lunedì 20 ottobre 2008

Silvio Berlusconi è molto bravo a vendere aria






Liberation, 14.10.08, Intervista a Massimo Cacciari

[articolo originale di Eric Joszef qui]

Eletto esattamente sei mesi fa con circa il 47% dei voti, Silvio Berlusconi vola nei sondaggi. Malgrado la crisi economica, il Presidente del Consiglio italiano, settantaduenne, oggi ha il consenso, secondo i sondaggi, di due italiani su tre. Filosofo, sindaco di Venezia e libero opinionista della sinistra riformatrice italiana, Massimo Cacciari analizza questa popolarità.

Come spiegare un tale stato di grazia ?

I fattori sono evidentemente multipli, ma principalmente c’è la colossale delusione provocata dal governo uscente di Romano Prodi indebolito dai continui litigi all’interno della maggioranza di sinistra. Per conseguenza, questa situazione ha favorito Berlusconi che, per la prima volta, e diversamente dalle sue precedenti esperienze di governo nel 1994 e nel 2001, è uscito dalle elezioni di aprile 2008 con una solida maggioranza. Oggi non ha bisogno di fare una mediazione politica con i suoi alleati. E’ solo al comando, il capo indiscusso. In questo contesto, è bastato che abbia risolto, almeno provvisoriamente, qualche problema come quello della spazzatura di Napoli per volare nei sondaggi. Silvio Berlusconi è molto bravo a vendere aria. Il saper comunicare resta un fatto essanziale della politica. Mentre oggi può giocare da solo, sfrutta al massimo questa situazione, visto che, tra l’altro, possiede una buona parte dei canali d’informazione. Sull’immigrazione, la sua maggioranza moltiplica i discorsi, ma in realtà gli sbarchi di clandestini aumentano. Per la sicurezza, ha spettacolosamente piazzato 3000 soldati nelle strade (una goccia d’acqua se paragonati ai 400.000 membri delle forze dell’ordine), ma pagati con il budget della polizia. Berlusconi proclama che il federalismo fiscale che ha appena adottato, darà ai comuni più soldi, ma in realtà i tagli dei budget sono stati terribile per le municipalità. A Venezia, ci mancano 5 milioni di euro.

Perchè la crescita zero non intacca la sua popolarità ?

L’Italia è in preda ad una crisi reale. Siamo in una situazione di prepanico. Storicamente, quando la classe media ha paura, vota per le destre. E in più Silvio Berlusconi è stato abile. In campagna elettorale non ha promesso dei miracoli. Al contrario, ha esagerato la crisi parlando di situazione analoga al 1929 e si è presentato come il più adatto ad affrontare la tempesta. L’altro elemento importante è stata l’inesistenza di un’opposizione di sinistra. I responsabili della sinistra non hanno imparato niente durante in Governo di Romano Prodi. Si sono attaccati mutualmente al posto di trovare dei punti in comune per riformare il paese. Hanno una responsabilità storica. Dopo le elezioni di aprile, al posto di riorganizzarsi e di gestire la situazione, il Partito Democratico si è oscurato nella sindrome della sconfitta e non ha più fatto alcun progetto. E’ il regno della polemica, mentre l’opposizione dovrebbe presentare le sue contro proposte sull’immigrazione, la sicurezza o l’economia. Questo corrisponde anche alla crisi ideologica che sta colpendo la sinistra europea in generale.

Il berlusconismo prima esaltava l’individualismo, adesso reclama l’ordine. Perchè?

Con la crisi economica, la destra ha proposto una politica più realista e più moralista. Berlusconi e i suoi collaboratori difendono l’esatto contrario di quello che difendevano dieci anni fa. A quell’epoca erano liberali, oggi parlano di sicurezza, di difesa dei risparmiatori e dei lavoratori o ancora della nazione.

La popolarità di Silvio Berlusconi potrà resistere sul lungo periodo?

Dopo sei mesi di spot pubblicitari, i veri problemi stanno arrivando. L’evoluzione dipenderà in parte dalla capacità a reagire dell’opposizione. Ma di fronte ai pachidermi della sinistra, la destra è strutturalmente più adattabile. C’è un rischio di ritorno al nazionalismo estremo, o peggio alla xenofobia. Berlusconi e il suo ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non ha mai negato che loro sopportano difficilmente l’Europa. All’interno della destra italiana, ci sono anche dei politici eurofobi e micronazionalisti come quelli della Lega Nord che strumentalizzano la situazione. Ma, nella maggioranza, altri partiti politici sanno che la situazione è delicata e che è pericoloso cercare dei capri espiatori. Malgrado i recenti episodi di violenza xenofoba, non c’è pericolo di razzismo in Italia, semplicemente perchè non c’è una base intellettuale e culturale per questo. Rimane comunque che, in una situazione di crisi e d’insicurezza, la tentazione di attribuire la responsabilità dei propri problemi agli altri è sempre molto forte.

(a cura di Enrico Favaro)

giovedì 9 ottobre 2008

Perché il tour legale di Berlusconi ritorna alla partenza?










The Independent, 6.10.08

Appunti da Roma: rientrano in gioco gli uomini con corde e catene..
[articolo originale di Peter Popham qui]

Se questo mandato di Silvio Berlusconi ha un sapore molto diverso rispetto al precedente, é soprattutto perché adesso é un uomo libero. Dopo la sua elezione nel 2001, i casi di corruzione, tangenti, ecc. che lo coinvolgevano erano cosí pesanti da farlo sembrare Harry Houdini, avvolto da corde, stretto da catene, ficcato in un barile e appeso sopra le cascate del Niagara - e poi chiamato a governare. Passó gran parte del tempo facendo passare leggi disegnate appositamente per liberarlo (cosí diceva l'opposizione).

Alla fine ha funzionato, e Berlusconi é andato verso le elezioni del 2008 senza una macchia sulla sua persona (anche se é meglio non chiedere sui suoi amici) ed una volta tornato a Palazzo Chigi ha immediatamente messo in funzione una nuova legge che garantisce a lui e alle altre tre alte cariche dello stato l'immunitá processuale. Con la legge ormai dietro le sue spalle avrebbe potuto continuare a risolvere i problemi del paese.

Ma ora queste scoccianti "toghe rosse" (come lui stesso definisce i giudici) sono di nuovo alle prese col suo caso, ed hanno chiesto alla Corte Costituzionale di esaminare la costituzionalitá della "legge immunitá". E sabato la corte di Milano ha deciso, facendo infuriare gli avvocati di Berlusconi, che il processo in cui Berlusconi é accusato di avere dato una tangente di 600,000 dollari a David Mills, ex-marito di Tessa Jowell, per testimoniare a suo favore deve continuare, anche se Berlusconi é rimosso dalla lista di imputati grazie all' immunitá.

Brutte notizie per il primo ministro, perché se Mills fosse giudicato colpevole di avere accettato la tangente, é difficile che Berlusconi non sia colpevole di averla data. Gli uomini attrezzati di corde e catene sono di nuovo in gioco. I soliti argomenti di Berlusconi contro i magistrati sono 1) ce l'hanno con me per motivi politici, e 2) non avrebbero il diritto perché il popolo italiano mi ha scelto per governare. Il punto di vista dei magistrati é invece il principio che campeggia in ogni tribunale sulla terra: la legge é uguale per tutti.

Se ce l'hai, ostentalo

Berlusconi ha celebrato il suo 72mo compleanno la settimana scorsa in una festa privata nella sua nuova casa, Villa Campari sul Lago Maggiore. Ha passeggiato per l'immenso viale del suo palazzo per mostrarsi alle telecamere: la politica dell'invidia funziona in modo molto diverso qui. Nessun politico britannico che tenga in considerazione i sondaggi di popolaritá si sognerebbe di sventolare la sua ricchezza in giro cosí. In questi giorni non osano neppure andare in un posto soleggiato per le loro vacanze.

(segnalato da Ronan)

mercoledì 1 ottobre 2008

"Berlusconi non é un politico, é una persona spontanea e per questo ha successo"











ABC, 21.9.08
, Intervista a Niccoló Ghedini

[articolo originale di Veronica Becerril qui]

Di lui si sa che é l'avvocato di Silvio Berlusconi, e che gli ha fatto vincere la maggior parte dei suoi processi. Niccoló Ghedini é nato a Padova il 22 dicembre 1959.

- Come sono andate le vacanze?

- Le ho passate lavorando: qualche giorno di riposo in Veneto ma con il cellulare sempre acces0.

- Per Berlusconi.

- Sí, lui vuole che siamo disponibili tutto il giorno, cosí come lui lo é per noi 24 ore su 24. Puoi telefonargli a qualunque ora, e se non puó risponderti puoi stare sicuro che ti richiamerá subito.

- Bé, adesso con il polemico Lodo Alfano -che da l'immunitá alle alte cariche dello Stato- avrá meno lavoro, come ha detto lo stesso Berlusconi scherzando.

- Il cosiddetto Lodo Alfano blocca temporalmente i processi per le alte cariche dello Stato, elemento necessario, perché altrimenti qualunque procedimento riguardo la legge che venisse proposto dal Governo sarebbe strumentalizzato contro il presidente del Consiglio. E' comunque stata una decisione dolorosa, perché Berlusconi avrebbe preferito l'assoluzione, che io in qualitá di suo avvocato sarei riuscito ad ottenere. E comunque (ride) il lavoro non mi manca, a questo ci pensano i miei clienti.

- Com'é lavorare con una persona come Berlusconi che é stata coinvolta in cosí tanti processi?

- Seguo i suoi casi legali da molto tempo, é un uomo molto simpatico che sa bene con chi lavora, per cui lascia nelle mani degli esperti in ogni campo piena libertá di movimento, fidandosi ciecamente della sua equipe. Lo considero un grande amico. E per quanto riguarda il numero di processi, le posso dire che essendo un uomo con tanti interessi possiede azioni in molte aziende, per cui é facile aggredirlo, soprattutto da parte di certa magistratura, perché viene visto come un avversario politico da eliminare.

- Sí, infatti Berlusconi ha lanciato critiche feroci in molti casi contro la magistratura.

-In generale la magistratura é buona, la maggioranza ne ha dato buona prova, ma c'é un settore della magistratura particolarmente politicizzato che crea tensioni, perché il bisogno di processi piú rapidi é evidente, e non vogliono capirlo, guardano solo ad interessi personali sotto tutti gli aspetti. Il problema principale é che in Italia i magistrati hanno troppo potere, perché si autoamministrano ed autogiudicano, per cui se un giudice sbaglia non paga mai. Sono una specie di casta chiusa, senza controllo, per cui é necessario che ci sia un organismo di controllo.

- Tutto ció non giustifica gli attacchi di Berlusconi, non sono cose che un Presidente del Consiglio dovrebbe dire...

- Berlusconi non é un politico, é una persona spontanea, per questo fa queste dichiarazioni cosí sentite, e questa é precisamente una delle ragioni del suo successo. Fa bene a mantenere questa spontaneitá.


(segnalato da Carolina)

giovedì 25 settembre 2008

Dov'é il tiramisú dell'Italia?











The Guardian, 22.9.08

[articolo originale di Anna Masera qui]

É di scarsa consolazione il fatto che il fallimento della Lehman Brothers abbia colpito più il mercato finanziario anglo-americano rispetto al resto d'Europa. Gli osservatori dei governi del Vecchio Continente cercano di inculcare ottimismo spiegando che inglesi e americani hanno problemi maggiori; fanno pesante uso di carte di credito e quindi sono maggiormente in debito perché contano più sul credito che sul risparmio. Inoltre, gli “analisti continentali” ricordano che paesi come l'Italia, la Francia e la Germania, che contano molto di più sulla produzione che sulla finanza si trovano in una situazione migliore .

Ma se un vago ottimismo regna in alcune parti d'Europa dove i mercati finanziari non sono coinvolti nella tempesta, in Italia - dove i titoli delle testate giornalistiche focalizzano l’attenzione sulla crisi della compagnia aerea nazionale Alitalia, che è vicina al fallimento - l'ottimismo é irresponsabile.

La Banca centrale europea ha certificato che, in termini di crescita economica, l'Italia è ultima tra i paesi della zona euro. Secondo l'Istat, nel corso degli ultimi nove mesi il reddito nazionale è diminuito e il Fondo monetario internazionale indica che le aspettative di crescita per il paese sono estremamente basse.

L'economia italiana si è fermata. Da un lato c’è scarsa volontà di investire da parte delle imprese, stagnazione della produttività, perdita di competitività e difficoltà con le esportazioni, dall'altro lato vi è una domanda molto debole di beni di consumo, dato che il pessimismo per il futuro aumenta l'inclinazione verso il risparmio.

Da parte del consumatore, si profila una paura per il futuro: se è vero che il debito personale rimane basso, l'inflazione e l'effetto euro hanno raddoppiato i prezzi di molti beni e servizi negli ultimi anni, mentre gli stipendi sono rimasti gli stessi. Gli italiani sono molto più poveri di prima, il che significa che sono costretti o a spendere meno o a dare fondo ai propri risparmi.

A livello industriale, addio rinascita. La ristrutturazione del settore italiano si trova ad una drammatica battuta d'arresto, a causa della crisi del mercato internazionale, perché in Italia la crescita economica è stata trainata principalmente dal commercio estero, che è ormai praticamente scomparso. Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria (la Confederazione industriale italiana), mette in guardia dal fatto che alla fine del 2008 l'Italia sarà in una vera e propria recessione. Quindi, se l'Economist scrive che "i giorni d'oro sono finiti" nella City di Londra, a Milano in Piazza Affari nessuno starà esultando.

La priorità del governo di centro-destra dovrebbe essere il rilancio dell'economia del paese. Tuttavia, sembra più preoccupato a rassicurare la Commissione europea che intende mantenere la sua promessa di ridurre il debito pubblico, che non a rilanciare gli investimenti e il consumo a breve termine. Poiché è evidente che se un paese ristagna, l'Europa non sarà di aiuto, e gli analisti economici di ogni provenienza convengono che, per risvegliare l'economia italiana, ci deve essere un serio piano di riduzione fiscale.

Per evitare di aumentare il già enorme deficit pubblico, questo è possibile solo con il taglio della spesa pubblica corrente - una misura impopolare che finora nessun governo italiano, di destra o di sinistra, ha avuto il coraggio di attuare. Ma è il mandato di questo governo. Invece di “fare del bricolage” con Alitalia, Berlusconi farebbe meglio ad affrontare la questione immediatamente e in modo deciso. Potrebbe, con suo dispiacere, non essere più popolare, ma il motivo per cui è stato eletto è questo (quello di prendere decisioni difficili, NdR).

(traduzione di A.P.)

mercoledì 24 settembre 2008

Un'altra dose di morfina per l'Italia











El País, 16.9.08

[articolo originale qui]

L'onnipotente distributore di cinema statunitense DDA ha dichiarato che Silvio Berlusconi ha messo il veto alla proiezione del biopic di Oliver Stone sul suo amico George W. Bush al Festival del Cinema di Roma. Sorprende che il Cavaliere trovi il tempo per occuparsi della censura con tutto il daffare che ha cercando di fabbricarsi l'immunitá e fare finta di mettere a posto il paese, dalla spazzatura di Napoli all'impressionante pasticcio di Alitalia, passando per l'invasione degli zingari -che si é mostrata piú falsa di una parrucca-.

Eppure, tristemente, la notizia suona verosimile. Per controllare l'Italia, Berlusconi non ha bisogno nemmeno di alzarsi dal letto. Il cinema é solo uno tra i tanti settori culturali che sono stati nazionalizzati, divorati dai tentacoli dell'invincibile impero Mediaset. Se Medusa, casa di produzione e distribuzione di Berlusconi, fá e disfa i suoi capricci al Festival di Venezia, cosa potrá fare nel piccolo Festival di Roma che ha introdotto lo sconfitto Walter Veltroni e che ora si celebra sotto l'egida del sindaco postfascista Gianni Alemanno?

La censura del film di Stone, che racconta l'impareggiabile carriera di Bush dall'alcol alla guerra santa, anche se riprorevole in sé, é solo un altro sintomo della sorridente degradazione morale dell'Italia, un paese il cui primo ministro controlla il 90% delle televisioni, oltre ad una grande fetta della torta editoriale e cinematografica, e a cui si rivelgono tutti i mesi, in un modo o in un altro, quasi due terzi dei membri del parlamento.

Renato Soru, imprenditore sardo che ha comprato il 90% delle azioni de L'Unità, ha spiegato che lo ha fatto per evitare che in Italia continuino a succedere barbaritá senza che nessuno si indigni. Berlusconi ha anestetizzato il paese, dice Soru. Le proclamazioni neofasciste del sindaco Alemanno e del suo collega di partito Ignazio La Russa, ministro della Difesa che ha messo 3000 militari per le strade perché facciano da polizia, sono gli ultimi esempi che mostrano che, ogni giorno di piú, in Italia si possa dire qualunque cosa senza che nessuno si scandalizzi. Ma possiamo scommettere che ne sentiremo di piú grosse.

(segnalato da Carolina)

martedì 23 settembre 2008

Satira francese












Dallo spettacolo di pupazzi rappresentanti vari politici "Les Guignolos de l'info". Presente anche nel film di Sabina Guzzanti "Viva Zapatero".

(segnalato da
blogdellaliberta)

venerdì 19 settembre 2008

Povero Mussolini!













Frankfurter Rundschau, 10.9.08

I politici al governo in Italia sminuiscono il Fascismo

[articolo originale di Dominik Straub qui]

Roma. Proprio durante un viaggio in Israele, dove ha visitato anche il monumento commemorativo dell’olocausto Yad Vashem, Gianni Alemanno ha espresso al meglio le sue idee sul fascismo. “Io non penso, e non ho mai pensato, che il fascismo sia stato il male assoluto; il fascismo è stato un fenomeno complesso”, ha spiegato il sindaco di Roma, che appartiene al partito di destra Alleanza Nazionale (AN). Molti avrebbero aderito al fascismo “in buona fede”. “Le leggi razziali volute dal fascismo sono state il male assoluto, e ne hanno suggellato la fine politica e culturale.”

Alemanno si distanzia quindi dall’affermazione del capo del suo partito, Gianfranco Fini, che cinque anni fa allo Yad Vashem definì il fascismo come “male assoluto”. Con ciò ha voluto riabilitare definitivamente il suo partito che deriva dal Movimento Sociale Italiano (MSI). Le affermazioni relativiste di Alemanno hanno suscitato indignazione: Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche, ha dichiarato che le leggi razziali non possono essere considerate separate dal fascismo. Il predecessore di Alemanno al Campidoglio, Walter Veltroni, ha definito queste relativizzazioni un’”offesa per Roma”.

Il ministro della difesa rincara la dose

La rabbia non si era ancora placata quando Ignazio La Russa, ministro della difesa di Berlusconi e anch’egli membro di AN, ha gettato benzina sul fuoco: “Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che anche altri militari in divisa, come quelli della Repubblica di Salò, combatterono credendo nella difesa della Patria e si opposero allo sbarco degli anglo-americani”, ha dichiarato La Russa durante le commemorazioni per l’armistizio firmato l’8 settembre 1943.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che partecipava alla cerimonia e che durante la guerra combatté contro il Fascismo nella Resistenza, ha ricordato i 600.000 italiani che rifiutarono volontariamente di entrare nell’esercito della repubblica-fantoccio di Salò, voluta da Hitler, e che per questo furono deportati nei campi di concentramento tedeschi: “dimostrarono senso del dovere, fedeltà e dignità e perciò sono divenuti simboli della Resistenza”, ha affermato Napolitano.

I fatti parlano chiaro: nonostante la svolta democratica di AN decretata da Fini, all’interno di questo partito sono tuttora in molti a revisionare il fascismo e il Duce, Benito Mussolini. “Eccessi” come le leggi razziali vengono imputati alla “pressione” che il ben più cattivo Adolf Hitler esercitava sul Duce. Molti politici di AN, tra cui Alemanno e La Russa, si vantano del loro passato da picchiatori fra i rappresentanti della destra.

Naturalmente la storia non viene revisionata solo all’interno di AN. Molti italiani la pensano come il capo del governo Silvio Berlusconi, che nel 2003 ha detto che il Duce era un “dittatore buono”, che “spediva i suoi nemici all’estero per le vacanze”. Un’elaborazione autocritica della storia viene tuttavia ostacolata da una sinistra che venera i combattenti della Resistenza come dei santi, nonostante sia stato dimostrato da tempo che i partigiani si sono resi colpevoli di crimini altrettanto gravi durante la loro lotta antifascista.

(segnalato da Fabrizio G., traduzione di Mariavittoria Puccetti)

mercoledì 17 settembre 2008

Mani pulite, please







Nature, n. 7205, 7.8.08

Il governo italiano deve mantenersi a distanza dagli interessi delle industrie.

[articolo originale qui]

Quindici anni fa, all'apice della campagna anticorruzione "Mani Pulite", la polizia irruppe in casa di Duilio Poggiolini, direttore del servizio farmaceutico nazionale, e scoprí una barra d'oro sotto il suo pavimento. Per molti italiani, l'immagine di quella barra splendente echeggia ancora oggi - un simbolo persistente di un tempo in cui chi aveva il potere, persino il ministro della salute, prendeva regolarmente tangenti dall'industria farmaceutica per approvare medicinali e fissarne il prezzo.

Si presero delle misure per evitare che situazioni del genere potessero ripetersi. Quindi é preoccupante che Nello Martini, un farmacista senza affiliazioni politiche, sia stato rimosso dal nuovo governo di Silvio Berlusconi dalla posizione di direttore dell'AIFA, l'agenzia autonoma creata nel 2004 per registrare i farmaci e supervisionarne l'uso. Martini ha portato avanti il suo mandato con successo, limitando le spese per medicinali al 13% del totale budget dedicato alla salute. Ma nel processo é incappato nell'ira delle compagnie farmaceutiche. Fino a poche settimane fa, alcuni pm a Torino hanno accusato Martini di disastro colposo per ritardi burocratici nell'aggiornare sui pacchetti le informazioni sugli effetti collaterali di alcuni medicinali - anche se nessuno aveva bisogno della modifica di piú di qualche dettaglio rispetto al testo giá esistente.

Martini é stato rimpiazzato a metá luglio dal microbiologo Guido Rasi, membro del comitato esecutivo dell'AIFA, e descritto dalla stampa italiana come vicino al partito di destra Alleanza Nazionale, che fa parte della coalizione del governo Berlusconi. Ancora piú preoccupante é il fatto che il governo, instauratosi a maggio, ha dichiarato che ridurrá il potere dell'AIFA separando il prezzamento dei farmaci dalle considerazioni sulla loro efficacia, riportando il prezzamento ai ministeri della salute e del welfare. In un momento in cui tutti i paesi stanno lottando per ottenere nei limiti di un budget limitato farmaci di nuova generazione, che sono molto costosi, questo non ha nessun senso. L'agenzia autonoma deve potere integrare tutte le infomazioni tecniche ed economiche se l'Italia vuole gestire un sistema sanitario efficiente e senza sprechi. Inotre, le connessioni tra i ministeri di sanitá e welfare e le compagnie farmaceutiche sono strette in modo imbarazzante. Ad esempio, la moglie del ministro Maurizio Sacconi é il direttore generale di Farmindustria, l'associazione a difesa degli interessi delle industrie farmaceutiche.

Infatti, il governo Berlusconi ha mostrato tendenze preoccupanti nel permettere agli interessi delle industrie di guadagnarsi influenza sulle agenzie statali. Poche settimane dopo aver cacciato Martini, l'Agenzia Spaziale Italiana é stata messa nelle mani di un commissario che é a capo del dipartimento spaziale del gigante dell'aerospazio Finmeccanica. Il governo dovrebbe pensarci due volte prima di riaprire la porta che era stata deliberatamente chiusa dopo l'affare Poggiolini.

(segnalato da Pina)

martedì 16 settembre 2008

Mediacrazia











Algemeen Dagblad

[vignetta di Schot disponibile qui]

NdR. Visto che il poll si é concluso e la maggior parte di voi non disdegna altri contenuti rispetto ai soli articoli della stampa estera, oggi vi proponiamo questa bella vignetta!



















Giornalista: Presidente Berlusconi, per favore una breve dichiarazione sulle continuate accuse per corruzione nei suoi confronti.
Berlusconi: Sei licenziato...


lunedì 15 settembre 2008

Il paese che purtroppo amo








Die Zeit, 17.7.08

Mai è stato più difficile di adesso amare l’Italia. Comunque sia l’autrice non potrebbe vivere altrove. Storia di una confusione di sentimenti.

[articolo originale di Petra Reski qui]

In quell’estate in cui mi innamorai di quell’Italiano, si raccontava sulle spiagge italiane delle frodi di Bettino Craxi e io pensavo: strano paese, dove anche i bagnini sanno che il capo del partito socialista ruba! Era l’estate del 1989, e io stavo sdraiata sul lettino ad ascoltare il bagnino, che imperturbabile ragionava dei metodi illegali dei socialisti e democristiani di finanziamento al partito, di abuso di potere, di corruzione, di implicazioni con la mafia e complotti di morte, il tutto mentre organizzava il torneo di bocce.

Sempre lo stesso anno andai per la prima volta come giornalista in Sicilia. Là conobbi il poliziotto che aveva scoperto la Pizza-Connection, il commercio di eroina tra la Sicilia ed il nord America. Era scortato da due guardie del corpo e guidava una limousine blindata e mi ricordo ancora cosa pensai: che paese originale! dove i poliziotti devono essere scortati!

Il ministero degli interni gli aveva intimato di lasciare la Sicilia perchè la sua incolumità non poteva essere più garantita. Al suo rifiuto fu trasferito d’ufficio a Palermo. Lo trovai bizzarro, che in Italia si penalizzasse un poliziotto che aveva raggiunto dei successi e pensai che questo sarebbe appartenuto presto al passato. Dopotutto eravamo, in quell’estate dell’89, spaventosamente fiduciosi nel futuro: soffiava un vento positivo, un incitamento a mettersi in marcia, finalmente si sentiva che il mondo si muoveva. All’est si sbriciolava il cemento e i giornalisti erano convinti che anche in Italia stessero vacillando le fondamenta sui cui la mafia, i democristiani e i socialisti corrotti avevano basato il loro sistema di potere.

Forza Italia! Mi dissi io. L’italiano al mio fianco rimase però scettico.

Solo due anni più tardi mi sono arresa alla tedesca nostalgia dell’Italia e mi sono trasferita dall’italiano al mio fianco, nel paese del Viaggio in Italia “in cui tutti a modo loro non lavorano, non solo per vivere, ma per godere e che vogliono essere felici di vivere anche sul lavoro”, nel paese dell’anticiclone delle Azzorre e degli intrepidi pubblici ministero. A Milano era stato appena scoperto uno scandalo per corruzione per cui in televisione le trasmissioni più seguite erano diventati i collegamenti dal Palazzo di Giustizia di Milano. E a Palermo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano riusciti per la prima volta nella storia della giustizia italiana di portate a conclusione, attraverso tutti e tre gli stadi del giudizio, un processo contro la Mafia, senza che la Mafia riuscisse ad intervenire per “rimettere tutto al suo posto”. E anche dopo la morte di tutti e due i PM non c’era comunque alcun dubbio che l’Italia non si trovasse sul punto di svolta morale e non volesse più stare al gioco della Mafia e di una classe politica corrotta: nel 1993 fu citato in giudizio Giulio Andreotti, 7 volte presidente del consiglio, per concorso in associazione mafiosa (appoggio alla mafia).

La storia gridava: avanti! Pensavo. Solo l’italiano al mio fianco restava scettico. Qui regna la chiesa cattolica da 2000 anni, diceva lui, abbiamo il Papa in casa nostra! Non dimenticare che il cattolicesimo non è più religione di stato solo dal 1984! La mafia e la chiesa non permetteranno mai che in Italia cambi qualcosa! Non siamo in Germania qui! non essere ingenua!

Io ritenevo ancora la chiesa un affare privato e la mafia un fenomeno artificiale creato dagli uomini. Come tale ha avuto un inizio così come avrà una fine, aveva detto Giovanni Falcone, e perché non sarebbe dovuto essere così anche per le altre cose in Italia? Ho cominciato a farmi prendere dai dubbi quando la critica sul cosiddetto “terrore morale” dei giudici crebbe sempre di più. Niente è più proibito in Italia come il giustizialismo: non siamo tutti in qualche modo peccatori davanti a Dio? Gli italiani smisero di lanciare monetine ai politici. E votarono Berlusconi. Colui che salì al potere portava scarpe con i tacchi alti, aveva fondato un partito casareccio e si faceva riprendere da telecamere coperte da collant per apparire con un aspetto più fresco e giovanile. I redattori tedeschi mi chiamarono preoccupati e chiesero cosa stava succedendo all’Italia. Citai in risposta, il giornalista italiano Indro Montanelli: “per immunizzarsi contro Berlusconi, gli italiani devono solo eleggerlo una volta”. Non avremmo potuto immaginare che gli italiani fino ad adesso si facessero vaccinare tre volte senza successo. Berlusconi dev’essere più o meno come il virus Ebola, disse lo scrittore Roberto Alajmo.

Dopo la seconda elezione di Berlusconi lo sconcerto si era già ridotto, alla terza nessuno dei miei colleghi tedeschi mi ha chiesto qualcosa. Berlusconi era diventato come un reumatismo cronico, qualcosa come la mafia, di cui in Germania non si riesce a capire come non se ne possa venire a capo. I colleghi tedeschi cominciarono a scrivere i necrologi per l’Italia, paese che già Pasolini aveva compianto: “io purtroppo ho amato gli italiani: non solo per le forme del potere (e quindi anche per l’opposizione titubante), ma soprattutto per costumi popolari e organizzazioni umanitarie. È stato un vero e proprio amore radicato nella mia esistenza. Ho sentito quindi con tutti i miei sensi come i comportamenti forzati del consumismo hanno trasformato, plasmato e irrimediabilmente ridotto le qualità del popolo italiano”.

Per i corrispondenti esteri la rielezione di Berlusconi è stato un colpo di fortuna, perché sotto il governo Prodi era ancora più difficile spiegare cosa non andasse in Italia. Prodi non era Berlusconi e questo portò in Germania alla conclusione “ la destra è cattiva e la sinistra è buona”. In questo schema però non si confà che persino il capo del partito comunista Massimo D’Alema collabori con Berlusconi e contribuisca praticamente ad abolire la legge sui teste principali della Mafia. Ancora più difficile è spiegare come il ministro della giustizia sotto il governo Prodi, Clemente Mastella, si sia adoperato personalmente perché venissero rimossi i pubblici ministero che dovessero indagare sui politici italiani. Al PM calabrese Luigi De Magistris fu tolto il caso perché si era permesso di indagare per appropriazione indebita di fondi comunitari, non solo amici diretti del ministro, ma anche addirittura lo stesso Prodi, che al momento ricopriva il ruolo di presidente della commissione europea. Poco dopo il ministro della giustizia Mastella dovette dimettersi perché accusato di abuso di potere e minacce e portò alla caduta del governo Prodi.

Ma perché è sempre così in Italia? Chiedono i miei amici tedeschi, sogghignando (cosa che mi fa imbestialire), riferendosi alla formazione del 62esimo governo dalla fine della seconda guerra mondiale. Perché, diversamente da quel che si pensa in Germania, i 62 governi non sono per niente espressione della voluttuosità mediterranea, bensì un rituale per la casta politica al potere da 60 anni. Nella politica italiana non c’è un volto nuovo da 30 anni. Chi ce l’ha fatta ad entrare in parlamento, resta attaccato alla poltrona fino alla morte e Andreotti non morirà mai. Qui si riesce a far passare un uomo come il democratico di sinistra Walter Veltroni, che dagli anni 70 pratica la vita politica, come un volto nuovo. Perché in effetti lo è, un Newcomer, in confronto con il quasi 90enne Andreotti.

Berlusconi ha ripreso il suo ruolo di pazzo sorridente, che governa un paese deriso, del quale alla fine all’estero interessa sapere solo dove sono le spiagge più belle, gli hotel più economici o il ristorante migliore. Perché dietro all’opera buffa si nasconde un paese impaurito ed indurito. Un paese da cui sono passati negli anni tutti i progressi culturali e scientifici, un paese che è governato da un cinico, accusato di frode fiscale, falso in bilancio, concorso in associazione mafiosa, corruzione di giudici, complicità in attentati- accuse che si sono concluse con assoluzioni, archiviazioni, a volte andate in prescrizione, assoluzioni per mancanza di prove o condanne salvate da successive amnistie. A questo cinico è riuscito da tempo anche imbrigliare l’opposizione di sinistra tanto che questa si mostra all’esterno battagliera come ai tempi della seconda rivoluzione industriale ma internamente è distrutta da crisi tanto da guadagnarsi il disprezzo degli elettori almeno quanto Berlusconi.

Anch’io scrivo volentieri delle gaffe di Berlusconi. È divertente scrivere che ha nominato ministro delle pari opportunità una modella di nudo, così come spiegare come la sua coalizione di governo abbia proposto come primo provvedimento la restrizione delle intercettazioni telefoniche. Non si deve essere ascoltati quando di è sospettati di aver reso falsa testimonianza davanti a un magistrato. O quando si è sospettati di far parte di un’associazione criminale. Giornalisti che dovessero citare testi tratti dalle intercettazioni rischierebbero fino a tre anni di carcere. L’opposizione dice: niente. O comunque niente d’importante. E perché. I crimini, di cui si parla, sono i crimini dell’establishment. Di cui anche i politici della sinistra democratica fanno parte. Anche la prima proposta di legge del caduto governo Prodi riguardava la restrizione delle intercettazioni telefoniche. Solo che la legge non era mai promulgata.

È più divertente scrivere del reimpianto di capelli di Berlusconi che di come la camorra gestisce la spazzatura di Napoli o di come fa l’andrangheta calabrese ad avere un giro d’affari di 44 miliardi di euro l’anno, pari al 3% del PIL italiano. O del fatto che a Napoli una pattuglia della polizia è intervenuta nel reparto ginecologico di un ospedale per impedire un’interruzione di gravidanza- perché la chiesa cattolica conduce in questi giorni una vera e propria crociata contro l’attuale legge sull’aborto. O di quanto spazio abbia dato il quotidiano liberale di sinistra La Repubblica ai cardinali e alle loro nebulose argomentazioni per la “protezione della vita”.

Pure i fratellini spagnoli ora danno consigli.

Nel frattempo l’italiano al mio fianco deve non deve solo subire l’onta di essere sconfitto nel calcio dai poveri, piccoli fratelli spagnoli ma anche che il presidente spagnolo Zapatero si metta a dar consigli, dalle pagine del quotidiano La Repubblica, su come l’Italia potrebbe recuperare la sua arretratezza. Gli italiani guardano alla Spagna pieni di invidia, non solo per l’alto livello del PIL ma anche perché chiaramente gli spagnoli fanno tutto meglio. Zapatero ha più volte ripreso la sua battaglia contro la chiesa, una battaglia che Italia è considerata persa da sempre. Mentre Zapatero è riuscito a far approvare le unioni tra omosessuali e propone di rimuovere i simboli religiosi come la croce da tutti gli edifici pubblici, i politici italiani fanno la coda per poter baciare la mano al Papa.

I miei colleghi tedeschi mi chiedono: come può essere che in Italia gli unici personaggi dell’opposizione da prendere sul serio siano un comico, un filosofo, un giornalista e un ex- magistrato? E io dico. L’italia è il paese nel cui parlamento siedono 70 pregiudicati. E anche un paese però dove milioni di italiani poi scendono per le strade per manifestare contro la presenza di questi pregiudicati nel palazzo del potere.

Dal momento che sento che in questo momento storico non ci siano parole che possano descrivere i fatti, preferisco bilanciare. Anche perché io, a differenza dei miei colleghi di Feuilleton, non mi sono limitata a raccontare il drammatico rapporto di odio-amore tra la Germania e l’Italia, ma io l’Italiano al mio fianco l’ho sposato. 19 anni di turbolenta vita matrimoniale.

(a cura di Cristiana)