla cooperazione dei paesi occidentali con l'Unione Sovietica durante la guerra fredda.

Comunque, quando l'accusa é Berlusconi, la situazione inevitabilmente prende altre dimensioni.

"Quello che fa la differenza é che lui é uno dei politici piú potenti ed uomini piú ricchi", ha detto Lane, corrispondente da Roma del The Economist e bersaglio delle accuse di Berlusconi. "Controlla i media. Lavora da una posizione di massimo vantaggio".

In effetti, alcuni considerano queste accuse come una parte di un piú inquietante piano in cui Berlusconi cerca di intimidire la stampa - anche mentre afferma che gli stessi media di cui ha il controllo totale lo perseguitano.

Nel 2002, Berlusconi criticó tre critici di centro-sinistra - il comico Daniele Luttazzi, il presentatore di talk-show Michele Santoro ed il giornalista Enzo Biagi - alla RAI, che subito cancelló i loro programmi (Luttazzi e Santoro alla fine tornarono in televisione, e Biagi morí l'anno scorso).

Oggi la risposta italiana a Tina Frey, Sabina Guzzanti, famosa per le sue imitazioni di membri del governo, e Beppe Grillo, un provocatore in stile Michael Moore, hanno poco spazio in televisione, dovuto a complicate motivazioni, nonostante il loro largo seguito popolare. E comunque un importante show, "Striscia la Notizia", sbeffeggia routinariamente i potenti e va in onda sulla rete di Berlusconi Mediaset. Nel processo di martedí a Milano Fedele Confalonieri, amministratore di Mediaset, accusa molti passaggi del libro di Stille del 2006 sull'ascesa di Berlusconi, "Il sacco di Roma" ("The Sack of Rome" in originale, NdR).

Confalonieri sostiene che Stille lo abbia citato come investigato nel 1993 per finanziamento illegale al partito socialista, senza poi far notare che in seguito venne ritenuto estraneo a quel reato.

Ha trovato inoltre un errore nell'asserzione di Stille sul fatto che Berlusconi abbia "fuso quasi totalmente i suoi affari con la sua vita privata", come dimostrato dal mettere Confalonieri, "il suo piú vecchio amico d'infanzia", a capo di Mediaset.

Ed ha obiettato sul fatto che Stille riporta qualcuno che diceva che molti degli stretti collaboratori di Berlusconi basavano la loro amicizia "sul ricatto" perché erano quelli che sapevano dove "erano nascosti tutti gli scheletri nell'armadio".

Anche se queste cose non sono nuove e sono state riportate dalla stampa italiana, Confalonieri ha sostenuto nella sua accusa che queste "danneggiano direttamente l'onore e la reputazione" degli interessati. Confalonieri e Mediaset stanno cercando danni non ancora resi noti.

Un avvocato di Confalonieri, Vittorio Virga, ha detto che altri giornalisti hanno evitato i processi pubblicando articoli dove dicono di considerare adesso Confalonieri "un gentleman".

"Una stretta di mano e arrivederci", ha detto Virga. Ma Stille, ha aggiunto, "non ha mostrato nessuna iniziativa per fare pace".

Da parte sua Stille, professore di giornalismo alla Columbia University nonché autore di diversi libri di spessore sull'Italia, ha detto che quella di venire accusato per riportare dei fatti é una "esperienza Kafkiana".

"Se fossero stati sinceramente interessati in pulire il loro nome e stabilire la veritá, ci sarebbero stati modi molto piú semplici", ha detto Stille.

L'avvocato di Berlusconi, Nicoló Ghedini, ha detto che i giornali italiani puniscono raramente i giornalisti che sbagliano, quindi i personaggi pubblici devono difendere i loro nomi in tribunale. Ha aggiunto, "Come mai un giornalista dovrebbe avere il diritto di diffamare?"

Per la legge italiana, anche pubblicare che qualcuno é sotto indagine puó essere tacciato di diffamazione, anche se le cause per diffamazione sono difficili da vincere.

Ma Stille ed altri fanno notare che il punto non é quello di vincere un processo, ma quello di intimidare giornalisti ed agenzie stampa con la prospettiva di un lungo e costoso processo in tribunale se scrivono qualcosa di non favorevole. "Per ciascuna di queste denunce, si puó cambiare il comportamento di altri 100 giornalisti", ha aggiunto Stille.

In effetti queste contese sembrano avere effetto.

Lane del The Economist ha detto che sta pensando di eliminare tutti i riferimenti a Berlusconi nell'edizione italiana - ma non in quella britannica - del suo prossimo libro sulla mafia. "Sono troppo stanco di spendere i miei soldi", ha detto. "Non ci sono medaglie da vincere per venire denunciati da Berlusconi".

venerdì 28 novembre 2008

Silvio Berlusconi non vuole più che la RAI lo prenda in giro











Le Monde, 21.11.08


[articolo originale di Philippe Ridet qui]

La televisione pubblica italiana dà un’ immagine inesatta della realtà? A questa domanda, Silvio Berlusconi ha già risposto di sì. Egli le rimprovera, in questi tempi di crisi, di “diffondere l’angoscia e il pessimismo” quando invece “dovrebbe cooperare affinchè le cose migliorino”. “Farò tutto il possibile perché le televisioni non siano mediatori d’ansia”, ha spiegato qualche giorno fa.

Il suo amico e cofondatore di Forza Italia, il senatore Marcello Dell’ Utri, si è preso anche lui la libertà di fare questo commento: “In televisione, ci sono presentatori che hanno facce un po’ gotiche, un po’ cupe. Il direttore dovrebbe dare prova di un maggiore spirito di finezza”. “La RAI non è una proprietà di Berlusconi”, ha ricordato l’associazione dei giornalisti della rete pubblica.

Ma ciò che irrita più di tutto il presidente del Consiglio, sono le trasmissioni di dibattiti o di satira politica, molto numerose in Italia. “Ogni giorno, su tutti i canali, mi prendono in giro. Questa consuetudine diventa insopportabile. Deve finire”, ha rivelato. “Non andremo mai più in televisione per farci insultare”, ha detto ai suoi ministri. Un oukase piuttosto poco rispettato. Compreso da se stesso.

Martedì 18 novembre. Mentre la trasmissione di dibattito politico “Ballarò” su RAI 3 volgeva al termine, il presidente del Consiglio si è autoinvitato a telefono per sfidare uno dei suoi avversari, Antonio Di Pietro, presidente dell’ Italia dei valori (IDV), che lo aveva accusato precedentemente di essere un “corruttore politico”: “Si presenti dinanzi ad un magistrato per denunciarmi, altrimenti sarò io a trascinarla in tribunale per calunnia”.

Intrusione? Di nuovo. In passato, Berlusconi è già intervenuto a più riprese in maniera improvvisa nelle trasmissioni alle quali non era stato invitato. Pressione politica? Anche questo è un modo, per lui che possiede un impero televisivo (Mediaset), per mostrare che alla RAI è come a casa sua.

Questi cenni di nervosismo si verificano in un momento in cui Berlusconi deve far fronte alla protesta di piazza e ad una grave crisi economica. Se la sua popolarità si manteneva intorno al 60%, il presidente del Consiglio ha perso qualche punto durante le manifestazioni studentesche all’inizio di novembre contro la riforma dell’ educaziuone del ministro della pubblica istruzione, Mariastella Gelmini.

Campo di battaglia

Inoltre, la prospettiva di una lunga crisi accompagnata al rischio di un ritorno all’ “antipolitica” lo preoccupa. Essere il bersaglio di imitatori e fantasisti non è il modo migliore per diventare un giorno -è questo il suo sogno- presidente della Repubblica, una delle figure più rispettate della penisola. Tutto ciò spiega questa nuova offensiva contro la televisione pubblica e questo tentativo di controllo della sua immagine e della presentazione del suo operato. “La televisione diventa nuovamente il campo di battaglia della politica”, scrive il politologo Ilvio Diamanti nel quotidiano La Repubblica.

Per ora, si tratta solo di pressioni e di minacce. In passato, Berlusconi ha dimostrato di saper andare più lontano e più forte. Nel 2002, aveva chiesto -e ottenuto- la testa di due giornalisti, tra cui il rispettatissimo Enzo Biagi.

Alcune intercettazioni telefoniche hanno rivelato che tra il 2001 e il 2006 alcuni collaboratori Mediaset erano stati collocati alla testa della RAI per pilotare le strategie dei programmi della rete pubblica. Obiettivo: orientare l’ informazione in favore di Berlusconi.

Questi attacchi alla rete pubblica hanno luogo in un momento di grande incertezza relativa alla scelta del futuro presidente della commissione parlamentare di sorveglianza della RAI, un posto che deve ritornare all’ opposizione e che aprirà la strada ai futuri cambiamenti nella direzione delle reti.

Da luglio, i partiti di sinistra non riescono a mettersi d’accordo su un nome. Berlusconi ha dato il via libera affinché i membri di sinistra della commissione designassero un candidato di sinistra che non avesse l’ appoggio del suo partito. Il presidente del Consiglio, contento di seminare zizzania nell’ opposizione, si è, ovviamente, difeso da ogni intervento in questa questione.


(tradotto da Anna Cascone, segnalato da Patrizia)

martedì 25 novembre 2008

Lo stesso vecchio Silvio?










The Economist, 19.11.08


[articolo originale qui]

Nelle elezioni generali dello scorso aprile Silvio Berlusconi con la sua alleanza di centro-destra ha conquistato la larga maggioranza di entrambe le camere del parlamento, il che dovrebbe permettergli di arrivare alla fine del mandato nel 2013. In un altro paese, si direbbe "gli permetterá" invece di "dovrebbe permettergli". Ma siamo in Italia, dove l'unica cosa inevitabile é quella che non ci si aspetta.

Ci sono altri motivi per essere cauti. Il primo di questi é l'etá di Berlusconi: malgrado le apparenze (che sono in parte dovute alla chirurgia plastica) ha 72 anni, ha avuto un tumore e problemi cardiaci. E poi la sua maggioranza in parlamento dipende dalla Lega Nord, guidata da Umberto Bossi. Finora, Bossi e i suoi sono stati tenuti a bada con promesse di reale autonomia fiscale per il ricco Nord Italia ed un duro programma di "legge-ed-ordine" (messo in pratica da uno di loro, il ministro dell'Interno Roberto Maroni). Ma i leghisti sono ribelli naturali e Bossi ha giá minacciato una volta che, se non ottiene ció che vuole, potrebbe far andare i suoi voti all'opposizione. Inoltre, il cammino del governo si fa piú duro.


Nell' immagine: "L'Italia si smaglia". Reddito procapite in Italia (in rosso) rispetto alla media UE (in nero) durante gli scorsi anni, e previsione per il 2009.

L'economia italiana ristagnerá per tutto il 2009. E' probabilmente entrata in recessione a metá del 2008. In un mondo che si sforza per liberarsi dal credit crunch, l'Italia non sará da sola nell'avere problemi economici. Comunque, potrebbe essere meglio piazzata rispetto ad altri paesi

Comunque, in maniera molto pi ú sentita rispetto a gran parte degli altri paesi ricchi, i problemi dell'Italia sono strutturali piú che ciclici. E' ormai una tradizione consolidata il fatto che quando il resto dell'Unione Europea cresce, l'Italia cresca di meno; e quando le economie degli altri paesi UE si contraggono, l'Italia si contrae di piú. Il risultato é che un paese che era una volta largamente ammirato per il suo dinamismo e la sua inventiva sta gradualmente ma inesorabilmente diventando piú povero dei suoi vicini.

Se vogliono invertire la tendenza, gli Italiani devono iniziare a mettere in pratica le riforme che hanno rimandato per una decade o anche piú. Alcuni dei ministri di Berlusconi si rendono conto della loro urgenza. Ma potranno contare sull'aiuto del loro capo quando inizieranno la controffensiva? Berlusconi deve ancora dimostrare di saper imporre una riforma economica. Il suo ruolo nel fiasco dell'Alitalia del 2008, mettendo insieme una cordata per difendere "l'italianitá" della compagnia in fallimento, ha dimostrato che, in sostanza, é un nazionalista, populista ed intervenzionista. Non ci sono molte possibilitá che questo cambi nel 2009.

(segnalato da Pina T.)

venerdì 21 novembre 2008

Bisogna cambiare






The Economist, 13.11.08

[articolo originale qui]

“TUTTA LA VITA DAVANTI”, un recente film italiano, si apre con la voce di una giovane donna che sostiene la propria tesi di laurea. La telecamera si sofferma su un volto solcato da rughe dopo l'altro, finché diventa chiaro che l'intera commissione é formata da ottuagenari - ed un risolino di cinica intesa si spande per l'audience del cinema.

L'etá della pensione per i professori universitari é di 72 anni. Mariastella Gelmini, ministro dell'educazione nel governo di destra di Silvio Berlusconi, sta pensando di ridurlo a 70. E questa é solo una delle tante riforme che sta cercando di fare ad uno dei settori peggio amministrati, dalla peggiore qualitá e dalla piú alta corruzione d'Italia.

Le universitá italiane non ricevono fondi in eccesso. Secondo i rapporti della OECD sui paesi ricchim ogni studente nel 2005 costa circa $8,026 (6400 EUR, ndr), ben al di sotto della media di $11,512 (9200 EUR, ndr). Ma questa stima non tiene in considerazione le universitá private. E pochi critici pensano che l'insufficienza dei fondi sia il piú grande problema delle universitá pubbliche.

La gran parte degli Italiani se la prende invece con lo strapotere dei baroni, o professori in carica con potere accademico di vita e di morte. Molti trattano le proprie facoltá come fossero di loro proprietá. Nepostismo e favoritismi regnano: solo in questa settimana é venuto fuori il caso di un rettore che, il giorno prima di andare in pensione il 31 ottobre, ha firmato un decreto per rendere suo figlio un professore. Una ricerca di studenti all'Universitá di Napoli Federico II ha trovato che il 15% dei professori ha un parente nello staff universitario. Nell'universitá di Palermo 230 insegnanti hanno vincoli di parentela o amicizia con altri insegnanti.

La creazione di posti di lavoro per parenti e amici ha aiutato a gonfiare il numero degli accademici italiani. Secondo la Gelmini, bandi per 13.000 posti junior sono stati annunciati, ma 26.000 ne sono stati assegnati. Questa situazione cronica ha anche portato alla proliferazione di corsi e dipartamenti. In Italia ci sono 37 corsi con un singolo studente; 327 facoltá ne hanno meno di 15.

Nelle universitá italiane si fa anche ricerca di valore ed ottimo insegnamento, ma la situazione piú comune é un'uniforme mediocritá. Nessun istituto italiano é entrato nella top 100 delle migliori universitá del mondo del Times. I baroni hanno considerevole influenza sul governo, in particolare sul centro-sinistra, e lo hanno usato per seppellire gran parte delle tentate riforme.

Il bisogno di un cambiamento é oramai impellente. Cinque universitá sono in bancarotta. Il sistema nella sua interezza é chiaramente un fallimento dal punto di vista economico. Solo il 17% degli italiani tra 25 e 34 anni sono laureati, in confronto alla media OECD del 33%. La ragione principale é uno schockante tasso di abbandono del 55%, il piú alto tra i paesi ricchi.

Ritenendo che si chiedesse agli studenti di restare in universitá troppo a lungo, il governo Berlusconi precedente aveva introdotto corsi opzionali di tre anni. Ma i datori di lavoro affermano che i laureati triennali non sono abbastanza capaci. Le universitá non formano abbastanza in un tempo ragionevole.

Gran parte dei decreti della Gelmini sará inclusa in due decreti che devono ancora venire formalmente pubblicati. Ma giá in questo mese la Gelmini ha ottenuto il supporto del governo per una prima iniziativa per modificare il processo di selezione per professori universitari e ricercatori per cercare di prevenire gli abusi; per mettere da parte piú soldi per borse di studio e alloggi per gli studenti; e per mitigare gli effetti di un precedente decreto taglia-fondi aumentando il numero di insegnanti e ricercatori che possono essere assunti per ciascuno che va in pensione.

Tutto ció potrebbe sembrare una buona notizia per studenti ed insegnanti, ma gli studenti stanno protestando per tutto il paese. Questa settimana i principali sindacati hanno pianificato uno sciopero nazionale, anche se uno di essi si é ritirato all'ultimo minuto. L'opposizione afferma che nessun vantaggio si puó ricavare da riforme che riducono i fondi. Ma il governo risponde che il tasso delle nascite bassissimo ha creato quello cha la Gelmini chiama una "opportunitá storica" per alzare la qualitá spendendo meno. I suoi piani meritano almeno di essere ascoltati.

mercoledì 19 novembre 2008

Crisi in stile Berlusconi












El País, 2.11.08


[articolo originale di Miguel Mora qui]

Se l'Italia ha un vantaggio é che si tratta di un paese in cui tutti parlano e tutto si pubblica alla velocitá della luce. L'amore per la confusione comporta un piccolo supplemento di stress per noi corrispondenti, che molte volta vendiamo ai nostri capi una notizia alle 10 di mattina e alle 3 di pomeriggio giá stiamo richiamando per correggerla o fare marcia indietro. Questo accade soprattutto con le dichiarazioni del primo ministro, Silvio Berlusconi, questo mago della retorica capace di affermare una cosa con totale nonchalance davanti alle telecamere per smentirla con la stessa eleganza un paio d'ore dopo se decide che quello che ha detto non é stato accolto come sperava.

Il motivo di questa introduzione é che la crisi, vista dall'Italia, si sta rivelando come una vera cascata di rivelazioni, notizie e smentite. In queste settimane, Berlusconi si é dedicato a fondo a cavalcare il cavallo della finanza. Ha viaggiato a Bruxelles, in Cina, negli Stati Uniti (ha avuto addirittura tempo per riprendersi in un centro benessere in Umbria), ed ha anticipato ogni giorno risposte, tendenze, possibili movimenti.

Il Cavaliere é stato il primo a parlare di una possibile chiusura temporanea dei mercati - per essere smentito ipso facto nientemeno che dalla Casa Bianca, anche se seguita da alcuni premi Nobel -, il primo a suggerire che ci sarebbe bisogno di una nuova Bretton Woods e il primo che diede l'allarme sull'entrata in massa di fondi dei sovrani arabi nelle borse europee.

Inoltre, ha tentato di calmare il panico con un paio di frasi molto forti ("la crisi non interesserá l'economia reale", "i soldi sono piú al sicuro nelle nostre banche che sotto il materasso") e ha fatto anche da broker occasionale, incitando la gente a comprare azioni dell'Eni e dell'Enel "adesso che sono molto al di sotto del loro prezzo reale". Senza perdere il sorriso, si é riunito ieri notte con il suo team economico per preparare un piano di capitalizzazione delle banche, per poi assicurare subito dopo che non ci sará bisogno di usarlo perché l'Italia ha il settore piú solido d'Europa.

"Il Fondo Monetario ha fallito", ha affermato a Pechino. "Adesso tocca al G-20".

Aspettando che il tempo dia o meno ragione al Cavaliere, sarebbe opportuno ricordare che l'economia italiana continua a stare nel G-8. E' a malapena cresciuta negli ultimi 10 anni, ha il terzo debito pubblico piú alto del mondo, paga le tasse piú care d'Europa, sfoggia il maggior tasso di evasione fiscale dell'UE (100 miliardi di euro l'anno) ed ha un 20% di economia sommersa. Ma la nave va.

Se ció non bastasse, il Ministero degli Interni calcola che la fatturazione della 'Ndrangheta, la mafia calabrese, abbia raggiunto i 40 miliardi di euro nel 2007: il 3% del PIL. Sommandola a camorra, cosa nostra e sacra corona unita si arriva al 9%.

Intanto la vita continua. Un servizio della Charitas segnala che ci sono 15 milioni di persone in Italia che vivono al di sotto o appena al di sopra della soglia di povertá, con 550 euro al mese. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l'Italia é in recessione. Perderá quest'anno lo 0,2% del PIL e 0,5% l'anno prossimo.

Ma é come se tutto fosse una manciata di noccioline per il bel paese dipinto dal Cavaliere. Al suo fianco, Zapatero sembra un depresso. Godiamoci questo modo furbo e ottimista di vedere le cose. Non é forse vero che l'Italia dá il meglio di sé nei peggiori momenti?


(segnalato da Carolina)

mercoledì 12 novembre 2008

Berlusconi gode dell'aiuto dello Stato












The Financial Times, 18.10.08


[articolo originale di Guy Dinmore qui]

ROMA: Le banche e i mercati stanno subendo un tracollo ma la crisi giova a Silvio Berlusconi, premier italiano, il cui modo di trattare i media si avvicina ai livelli di adulazione della Corea del Nord dal momento che il suo governo esercita un’autorità mai vista da anni.

Il primo ministro ha dichiarato sulle prime pagine dei quotidiani italiani che “l’aiuto statale, che fino a ieri era considerato peccato, oggi è assolutamente essenziale”, insieme alle promesse di denaro per l’industria automobilistica e altre imprese.

Ilvio Diamanti, sociologo, afferma: “Disonorevole negli anni ’80, ignominioso negli anni ’90, lo stato è ritornato… come garante, salvatore, esibito a mo’ di icona, immagine sacra”.

Mentre le banche, come all’estero, gli crollavano intorno, l’onorevole Berlusconi ha coltivato un’immagine di calma e controllo, monitorando persino un centro termale umbro e amministrando società per azioni: grosse società con ampia partecipazione statale.

Un articolo a più colonne de Il Giornale, colosso dell’informazione a conduzione familiare, ha celebrato il suo 72esimo compleanno. Ossequi da parte degli amici, a capo dei quali Vladimir Putin, il premier russo.

Sembra che agli italiani piaccia. Un sondaggio conferisce all’onorevole Berlusconi il 62% della fiducia questa settimana, la percentuale più alta da quando ha sconfitto la coalizione di centro-sinistra lo scorso aprile e da quando è in carica per la terza volta. “Francamente, è imbarazzante”, ha dichiarato il primo ministro.

I conservatori hanno attribuito a Berlusconi di aver tenuto testa alla crisi europea e a Giulio Tremonti, ministro delle finanze, di averla prevista. Persino alcuni atteggiamenti dell’Italia ritenuti inizialmente dannosi - la pesantezza delle banche, la riluttanza dei consumatori di chiedere prestiti e l’economia poco promettente – sono stati esaltati. Il “salvataggio” dell’Alitalia dalla bancarotta condotto dallo stato ha confermato nuovamente l’efficacia della direzione italiana.

Nonostante la sua immagine di imprenditore liberale, l’onorevole Berlusconi, dicono i critici, è nel posto in cui si sente più a sua agio, alla direzione dei mercati e dei settori chiave attraverso lo stato, con l’Alitalia che ne è l’esempio più significativo. La compagnia aerea in perdita è stata consegnata ad un gruppo di imprenditori italiani escludendo la possibilità di acquirenti stranieri, modificando le leggi sull’antimonopolio e presentando un conto miliardario ai contribuenti.

L’onorevole Berlusconi dichiara di voler cambiare le regole per garantire alle società italiane in difficoltà maggiore protezione contro le ostili fusioni straniere, spingendo Tito Boeri, economista, a chiedersi “ostile nei confronti di cosa” – gli azionisti, la società o lo stato?

L’onorevole Diamanti sostiene che questo nuovo stato verrà in soccorso alle banche e ai mercati azionari ma non alle scuole e al welfare.

L’autorità statale si è manifestata attraverso il dispiegamento delle forze dell’ordine per far fronte alla crisi dei rifiuti a Napoli e per combattere la microcriminalità e gli sbarchi clandestini.

La più lunga luna di miele dell’onorevole Berlusconi potrebbe tuttavia essere abbreviata. A Milano, è stato riaperto ieri il proceso a David Mills, un esattore inglese accusato di essere stato corrotto da Berlusconi per nascondere conti correnti illegali. Entrambi hanno negato l’accusa.

Il primo ministro si è servito della solida maggioranza parlamentare per assicurarsi l’immunità durante il suo mandato.

(tradotto da Anna Cascone)